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13.07.2017 | Comunicato | Le prima anticipazioni sul programma Dm.Km 278 VII Ed.

14 luglio 2017 Visualizzazioni: 119 Press zone

La settima edizione di Demanio Marittimo.Km-278 si svolge venerdì 21 luglio 2017, in riva al mare, all’ormai iconico km.278 del litorale adriatico, a Marzocca di Senigallia. 6 pm-6am,dal tramonto all’alba, la spiaggia torna ad essere un luogo di riflessione sulla cultura e l’innovazione, le storie e le geografie contemporanee: esponenti del vasto campo della progettazione contemporanea si alternano in una narrazione che dura tutta la notte.

Il progetto, a cura di Cristiana Colli e Pippo Ciorra, è promosso dalla rivista MAPPE – direttore editoriale Cristiano Toraldo di Francia – con la collaborazione del MAXXI, Museo delle Arti del XXI secolo, del Comune di Senigallia, della Regione Marche e con il supporto di un’ampia rete di imprese, istituzioni e associazioni culturali nazionali e internazionali.

Quello che accade da 7 anni al km.278 del litorale adriatico è la manifestazione di una idea di comunità, come concetto fondativo di ogni forma di progetto, che si parli di architettura, arte, design, impresa, innovazione. Edizione dopo edizione, questa idea ha preso forma attraverso centinaia di ospiti italiani e internazionali e un sistema di reti e network che dal territorio si sono aperti all’adriatico delle due sponde e a una prospettiva globale. Quest’anno proprio la comunità è il cuore del dibattito, in un continuo rimando tra globale e locale, tra l’elaborazione del passato e il futuro, in un territorio che con gli eventi sismici è chiamato ad affrontare il tema della ricostruzione dell’habitat, della comunità, del paesaggio.

In questa prospettiva “ricostruire” non è solo un tema attuale e contingente, ma una questione che si rinnova e interroga la teoria e la pratica della progettazione contemporanea.

Nel nuovo progetto di allestimento della spiaggia di Demanio Marittimo.Km-278 – frutto dell’annuale bando internazionale rivolto a giovani talenti, vinto nel 2017 da Emanuele Falappa (IUAV) e Silvio Pennesi (TU Delft) – tutto (si) RIFLETTE: gli elementi architettonici si guardano e si specchiano in un continuo gioco di riflessioni che rende ospiti e relatori protagonisti del dibattito.

Ai lati sono posizionati i due palchi dove per tutta la notte si alternano gli interventi, mentre al centro un grande tavolo ospita il cuore di questa edizione, un laboratorio per la ricostruzione chiamato Community after Earthquake. Animatori del tavolo sono i progettisti del laboratorio di Stefano Boeri, incaricato del coordinamento della pianificazione urbanistica delle quattro regioni colpite dal terremoto, l’architetto Mario Cucinella con la scuola SOS, a capo del piano per la ricostruzione di Camerino e curatore del prossimo Padiglione Italia alla Biennale Architettura, gli studenti delle Università coinvolte nella riflessione post-sisma – Università Politecnica delle Marche, SAD di Camerino e molte altre – oltre al gruppo di lavoro che fa riferimento alla Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio delle Marche guidata da Carlo Birrozzi.

Su questo tavolo si alternano anche gli Speed talk, il format dedicato alle esperienze dell’architettura e del design del territorio che fin dalla prima edizione definiscono lo “stato dell’arte” della progettazione adriatica come punto di origine di Demanio Marittimo.Km-278.

Il programma inizia come ogni anno dall’omaggio a un maestro del territorio, quest’anno lo scrittore e politico Paolo Volponi – che a lungo si è interrogato sull’idea di comunità, anche quella “al lavoro” con il contributo fondamentale alle esperienze di Adriano Olivetti – raccontato nella sua visione della modernità dal sociologo Aldo Bonomi e dal punto di visto della produzione letteraria da Gualtiero De Santi, critico e saggista, Professore di Letterature Comparate presso l’Università degli Studi di Urbino “Carlo Bo”.

La contemporaneità dell’architettura viene esplorata attraverso interventi e conferenze di alcuni progettisti di rilievo internazionale: Stefano Boeri, Franco Purini, Johnstonmarklee di Chicago e DEMOGO di Treviso. Seguono le anteprime e i racconti in prima persona da parte dei curatori delle grandi biennali ed eventi internazionali: Stefano Boeri, ideatore della Archweek milanese, Mario Cucinella curatore di “Arcipelago Italia”, il Padiglione Italia alla Mostra Internazionale di Architettura di Venezia del 2018, dedicato alle aree interne e alla dorsale appenninica, Mark Lee e Sharon Johnston dello studio Johnstonmarklee, curatori della seconda Chicago Biennial che inaugurerà a settembre, Luca Galofaro, co-curatore della prima edizione della Biennale di Orléans, che aprirà ad ottobre, Matevž Čelik, responsabile della rete FAP (Future Architecture Platform) e della Biennale del Design a Lubiana. L’incontro è condotto dall’editore Manuel Orazi.

L’architettura si confronta con il tema dell’heritage, e discute di come affrontare ferite e fratture per trasformarle in prospettive, in una tavola rotonda condotta da Pippo Ciorra e introdotta dai saluti dell’Assessore alla cultura della Regione Marche Moreno Pieroni, con Francesco Benelli, Università di Bologna, Carlo Birrozzi, direttore della Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio delle Marche, Alessandro Del Priore, Sindaco di Matelica, Alberto Ferlenga, Rettore dell’Università IUAV di Venezia, Giulia Menzietti, critica dell’architettura e autrice di Amabili resti dell’architettura. Frammenti e rovine tra… (Quodlibet, 2017), Leandro Ventura, del Ministero per i Beni e le attività culturali.

La comunità come tema al centro delle narrazioni culturali contemporanee attraversa appuntamenti e prospettive convergenti.

Emblematico è il caso dell’Estate Romana, primo grande appuntamento in cui si inizia a guardare alla città come palcoscenico, parte organica di un preciso programma politico culturale e architettonico, oggi celebrato da una grande mostra al MAXXI: ne parla uno dei protagonisti, l’architetto Franco Purini in un incontro con il giornalista Paolo Conti e l’architetto Federica Fava (autrice di Estate Romana, Quodlibet, 2017), condotto dal giornalista Leandro Palestini.Con Francesco Cancellato, direttore de Linkiesta, si parla di innovazione sociale nella pubblica amministrazione, nel territorio, nelle politiche abitative, insieme a Chiara Gambarana, service designer all’interno di CoHousingLab, Valeria Montanari, Assessore all’Innovazione e all’Agenda digitale del Comune di Reggio Emilia, Chiara Prevete, executive director di LabGov (LABoratory for the GOVernance of the Commons).

Sono comunità le eredità condivise degli archivi, raccontati da Francesca Molteni: pezzi di storia che attraverso nuove narrazioni diventano espressione di relazioni vive, nuovo progetto.
Ne parlano Margherita Guccione, Direttore MAXXI Architettura, Giovannella Bianchi di Donnasibilla e Ebe Gianotti, tra i soci fondatori del MAARC Museo Virtuale Astrattismo e Architettura Razionalista di Como, Marco Montemaggi, di Museimpresa, Sergio Riolo e Andrea Manfredonia, il “Cartastorie”, museo dell’archivio storico del Banco di Napoli.

Sempre su questo tema, un archivio (immaginario) è quello raccontato nel progetto fotografico dedicato da Valentina Vannicola alla memoria della guerra nei Balcani, introdotta dalla junior curator di fotografia del MAXXI, Simona Antonacci. La capacità che l’arte ha sempre avuto di entrare e decrittare le comunità contemporanee è analizzata dallo storico dell’arte e saggista Christian Caliandro che conduce un incontro con gli artisti Fabrizio Bellomo (Vegla Ben Ustain, Albania e Villaggio Cavatrulli) e Alessandro Bulgini (Taranto Opera Viva e Arte inStabile, via Cuneo 5bis, Torino), insieme al fondatore del magazine online Sirene Journal Alberto Coretti.

Un grande precursore del legame dell’arte contemporanea con i luoghi, le discipline e le comunità anche epistemiche è il critico Achille Bonito Oliva, protagonista di un one man show coordinato da Massimilano Tonelli, Direttore Artribune con la partecipazione di Mario Cristiani, founder di Galleria Continua e dell’architetto Nicola di Battista, Direttore di DOMUS. Al dialogo non mancheranno le voci di autori di primo piano della 56. Biennale Arte di Venezia, che, partendo dalla rilettura delle storie dei loro Paesi, svelano temi e sentimenti apparentemente “lontani” che nella società globale si fanno prossimi, intimi, condivisi. Sislej Xhafa autore di Lost and Found, il progetto per il Padiglione del Kosovo che l’artista ha dedicato al trauma delle persone scomparse, non ancora ritrovate dopo quasi due decenni, nella guerra che ha colpito questo territorio. Moataz Nasr, autore del Padiglione dell’Egitto, che offre un’esperienza immersiva nell’installazione video The mountain, girato in un villaggio della campagna egiziana: una favola in cui la montagna diventa il simbolo degli ostacoli e delle paure umane. Alla discussione partecipa Simona Vidmar, curatrice del padiglione sloveno.

L’arte entra nel cambiamento, nell’elaborazione e nella pratica di un’idea di futuro nel lavoro di Adrian Paci, artista che dopo aver raccontato l’esodo dal suo Paese oggi torna in una veste nuova come nuova è l’idea dell’Albania di cui parla, in una conversazione con Cristiana Colli. Dopo aver aperto la sua casa a Scutari per trasformarla in “Art House”, uno spazio espositivo che si fa luogo di scambio e accoglienza, è stato anche  curatore per il Museo Marubi, uno dei nuovi “musei nazionali” che stanno ridisegnando la geografia artistica dell’Albania.

L’arte che continua a elaborare il passato nel presente è anche quella dell’artista Giovanni Gaggia, di recente protagonista di Quello che doveva accadere/ Inventarium, una meditazione artistica ed estetica nel 37. anniversario strage di Ustica che ha toccato Bologna, Palermo e infine il porto di Ancona, città natale di Aldo Davanzali, fondatore della compagnia Itavia, inizialmente accusato della strage e scomparso nel 1985 in condizioni di indigenza, anch’egli vittima di questa tragedia. Ne parla con Daria Bonfietti, Presidente dell’Associazione Parenti delle Vittime della Strage di Ustica, il critico e curatore Pietro Gaglianò, Serena Ribaudo, curatrice di Inventarium, l’artista Giuseppe Stampone, Guido Vettorel, Autorità Portuale di Ancona.

L’arte è live e si fa comunità sulla spiaggia di Demanio Marittimo.Km-278 con un nuovo progetto a cura di Andrea Bruciati, a narrare il mutare delle forme in corpi nuovi: Media as Performance, una “azione inedita concepita per il Demanio Marittimo.Km-278 anno VII. Sei giovani promesse per una performance catalizzante, organizzata per incursioni, dove il passaggio fra la dimensione concettuale dell’artista e la nascita di un’opera intesa come processo, vede coinvolti gli spettatori in una sfida prometeica dal tardo pomeriggio fino alle prime luci dell’alba”. Gli artisti invitati sono Cristina Calderoni (Ravenna, 1990), Nina Ceranic (Belgrado, 1992), Nicolas Magnant (Poitiers, 1978), Filippo Marzocchi (Bologna, 1989), Carolina Pozzi (Seriate, 1994), Marta Spagnoli (Verona, 1994).

E’ dal vivo anche la poesia, nelle letture scelte sul tema adriatico di Manuel Cohen e Francesco Gabellini, introdotti da Gualtiero De Santi.

Progetto speciale per questa edizione è la retrospettiva integrale dedicata al regista e illustratore marchigiano Simone Massi, tra i più celebrati autori italiani di cortometraggi e cinema di animazione. Introdotta da un incontro con il giornalista e scrittore Luca Raffaelli, la maratona video dedicata alla sua produzione accompagna il pubblico di Demanio Marittimo.Km-278 fino all’alba e alla tradizionale colazione all’italiana con cui si chiude la manifestazione.

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