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Palazzo Cresci Antiqui ad Ancona

4 maggio 2016 Visualizzazioni: 609 Interni, Architettura

Un recupero urbano tra pubblico e privato

Progetto di Anita Sardellini architetto, con Fabio Mariano, architetto, Giorgio Giorgetti, ingegnere (struttura)

Una vicenda urbana pubblica, ricca e intricata: quella sottesa al recupero della storia, dei colori e delle decorazioni di Palazzo Cresci Antiqui, prestigiosa dimora signorile di Ancona. Tracce di un’antica torre della cinta duecentesca e diverse unità immobiliari costituivano l’antica consistenza immobiliare dell’edificio in via della Loggia. La nobile veneziana Elisabetta Contarini, parente del Doge, sposa Antiqui nel 1422 e contribuisce alle spese di edificazione del nucleo più importante del palazzo (1422-1468). Importanti lavori di ristrutturazione dell’edificio rinascimentale risalgono alla fine del XVIII secolo, quando Francesco Cresci Antiqui (prima del 1792) fa abbellire l’ingresso, ristrutturare il cortile interno creandovi vaste rimesse e fa costruire lo splendido salone tardo-barocco ricco di colonne e nicchie con statue, avvalendosi, per il disegno, di un raffinato architetto di scuola vanvitelliana. Poi il degrado e l’abbandono.
Partendo dall’impostazione culturale di recupero del bene architettonico nella sua interezza, in considerazione della sua unità urbanistica con il contesto cittadino, si è affrontato il recupero del complesso di Palazzo Cresci Antiqui nella sua doppia funzione privata e pubblica.
Si è dunque cercato di aprire alcuni spazi di pertinenza dell’edificio privato ad un uso e ad una funzione architettonica su scala urbana. A tal fine si è ritenuto utile considerare aperti al pubblico gli spazi dell’androne d’ingresso, del cortile interno e della piazzetta sull’angolo. Si è previsto, inoltre, di utilizzare questi spazi di risulta con funzioni di gallerie e negozi affiancati da un bar e un ristorante, che portino il pubblico all’interno dell’edificio come parte di città.
Alle funzioni commerciali sono stati riservati i locali al piano terra. Alle funzioni direzionali di rappresentanza, i saloni del piano nobile che, per la loro importanza dimensionale e decorativa, meglio si prestavano alla conservazione tipologica. I piani superiori sono stati riservati ad appartamenti di varie dimensioni.
Consolidamento strutturale; riprese di cornici e modanature in gesso o calce, previa creazione di apposite sagome; consolidamento e restauro di elementi lapidei in pietra calcarea previo lavaggio e appropriato trattamento; tinteggiature interne con latte di calce con aggiunta di ossidi coloranti; pavimentazioni gettate in opera da maestranze specializzate. Queste le principali lavorazioni effettuate per il restauro e recupero di un edificio, nel quale l’antico prestigio e il significato storico erano elementi fortemente caratterizzanti.

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