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Academiae Urbino—Macerata

28 gennaio 2015 Visualizzazioni: 537 Arte

di Andrea Bruciati

“La materia immaginaria privilegiata dal nuovo corso della cultura di massa è quella che illustra le apparenze della vita vissuta, mentre la materia informativa privilegiata è quella che presenta le strutture elettive dell’immaginario.”

Edgar Morin, I sette saperi necessari all’educazione del futuro.

 

La società dell’informazione diffusa e della cultura orizzontale produce un consumo inconsapevole dell’immagine; una nuova collettività di analfabeti che non possiedono strumenti di analisi appropriati per decodificare i segni in cui siamo costantemente immersi. Incapacità di lettura che conduce ad un appiattimento della formazione conoscitiva dell’individuo, anche nella sua valenza emotiva e sensoriale più profonda, volta all’omologazione del pensiero e all’inappetenza intellettuale. L’immagine alle sole immagini allora? Da questa angolazione il ruolo dell’arte, sia in quanto luogo fisico di elaborazione creativa sia quale metodologia propedeutica dalla valenza deontologica, risulta basilare e costitutivo per una società che vuole garantirsi una visione critica della realtà e mantenersi aggiornata ai cambiamenti e alle dinamiche prossime venture. In tale prospettiva il principale obbiettivo di una Accademia è quello di mettere in discussione continua il linguaggio riguardante le arti visive secondo uno spirito incessante legato alla ricerca. Favorire l’informazione e la conoscenza del giovane verso ogni riflessione di ordine estetico, al fine di comprometterlo, rileggerlo, masticarlo e rielaborarlo in maniera esclusiva. Nella sua vocazione di campo di sperimentazione per la formulazione delle istanze legate al contemporaneo, l’attività si rivolge in modo particolare a due interlocutori del sistema dell’arte: l’artista e il pubblico, contribuendo attivamente alla possibilità di espressione del primo e ad un più cosciente coinvolgimento del secondo. Le Accademie di Belle Arti di Urbino e Macerata, proprio per la loro natura laboratoriale, tentano di indagare un territorio spesso ambiguo e di difficile demarcazione quale quello marchigiano, investendo molte delle loro energie e costituendosi a tutti gli effetti quali cantieri aperti. Il concetto di fucina permanente e di strutture sensibili ai cambiamenti sociali che connota fattivamente le attività propedeutiche delle due istituzioni, trova nella cooperazione con gli organismi promozionali un’area di interesse basilare, poiché consapevoli oramai di una urgenza critica e conoscitiva nei cui confronti l’uomo contemporaneo non può più prescindere.

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  • Stefano Teodori, Sole (frame 2)
  • Stefano Teodori, Sole (frame 3)
  • Federica Bocchi, Mapping 2010, Accademia di Urbino.
  • Cecilia Ripesi, Three doors, Accademia di Urbino.
  • Annalisa D’Annibale, Il dinosauro riposa, Accademia di Urbino.