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Al Méni, Rimini

15 settembre 2016 Visualizzazioni: 566 Design

Il Circo 8 e 1/2 dei sapori

“Al Méni”, in dialetto romagnolo, “le mani” – dal titolo di una poesia di Tonino Guerra – i prodotti d’autore emiliani e la cucina d’autore hanno sfilato davanti al mare. Il 18 e 19 giugno ha preso vita un remake del felliniano 8 e 1⁄2 tutto gastronomico sorto all’ombra del Grand Hotel di Rimini con il cuore pulsante nel colorato tendone da circo, omaggio allo spirito onirico di Fellini. Il suo interno per due giorni si è trasformato in una grande cucina a vista, dove Massimo Bottura – lo chef più premiato di sempre – ha chiamato a raccolta 12 chef della Regione Emilia Romagna per incontrare 12 giovani chef internazionali di talento, protagonisti della gastronomia del futuro, con l’obiettivo di avvicinare la cucina d’autore a un pubblico ampio di curiosi e appassionati. Attorno al circo, speciali punti street food gourmet hanno interpretato la cucina da strada con i migliori ingredienti emiliani e romagnoli, mentre sul lungomare fino al porto è stato allestito un vero e proprio mercato delle eccellenze: un percorso del gusto tra piccoli e grandi produttori agricoli, Presìdi Slow Food e Mercati della Terra. Sono questi gli ingredienti di Al Méni, una festa del gusto alla sua terza edizione nata da un’idea dello stesso Massimo Bottura e del Comune di Rimini per celebrare i protagonisti e la ricchezza di una regione, unica in Europa a vantare un paniere di 43 prodotti Dop e Igp, riconosciuta anche dai media internazionali come perfetta sintesi della migliore cucina italiana nel mondo.

www.almeni.it

L’allestimento

progetto di Antonella Semeghini con Carlotta Frenquellucci

L’allestimento di Al Méni si inserisce in un contesto urbano molto suggestivo della città di Rimini. Insiste infatti per ben quasi un chilometro e mezzo su due importanti assi urbani molto frequentati dai cittadini e dai turisti, toccando alcuni tra gli edifici storici più belli del patrimonio architettonico anni ’30 della città.

Il primo asse, il Parco Fellini, costituisce un’ampia apertura prospettica dal centro verso il mare. Il secondo è costituito dall’ultimo tratto del Lungomare che porta alla Ruota Panoramica, recente attrattiva. In occasione dell’evento, all’innesto tra i due assi, su una grande rotonda erbosa, in poco più di 24 ore viene innalzata un’enorme tenda da circo (di 44 metri di diametro e 20 metri di altezza), al cui interno viene allestita una scenografica cucina di 200 metri quadrati a vista su podio, con bancone in acciaio e monoblocco attrezzato.

La quinta scenica, realizzata con totem di gabbie in legno, scherma e suggerisce al contempo la vista di quello che succede nel back office in continuità con il fronte scena. Luci e video sottolineano la prospettiva del podio che è visibile fin dall’esterno circo: i paraventi tendati dei sei ingressi sempre aperti permettono la visione degli interni fin dalle posizioni più lontane degli assi mercato. Il circo così si trasforma in un vero e proprio grande salone delle feste in cui tutti possono entrare e partecipare allo spettacolo culinario. Gli arredi liberi contenuti all’interno del circo sono quelli che nella prima edizione hanno dato un carattere più nomade all’allestimento: sedie, tavoli, credenze di recupero erano disseminati in uno spazio che si auto-costruiva a seconda degli spostamenti che il pubblico ne faceva all’uso, a volte da spettatore, a volte da consumatore. Mentre nella seconda edizione lo spazio risultava più strutturato, spazialmente molto ordinato: i tavoli erano organizzati secondo la circolarità obbligata del perimetro, le sedute costituite da un’unica tipologia di sedia/sdraio (la tipica romagnola, con nome di donna), moltiplicata in quantità, che portata all’esterno arredava il prato nelle ore di riposo del dopopranzo. L’allestimento esterno lungo l’asse del Lungomare dà voce ai 60 produttori di eccellenza che pur nella singolarità del proprio prodotto vogliono appartenere ad un unico mercato, il Mercato delle Eccellenze. Lo stand tipo è una piccola cella ombreggiante e ombreggiata, leggera, aperta ma chiusa al contempo, realizzata con pochissime parti in legno, economica anche sotto il punto di vista della cantierizzazione. Non ci sono scarti da taglio nel legno e gli incastri sono semplici. Formalmente solo le righe e i colori della tenda (il cui tessuto è l’originale tela in cotone degli ombrelloni da mare utilizzata fino agli anni ’80 e la cui altezza del rullo determina la dimensione dello stand) differenziano le postazioni. Banco e “schiena” vengono usati dal produttore come supporto di mensole o cassette per l’esposizione della merce. Nell’allestimento del Mercato Matrioska degli artigiani nel Parco Fellini si è ricorso all’uso di tubi innocenti preassemblati a formare anche qui dei piccoli stand coperti da tela ombreggiante. Lo scheletro solido che ne è nato è stato utilizzato dagli artigiani per appendere le proprie scenografie di prodotto in modo versatile. Nel progetto architettonico e scenico di tutto l’allestimento che ospita e che ospiterà Al Méni nelle edizioni future non si è scelto di intervenire aggiungendo volumi, piuttosto si è voluto scomporre il progetto stesso, sottolineando l’importanza delle piccoli parti, valorizzando il dettaglio, nell’ottica di celebrare i protagonisti e la ricchezza di una regione che in un contesto circense ambienta un evento di eccellenza.

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