MENU

Anikò

6 maggio 2016 Visualizzazioni: 573 Architettura

Un chiosco hi-tech per riscoprire i sapori della memoria

Luogo: Senigallia
Progettisti: Fabio Ceccarelli

Moreno Cedroni e Fabio Maria Ceccarelli hanno lanciato una nuova sfida architettonico-culinaria. Dopo La Madonnina del Pescatore e Il Clandestino, la coppia d’oro della ristorazione marchigiana realizza Anikò, la prima salumeria ittica in Italia. Su piazza Saffi, a Senigallia, all’imbocco del corso, luogo di passaggio obbligato per tutti i senegalliesi, sorge un chiosco di lusso alla portata di tutti. Il perfetto incontro tra esigenze gastronomico-culinarie e tecnologico-architettoniche è frutto dell’elevata professionalità dei due protagonisti e dalla loro perfetta sintonia. Anikò è un chiosco in acciaio, tek e cristallo in cui la semplicità del legno si sposa perfettamente con la complessità della tecnologia. La realizzazione di questo prefabbricato di lusso è stata affidata ad una ditta specializzata di Jesi. Il suo ideatore Fabio Maria Ceccarelli ricorda il giorno in cui Anikò è stato portato in loco come “un evento spettacolare”. In Anikò Ceccarelli è perfettamente riuscito nell’intento di fondere la massima semplicità con la più alta tecnologia, il tutto con un’ottimizzazione degli spazi di ispirazione nipponica. Per l’esterno è stato utilizzato il tek, lo stesso materiale utilizzato nei cantieri navali, e per l’interno l’OSB, un ricomposto di fibre di legno inventato per gli imballaggi. A questa semplicità dei materiali si unisce un elevatissimo grado di tecnologia: in uno spazio di circa venti metri quadrati la refrigerazione è differenziata e varia tra i due gradi, per i salumi, e i diciotto, per olio e cioccolato. Le astuzie tecnologiche non finiscono qui: durante l’inverno il pavimento è riscaldato, un maxischermo al plasma trasmette ininterrottamente programmi gastronomici e una piccola vetrina presenta le creazioni di un gioielliere locale. La logica progettuale che sottende alla realizzazione di questo tempio del prêt-à-porté culinario marchigiano, prevede anche la possibilità che un’esperienza così nuova e insieme estremamente legata alla tradizione sia riproponibile anche in altre città.
Ceccarelli vede nel progetto una voluta valenza urbana, “sarebbe bellissimo” dice il progettista “che ci fossero altri luoghi così in Italia” e, infatti, la riproducibilità di un progetto come Anikò gioca proprio sull’eventualità che questo chiosco dia il via ad un franchising. In questa cornice di perfetta funzionalità e alto design Moreno Cedroni propone prelibatezze di ispirazione orientale in cui però non si perdono gli echi della tradizione culinaria locale. Proprio come dice il nome stesso del chiosco qui si cucina “ogni cosa” (anikò, appunto, nel dialetto locale). La perfetta unione d’intenti dei due protagonisti di questa nuova e affascinante avventura è perfettamente riassunta nelle parole dello stesso Ceccarelli: “ogni progetto” dice l’architetto “ha un padre (chi finanzia e supporta) e una madre (l’architetto) ed è importantissimo il rapporto tra queste due figure, affinché ci sia coerenza. Bisogna anche tener conto del luogo, della storia di quel luogo e bisogna saper ricreare un’atmosfera, un sapore. Un po’ come succede nei piatti di Moreno, i metodi sono nuovi, ma a ben vedere i sapori sono quelli della memoria.”

Progetti 13

  • 1091g
  • 1094g
  • 1095g