MENU

Anima ritrovata Joy’s Coffee and Food a Osimo Stazione

20 settembre 2017 Visualizzazioni: 55 Architettura

Anima ritrovata Joy’s Coffee and Food a Osimo Stazione

Joy’s Coffee and Food” nasce dal desiderio della committenza di creare qualcosa di unico ad Osimo Stazione. Un nuovo locale inserito in un contesto urbano indefinito che fatica a trovare un senso di permanenza e appartenenza forse perché irrimediabilmente legato alla dimensione del viaggio. Osimo Stazione è sin dalle sue origini considerato un luogo di passaggio dove, nella dimensione dell’immaginario, ci si ferma “solo per prendere un caffè”. Rappresenta infatti una porzione della metropoli lineare, frutto della conurbazione avviata alla fine del XIX secolo, che si sviluppa da Vasto a Rimini lungo la Strada Statale Adriatica.

In questo spazio inafferrabile e senza confini nasce l’idea di creare una presenza forte realizzando un luogo bello ed accogliente, caratterizzato da una identità definita e facilmente condivisibile. Un luogo aperto giorno e notte, in grado di fornire una pluralità di offerta sia al viaggiatore contemporaneo che alle persone insediate nel territorio e capace di attirare pubblico dalla stessa città
di Osimo e dai paesi limitrofi. La molteplicità delle funzioni è quindi la caratteristica di questo nuovo gastro~bistrot ricavato in un
ex ristorante, dismesso, di quasi 300 metri quadrati affacciato sulla S.S. Adriatica 16. La planimetria del “Joy’s coffee and food” si sviluppa nei vari ambienti seguendo una geometria introversa e disomogenea dovuta ai vari interventi che si sono succeduti nel tempo.

Il progetto supera tale limite e come in un caleidoscopio, ricompone gli spazi in un’immagine che viene percepita come mutevole, ma coesa. Un insieme sinergico e coordinato pensato come una entità unica che collega, partendo dall’ingresso, la zona bar, la birreria,
la zona preparazione cibi veloci on demand per poi entrare nelle due zone ristorante confinanti con la sala da tè e la veranda esterna. A legare il tutto, è il racconto che si dipana sotto la matita dei progettisti. Esso narra di una dimensione industrial e di una dimensione domestica ed è capace di fare sentire il frequentatore a casa anche se “lontano da casa”. Sullo sfondo di una scena dai colori neutri da officina la dimensione del vivere contemporaneo è stata quindi declinata al passato con la scelta di oggetti di recupero rigenerati pensati come tocchi di meraviglia capaci di stimolare l’immaginazione e di creare la “fatale” attrazione: vecchi mobili retrò, consolles, specchiere, cornici, dormeuses, poltroncine e divanetti dialogano con gli elementi in lamiera alternati alle grate di ferro lasciate grezze. Le zone vengono poi sottolineate dalla diversa illuminazione pensata per caratterizzare in modo vocazionale ogni ambientazione. Per mantenere alto il senso dell’home made e della sostenibilità tutto è stato realizzato in maniera artigianale con maestranze locali: dal riciclo creativo degli arredi ai vari oggetti decorativi recuperati e ri-allestiti alle pareti, dai piani di appoggio in acciaio alle mensole abbattibili, dalle pareti attrezzate della zona bar pensate per superare i limiti dimensionali ai controsofitti in tavole di legno naturale per ottimizzare il comfort acustico fino ai tendaggi appositamente disegnati. La commistione di elementi così diversi tra loro, la miscela di stili e linguaggi differenziati, l’azione non scontata del recupero di oggetti la cui anima è stata ritrovata e spinta nella dimensione del ricordo creano un ambiente ideale e magico al tempo stesso, capace di accogliere e stupire.

Sfoglia la rivista Mappe 10