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Busan Opera House

10 gennaio 2015 Visualizzazioni: 686 Tesi

Università degli Studi di Camerino Unicam Facoltà di Architettura

Tesi di laurea in progettazione architettonica di Chiara Casciotta e Stella Clerici

Relatore prof. arch. Gabriele Mastrigli

La scelta del tema di tesi nasce dal concorso di progettazione “International Ideas Competition for Busan Opera House” bandito dal Dipartimento di Costruzione e d’Insediamento della Città Metropolitana di Busan nella Corea del Sud, che aveva come obiettivo quello di realizzare un’Opera House. Busan sta attuando un ridisegno della città “2020 Busan City Urban Plan” che riflette la sua volontà di farla diventare una capitale marittima del continente Nord Asiatico attraverso la realizzazione di un Teatro dell’Opera con la duplice funzione di “landmark” e “gateway” alla città, all’interno del “Marine Cultural District” per consegnare al luogo il ruolo di riconosciuta ed importante città internazionale.

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Busan Opera House si configura come un’isola artificiale in cui trovano posto tutte quelle funzioni atte a rendere completo ed efficiente un polo attrattivo, fornendo servizi anche non necessariamente connessi all’attività dell’Opera House che diventa alla fine il pretesto per la realizzazione di un contenitore-evento. Il fruitore non è rappresentato dal cittadino ma dal turista internazionale, tralasciando così il rapporto con la città di Busan ed evidenziando il rapporto con il resto del mondo. Il contenitore-evento slegato dalla città è rafforzato dalla presenza dell’acqua come infrastruttura, questo distacco fa sì che l’isola debba concentrare al suo interno molte delle funzioni tipiche della città così da diventare essa stessa la città. L’unica possibilità di raggiungere il contenitore è via mare quindi esso necessita di un attracco che nel caso specifico è progettato su tre lati della piattaforma.
Il livello superiore rappresenta la hall, il vero e proprio terminal passeggeri che permette l’accesso al piano inferiore cioè la piattaforma digitale del Busan Opera House. Quest’ultima assume carattere di luogo collettivo e spazio di incontro facendo sì che l’individuo, l’evento, il gruppo, la musica, l’arte e la tecnologia diventino la chiave di lettura su cui si basa la sua organizzazione spaziale. La piattaforma risponde non più solo ad esigenze funzionali, destinate a perdurare nel tempo, ma ad eventi temporanei, offrendo luoghi di svago facilitati da un tipo di consultazione digitalizzata anziché una ricerca all’interno di libri, giornali e riviste. Dalla piattaforma, attraverso ascensori e tappeti mobili, si accede al sistema dei programmi funzionali, un insieme di oggetti interconnessi tra loro che riconducono all’idea di un sistema meccanicistico grazie ai processi compositivi come collage, assemblaggio e ripetizione. Le piante tipo, che definiscono i programmi funzionali vengono combinate attraverso il collage, cioè una composizione di parti diverse con una propria autonomia. Il sistema delle parti è dato dall’assemblaggio che, tramite tralicci e percorsi orizzontali, permette la connessione tra i programmi. I tralicci, che contengono la distribuzione verticale, oltre a rappresentare la struttura stessa del Busan Opera House, creano degli spazi in cui il fruitore può semplicemente fermarsi, vivendoli come luoghi di sosta, vere e proprie estensioni dello spazio pubblico. I metodi di collage e assemblaggio, ripresi dal processo industriale, pongono l’attenzione sul sistema delle parti piuttosto che sui singoli pezzi, così le facciate sono volutamente omogenee e prive di una propria identità, in tal modo l’involucro non rivela più ciò che avviene all’interno. Non si parla più di un’architettura-macchina vista come modello estetico ma in quanto espressione di perfetta funzionalità reciproca delle sue parti.

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