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Complesso industriale a Preci

18 settembre 2017 Visualizzazioni: 103 Architettura

SAL.PI. UNO srl, stabilimento industriale per la produzione del prosciutto.

Fuori e dentro la collina

progetto di Enzoeusebi+Partners

Nelle molteplici contraddizioni della realtà accade che un paesaggio incontaminato debba accogliere un insediamento industriale, che la lavorazione di carne animale sia il mezzo di vita di molte persone, che l’iconicità prevalga sull’onestà della sostanza, che l’edonismo talvolta superi il buon senso. In un quadro tanto complesso, il progetto di architettura può rappresentare lo strumento capace di conciliare e tenere insieme aspetti tanto controversi. Il progetto di Enzo Eusebi per l’opificio Salpi presso Preci, in provincia di Perugia, ha l’ambizione di confrontarsi e accogliere tutte le contraddizioni di un insediamento industriale in aperta campagna, con il realismo
e il pragmatismo di un approccio ingegneristico e con la visione e la sperimentazione di quello architettonico. La duplice formazione di Enzo Eusebi come architetto e come ingegnere si traduce in una costante ricerca per soluzioni culturalmente contemporanee e in un tenace studio delle tecniche a minor impatto ambientale. Oltre alla ricerca architettonica e tecnologica, il progetto ha imposto il disegno di spazi il più possibile umani e di qualità, dove il benessere dei lavoratori fosse prioritario.

Preci è un borgo di origini medievali sulle alture al con ne tra Umbria e Marche. I pendii e le vallate di quest’area geografica sono punteggiati da villaggi e piccoli insediamenti immersi tra campi e boschi. In un paesaggio fuori dal tempo, al fondo di una vallata tra i borghi di Preci e Castelvecchio, si estende un’area artigianale abortita da qualche piano regolatore. È qui che i proprietari dell’opificio Salpi, depositari della tradizione culinaria del territorio di Norcia, hanno deciso di insediare il proprio stabilimento.

Da un punto di vista progettuale, una delle priorità imposte dal luogo è stata quella di rispettare la bellezza del territorio, in termini paesaggistici e di sostenibilità ambientale. Questo obiettivo si è tradotto nella scelta del progettista di mimetizzare buona parte dell’insediamento con una struttura ipogea, come proseguimento artificiale della collina. Ispirato al principio distributivo dell’asilo
di Sant’Elia di Terragni, il volume ipogeo come lo spazio didattico di Como si articola su tre lati a formare una corte semi-aperta. Lo spazio centrale diventa in questo caso una piazza per eventi, coperta da volumi sospesi che ospitano il resto del programma funzionale. La distinzione tra la volumetria ipogea e quella sospesa sottolinea una differenziazione funzionale degli spazi: la parte scavata nella collina ospita 6.200 mq di aree di produzione e stoccaggio dei prosciutti, mentre i volumi sospesi sulla piazza accolgono gli uffici direzionali e la residenza del custode. Tra i criteri prioritari nell’articolazione interna delle funzioni, quello di garantire una qualità spaziale e visiva elevata per i lavoratori, per compensare la ripetitività e l’alienazione delle mansioni. A tal fine, all’interno dello stabilimento produttivo gli spazi occupati dagli operai sono stati posizionati intorno alla corte con il piano di lavoro a livello della corte, per assicurare un contatto visivo diretto con l’esterno, con il paesaggio e con la superficie d’acqua che ricopre parte della piazza. Nella parte più buia  dello stabilimento si articolano invece le aree di lavorazione che non richiedono la costante presenza degli operai. Concettualmente, come la collina arriva a ricoprire e a confondere l’opificio con la natura, così lo spazio pubblico penetra tra le attività dell’opificio: sotto agli edifici direzionali che avanzano verso l’esterno dello stabilimento si estende una piazza pavimentata, elemento di raccordo tra la lastra di raccolta delle acque meteoriche e i percorsi di carico e scarico dei mezzi. L’attenzione ambientale manifestatasi già a partire dalla scelta di un volume ipogeo in grado di minimizzare l’impatto sul paesaggio, garantisce al contempo isolamento termico, sonoro e mitigazione del microclima, fissaggio delle polveri sottili e risparmio sui costi di risanamento della copertura. Nei prossimi anni, la copertura sarà piantumata con un agrumeto a maglia regolare che beneficerà del calore residuo proveniente dall’impianto produttivo. La stessa cura per l’ambiente si è tradotta nell’uso di materiali di facciata capaci di minimizzare l’impatto visivo dell’intervento. Le super ci a specchio delle vetrate riflettono il verde circostante dissolvendo l’imponente volumetria, quelle opache sono rivestite con pannelli sandwich caratterizzati da una lastra esterna liscia in acciaio zincato pre-verniciato di nero.

Per la parte direzionale sospesa su pilotis, sono stati utilizzati materiali e finiture biocompatibili con pannelli sandwich di alluminio e legno di castagno. Per il progetto di Preci, realizzato con maniacale attenzione alla sostenibilità in ogni suo aspetto, è stata approssimativamente calcolata la quantità di anidride carbonica prodotta dalla fase di scavo fino alla realizzazione del progetto.
I risultati emersi (circa 1.000 tonnellate di CO2 prodotte) evidenziano una contraddizione intrinseca dell’architettura, che sostenibile
non potrà mai essere. Al contempo, la consapevolezza di questa responsabilità è passaggio necessario per un’architettura di qualità
per l’ambiente e per chi la abiterà.

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