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Cosmpoliti a Filottrano

18 marzo 2016 Visualizzazioni: 1247 Impresa

di Cristiana Colli

Decine di passaggi su quei tessuti girati e rigirati, spostati e invertiti, osservati con sguardi veloci a correggere ogni imperfezione, affinare ogni finitura. Macchine e mani rincorrono e accompagnano il filo bianco per le imbastiture: linee precise e decise,un orientamento sapiente e georeferenziato sul paesaggio di stoffa tra tagli e curve, tra aghi che confermano, carezze che sfiorano, forbici che tagliano. I fili si inseguono in una danza gentile e resiliente, sono tracce e trame di progetti che nascono dal talento dei creativi di mezzo mondo.

Nella grande sala al femminile, con le macchine impaginate in rigorose geometrie sotto le campate, lavorano oltre 200 donne, sono tutte del territorio, le loro mani storicizzate e addestrate alla qualità sono memoria del gesto. Andrea Lardini le chiama per nome, a loro ha insegnato tecniche e segreti ma anche pensieri preziosi incorporati nei prodotti, come uno speciale valore aggiunto. Per esempio che un tessuto non è un supporto da cucire o scucire ma una materia da modellare; che il corpo non è una taglia ma un sistema delicato e complesso chiamato a sostenere fatiche e slanci; che i procedimenti manuali non sono memoria statica ma dispositivi per desideri contemporanei; che un abito è molto più dell’insieme di carta modelli, è identità e sicurezza di sé, del proprio corpo, del proprio stare nelle cose del mondo. Questa chimica fine fatta di sensibilità, intelligenza, visione e conoscenza degli uomini e dello stile di vita si intuisce parlando con lui, nei dettagli: nel racconto di una vigogna o di un prototipo di giacca, nell’attenzione per uno store o una lounge da qualche parte del mondo, nella descrizione accurata e appassionata del nuovo compound industriale da 22 000 metri vocato alla sostenibilità e all’eccellenza – investimento da 10 milioni di euro. Nell’headquarter Lardini a Filottrano, in un distretto storico delle confezioni, ci sono trent’anni di storia fatta di curiosità e volatilità del mondo della moda e assoluto rigore organizzativo, produttivo, logistico. C’è del vezzo ma c’è del vero nel richiamo all’algebra binaria: 1 o 0, sì o no, salvo essere poi così bravi nel dare forma e organizzazione impeccabile al condensato di complessità che sono i sogni di stoffa dei grandi della moda mondiale, quelli che non hanno mai smesso di affidarsi a questa sapienza e a questa cura tutta marchigiana – Armani, D&G, Burberry, Etro, Brooks Brothers, tra gli altri. I Lardini – governance condivisa tra i quattro fratelli, Andrea, Luigi, Annarita e Lorena – sono ancora fasonisti ma dal 1993 operano anche con marchio proprio, in crescita costante, +20% annuo, oltre 600 clienti top worldwide, collaborazioni con Gabriele Pasini e Nick Wooster per i department store negli Stati Uniti. Custodi di un patrimonio di conoscenza che non è solo il proprio ma è quello dei tanti che hanno fatto la storia della moda non solo italiana, sono oggi un riferimento nazionale e internazionale riconosciuto dai network che contano, dai premi e dal ruolo di Andrea Lardini nel CdA di Pitti Immagine – la stanza dei bottoni di questo mondo. Stupefacente l’archivio del reparto modelleria, con pezzi da museo, dove sono catalogati e censiti tutti i prototipi e i prodotti realizzati: un campionario immenso che contiene il cambiamento dello stile e le evoluzioni degli ultimi 30 anni. Ma qui la storia è un dato quotidiano, ordinario. Ciò che accade nell’opificio attento all’architettura – fatta di diagonali grigio antracite che accompagnano lo sguardo e la composizione, volumi rigorosi e bianchissimi, ampie vetrate che affacciano sul paesaggio, tecnologie scintillanti, guide aeree e magazzini automatizzati belli da guardare oltre che efficienti – è la rappresentazione plastica della qualita totale praticata dalla manifattura più evoluta. 1700 giacche al giorno, 300 000 capispalla all’anno, 700 000 mila pezzi tra pantaloni, maglioni camicie.

Tutto è concentrato lì – il percorso medio quotidiano tra i padiglioni è di 6,7 km – o è nelle immediate vicinanze con aziende di proprietà o in partecipazione, massimo controllo della filiera interna ed esterna, 350 collaboratori diretti, oltre 1000 con l’indotto. È la quantità della qualità, è la nobile tradizione sartoriale italiana automatizzata con robot che ottimizzano i tagli per evitare gli sprechi delle preziose pezze di tessuto, le vaporizzano e stabilizzano per evitare gli effetti delle escursioni termiche e garantire la miglior stabilità e conformità al prodotto. È un’organizzazione industriale per un prodotto che si mantiene artigianale, su misura e fatto a mano fin dal primo passaggio, quello del carta modello ancora oggi realizzato in cartone, al vero, touch, poi verrà il 3D. La missione e la vocazione hanno un solo nome: qualità. Di prodotto, fatta di ricerca e innovazione sui materiali, le prestazioni, la vivibilità; di processo, essenziale per le esportazioni, accurata e articolata che si conclude con il passaggio di ogni capo allo scanner – come negli aeroporti – per la sicurezza di chi lo indossa; di senso e appartenenza. L’identità è chiara, si parla a un’antropologia trasversale e cosmopolita, a una community dallo stile contemporaneo, fatto di sobria interpretazione della tradizione sartoriale, eleganza efficiente, smart e informale. Up to date.

www.lardini.it

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