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Creare con la terra

10 gennaio 2015 Visualizzazioni: 706 Green Project

Progetto di Gianni Volpe

Come si sa, anche le Marche si collocano a pieno titolo dentro la lunga storia dell’architettura in terra cruda; un fenomeno che interessa in Italia diverse regioni. Dell’antica tecnica di murare con la terra – spesso impastata con paglia e sterco di vacca -, restano da noi vari esempi, in particolare nel Maceratese e nell’Ascolano, alcuni dei quali estremamente significativi. Tra le province di Ancona e Pesaro-Urbino, lungo le vallate del Cesano, Misa e Nevola, alcuni manufatti ormai rarissimi come quelli di Ostra Vetere e Monte Roberto sono stati addirittura tutelati e poi restaurati da parte di privati e di enti pubblici.I documenti d’archivio, le carte catastali e le testimonianze orali parlano di “atterrati”, “pagliare”, “casine” e “case a maltone”. Si tratta principalmente di case e capanni, ma anche di altri manufatti agricoli e non, che testimoniano come questa tecnica del costruire sia stata applicata su tipologie edilizie anche molto diverse tra loro.
Le tecniche costruttive sono diverse. Il pisè, la più diffusa, consiste nel tracciare un solco nel terreno ai lati del quale vengono appoggiate due tavole di legno dove viene gettato l’impasto di argilla (popolarmente il lubaco) pigiato precedentemente con i piedi o pestato con un mazzapicchio. Quando il getto si é indurito si smonta il tavolato e, con lo stesso procedimento, sul primo strato se ne fa un secondo. L’armatura viene via via spostata in alto sino a raggiungere la misura desiderata. L’altra tecnica è quella di realizzare la muratura con blocchi di terra e paglia usati come mattoni. Per farli viene impiegato un apposito stampo di legno, proprio come per i mattoni, ma di maggiori dimensioni. Si facevano anche blocchi di argilla più grandi, simili a cuscini, che rendevano molto veloce la costruzione del muro.

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Ma per rendersi conto del variegato mondo del “creare con la terra”, dalle costruzioni in crudo alle realizzazioni di oggetti d’uso in terracotta, si deve andare a Fratterosa, nel Pesarese, dove esiste una delle maggiori concentrazioni di vaserie e fornaci per la ceramica d’uso popolare e dove ancora resistono esemplari di costruzioni realizzate con la malta. Qui inoltre è stato realizzato un museo particolarissimo che propone una straordinaria sintesi storica e documentaria di come l’uomo abbia manipolato la terra a suo uso e consumo. Nelle numerose stanze, oggi in via di risistemazione e ampliamento, è possibile vedere, accanto agli oggetti di terracotta, le diverse tipologie di mattoni crudi – tutti raccolti nella cosiddetta Teca di terra.

Ma non è finita. In questo stesso comune si è realizzato anche il restauro di una casa di terra: casa Stortoni, un edificio unico e originale, situato non molto lontano dal paese, in località Lubachi, un toponimo che ha un particolare significato – come si è detto – nella storia dell’architettura vernacolare marchigiana. L’edificio, di piccole dimensioni (circa 7m x 9m), è la somma di due costruzioni, la più antica delle quali è in terra cruda, mentre l’ampliamento è in pietra arenaria. La parte superiore del fabbricato contiene tre vani (cucina e due camere), mentre al piano terra sono situate cantina e stalla. La casa, disabitata da decenni, versava in un generale stato di abbandono, con muri in parte crepati, solai allentati con pavimentazioni in parte mancanti, tetto egualmente malmesso, camini ed arredi fissi cadenti. Il muro perimetrale verso il costone roccioso che sovrasta la casa, malamente rifatto al tempo dell’ampliamento, presentava i maggiori problemi. La vegetazione selvaggia infatti era giunta ad assalire da qui l‘edificio, occludendo persino le aperture. Nonostante ciò la parte in terra cruda, per quanto delicata, presentava un buon stato di conservazione, meritevole dunque di un accurato restauro. Il progetto, molto soft nelle linee di intervento, ha cercato innanzitutto di proteggere e mantenere le parti di terra. Le murature portanti in pietra sono state comunque adeguatamente risanate, risigillate e stuccate, sostituendo anche gli architravi lignei delle aperture. Particolare cura è stata data al restauro della parete nord, la più solidale e prossima alle pareti in terra cruda. Il tetto è stato completamente rifatto con inserimento di isolante termico e membrana impermeabilizzante, lasciando ben visibile l’originale attacco della copertura a capanna sulle pareti in terra cruda. Demoliti le tramez- zature interne e il solaio interpiano e rimossi gli intonaci malsani e cadenti, sono state realizzate nuove pareti tra le camere da letto per inserire un piccolo servizio igienico. L’impianto elettrico è stato realizzato con cannette di rame a vista e dotato di interruttori e punti luce coordinati, tutti in rame. È stato mantenuto il posizionamento sia dei camini che dei comignoli, quest’ultimi ricostruiti secondo linee tradizionali. Sono stati inseriti nuovi pluviali e gronde e realizzati nuovi infissi secondo gli stilemi originali, con solo scuretti interni. È stato completamente salvato l’infisso della finestra che dà luce alla cucina dal lato occidente; un elemento veramente raro, montato com’era direttamente sulla parete di terra con particolari incastri della grata e del telaio ligneo, ancora dotato di scuretti in legno originali. Il piano di calpestio a piano terra è stato mantenuto in terra battuta, in modo da avere una continuità con l’arenaria che scendendo dal lato a monte ancora emerge alla base delle fondazioni e con il resto delle murature in terra. In conclusione, un restauro fatto soprattutto di memoria storica e rispetto per l’ambiente e per i materiali locali.

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  • Casa Stortoni, Fratterosa, dopo il restauro
  • Museo delle terrecotte e della terra cruda, Fratterosa PU