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CURA – Pierpaoli – Cosmesi e detergenza eco-biologica

20 settembre 2017 Visualizzazioni: 34 Impresa

CURA - Pierpaoli - Cosmesi e detergenza eco-biologica

di Cristiana Colli

Quel profumo di buono e di pulito come dicevano le nonne era allo stesso tempo lo stare bene nelle proprie cose interiori e l’essere ordinati per il mondo. Propre alla francese, che significa pulito, intimo, adatto. Per generazioni
il profumo sublime del bucato era quello del sapone di Marsiglia, un simbolo, un immaginario. Quel ricordo, spostato di segno, torna alla mente dentro
gli spazi produttivi di un’azienda fondata nel 1939 da Armando Pierpaoli,
un imprenditore che nel secolo scorso commerciava in lisciva, alcool
e soda – nomi che rimandano ai lini bianchissimi stesi ad asciugare, alle sbucciature sulle ginocchia, alla materia prima che si usava nelle famiglie per l’autoproduzione del sapone.

Nello stabilimento di Senigallia – con il reparto cosmetico soggetto a forti restrizioni igieniche per lavoratori e visitatori, aria a pressione positiva e atmosfera controllata come da protocolli internazionali, ISO 22716 e standard GMP – le tre componenti della detergenza di alta qualità, sostenibile ed ecologica si combinano in infinite alchimie a costituire i prodotti della gamma baby care, cosmesi, casa. Lì tutto è asettico con grazia, si lavora immersi nei profumi naturali,
con una colonna sonora musicale fatta di suoni soffici che accompagnano le fasi di lavorazione dei settori creme e detergenza nella combinazione dei tre elementi costitutivi delle linee di prodotto – tensioattivi, olii essenziali, estratti. All’origine c’è una grande sapienza tecnica che si è sempre affiancata alla pratica vera e non retorica della responsabilità sociale, prima ancora che diventasse un protocollo da esibire negli audit e nei meeting con gli stakeholders.
Una coerenza profonda tra modello di business, gentilezza verso il pianeta, desideri dei consumatori, detergenza per la persona
e la casa. Questo sguardo sul mondo ha significato relazioni abituali con le reti della cooperazione sociale e del commercio equo e solidale, appartenenza a una geografia che non si chiama solo export e quote di mercato ma giusto valore ai contadini che producono materie prime per le produzioni ecologiche, bio e vegan. È questa la cultura che ha portato nel 2008 alla riconversione strutturale dell’azienda guidata dal CEO Giovanni Spinozzi – un chimico che si occupa anche della qualità – Mauro Balducci, anima organizzativa e produttiva, e Paolo Chiavaroli, direzione commerciale: insieme hanno gestito la legacy e il passaggio generazionale con visione rispetto ad acquisizioni, filiere di fornitura, customizzazioni progressive per prodotti e clienti, partnership che garantiscono la presenza capillare nel retail specializzato e in quello biologico ed equosolidale. In parallelo si è sviluppata una cultura dell’innovazione fatta di investimenti stabili e crescenti in ricerca tecnica e specialistica, quella legata alla chimica di prodotto, ad approvigionamenti controllati e garantiti e sperimentazione di nuove componenti, ma anche quella dei significati, della trasparenza, della comunicazione, del customer care rispetto alla quale con precisione e cura si accolgono dubbi, domande e richieste di una clientela esigente, informata, competente.

Dentro una sostenibilità concettuale ed etica che non si limita alle certificazioni – che comunque ci sono tutte, da quelle ICEA a quelle della Vegan Society UK su oltre 100 prodotti – ma si fa carico delle biodiversità e dello sviluppo di comunità, quelle prossime e quelle lontane. Qualche esempio della complessità?

La creazione di un tensioattivo ricavato da olio lampante di oliva biologico che coinvolge oleifici del Salento, con una filiera corta come alternativa al cocco e alla palma oggetto di produzioni intensive che ridisegnano paesaggi ed ecosistemi. Con la stessa simmetria l’azienda mantiene l’uso del olio di babassù brasiliano la cui produzione aiuta le comunità del Sud America a sviluppare modalità di emancipazione sociale ed economica, così come promuove un progetto di coltivazione della lavanda a Senigallia attraverso la Cooperativa 11° Ora. Un meccanismo virtuoso tra luoghi, mercato, scambio sociale, accesso e valorizzazione delle risorse
dentro un’economia circolare per le persone e le comunità.

La gestione delle materie prime, l’organizzazione rigorosa delle bag in box – semilavorati pronti al passaggio nei package per lo scaffale– speciali software di gestione e sofisticate tecnologie che diversificano i settori creme e detergenza, garantiscono un controllo di qualità e una tracciabilità totale per cui in qualunque momento è possibile ricostruire la genesi di qualunque prodotto. Negli ultimi quattro anni il fatturato è raddoppiato, e anche il numero dei dipendenti rispetto ai quali benessere e un welfare dedicato – come l’asilo condiviso con la città – sono valori irrinunciabili. “Le partnership con aziende di eccellenza, università e player della distribuzione sono leve per l’innovazione di prodotto e di processo – spiega Spinozzi – e per una vera sostenibilità orizzontale. Di recente abbiamo sviluppato uno spray solare certificato Vegan, senza nano particelle, ecobiologico, una unicità in Europa, testato sull’ecosistema marino –alghe, pesci, molluschi dai biologi dell’Università Politecnica delle Marche all’interno dello spin off Ecoreach, che azzera il potere distruttivo e devastante delle creme solari.Più in generale i processi virtuosi di filiera che riguardano le produzioni, il packaging, i trasporti obbligano a una ricerca sui materiali e le buone pratiche che superano tecnicismi e certificazioni. E qualche volta le imposizioni legislative, o le scelte di attori forti, che obbligano le catene di fornitura a comportamenti obbligatoriamente virtuosi – come nel caso della water footprint – determinano cambiamenti tangibili e irreversibili”. È come dire che quel packaging sobrio e seriale che chiede attenzione, trasmette sicurezza ed esprime trasparenza, prima che un sapone, uno shampoo, una crema è un deposito dinamico di storie, invenzioni e prospettive, per comunità persone e paesaggi. Vicini o lontani, comunque sotto lo stesso cielo.

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