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Design a quadretti

19 gennaio 2015 Visualizzazioni: 685 Esterni

di Marta Alessandri

progetto grafico ma:design

Si sta completando il MICS di Maiolati Spontini, l’area destinata a scuole e strutture per la cultura e il tempo libero a cura dell’amministrazione comunale con attenzione particolare al “decoro”. Dopo tanto ostracismo, il décor ha infatti trovato il modo di connettersi all’architettura con una veste tutt’altro che superficialmente aggiuntiva, diventando un mezzo per definire gli spazi, orientare lo sguardo su di essi e, perché no, infondergli un senso di piacere d’uso, specialmente se ciò riguarda i bambini.

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Gli interventi di “archigrafica” per alcuni edifici dell’area sono stati commissionati allo studio di visual design ma:design, che ha già lavorato alla scuola primaria progettata da Nazzareno Petrini (pubblicata sul numero 1/31 di Mappe) e al palazzetto dello sport. Recentemente è stata ultimata l’impaginazione per immagini dei pavimenti della scuola elementare Gianni Rodari, ristrutturata da Franco Luminari. Per il loro nuovo progetto i ma:d sono partiti da un modulo base: quello della mattonella 60 X 60 cm in gomma naturale per pavimenti, disponibile in una ricca palette di colori. Il materiale, oltre ad avere un valore ecologico in sé, è stato utilizzato per le decorazioni variando i moduli cromatici, senza applicare il colore dopo la posa con uso di sostanze di altra natura. Dunque la “mattonella” quadrata. Da qui l’intuizione immediata del concept su cui si è dispiegato il progetto: lavorare sui quadretti di un “corso di disegno per scuole elementari” (così il titolo di un album ritrovato in un mercatino dell’usato) per generare immagini e segni sulle superfici di capestìo degli spazi delle varie destinazione d’uso. Sì, il “germe” creativo è nato da quello schema grafico di base insegnato ai bambini nelle pubbliche scuole d’antan per apprendere a scrivere e disegnare. Proprio da quel primo condizionamento per facilitare il segno calligrafico e la figura stilizzata, dispensato in tutta naturalezza ignorando di far danni ad un sano sviluppo delle capacità creative degli alunni. I ma:d assumono tuttavia il modulo con gentile ironia, creando una serie di icone con immagini di animali cari ai bambini, dotandoli di una specularità identitaria con le varie età dei piccoli scolari: si parte dai pulcini e si passa per gattini e orsetti prima di arrivare ai leoncini fieri e sicuri di sé. Un’idea perfettamente riconoscibile dai destinatari, che hanno familiarità con le sintesi delle illustrazioni della letteratura per l’infanzia e soprattutto con i personaggi disegnati tramite i pixel di videogame e altre applicazioni digitali. L’effetto è allegro, colorato, disposto per ogni superficie con meditata composizione in modo da suggerire percorsi, destinazioni e modalità d’uso.

Il primo piano è composto di sei aule decorate con colori primari e immagini astratte di quadrati, triangoli e circonferenze piene. Le “faccine” degli animali-bambini si susseguono a segnare un camminamento continuo che porta alle aule e ai pianerottoli di accesso alle scale. Il lato nord-ovest è destinato a spazi comuni introdotti da un’aula per la socialità dei “grandi” decorata a terra con una maxitesta di leoncino su fondo beige, adiacente all’area mensa dove il pavimento multicolore evoca l’idea di una grande tovaglia a quadretti. L’ultimo ambiente è uno spazio ludico a bande verticali marroni coperto di bolle rosse in libertà che invitano a saltare dall’una all’altra. La parte terminale a triangolo grigio è dedicata a uno spazio scenico bidimensionale per rappresentazioni e animazioni. Si va al secondo piano con rampe in cui allegri i passi vengono guidati da bolli arancio su fondo grigio e dove le icone degli animali sono applicate alla ringhiera di protezione per togliere quel fastidioso senso di sbarre da vecchia scala tradizionale. Il secondo piano “decorato” è una grande palestra a pianta rettangolare a cui è annessa la biblioteca. Ancora il modulo a quadretti disegna sul pavimento della prima un fiume blu solcato da fantastici pesci-triangolo e isole gialle su cui saltare per attraversarlo. Altri disegni invitano a giochi da pavimento (ricordate il “campanone” o come voi lo chiamavate?). Tutti gli elementi sono coloratissimi su un fondo neutro. La biblioteca si accontenta di un pavimento più tranquillo, dato dall’alternanza di quadratoni di vari colori. Resta ancora la facciata visibile dalla strada dove una cortina tridimensionale grigio antracite reca il nome della scuola affiancato da grandi lettere sagomate che riportano la strofa finale della poesia di Gianni Rodari “Per fare tutto/ci vuole un fiore”. Un omaggio all’amabile scrittore e un elemento di continuità con l’uso di rime della “Grande Torino” nella palestra del campo sportivo poco lontano, decorata con sobrie linee geometriche (ma colorate). L’accesso alla scuola ha un soffitto dove volano aeroplanini blu a triangolo che lasciano una coda di fumo bianco a quadretti… Che dire, di più… per fare tutto per bene, ci vuole ma:d.

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