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Fiorini – Il fondatore, la dinastia, le imprese.

18 gennaio 2015 Visualizzazioni: 706 Impresa

Storie di sacchi, sacchetti, shopping bag. Dalle Marche al mondo 

 

di Cristiana Colli

 

Fiorini International

Shopping e food bags

Sono una componente non marginale della società dei consumi; sono schermi mobili che accompagnano la vita delle persone e moltiplicano nelle strade del mondo il messaggio, la visibilità, l’appartenenza e lo status delle merci; sono strumenti funzionali della grande e ricchissima offerta del packaging contemporaneo.

Sono le shopping bags, nel gergo popolare le borsine brandizzate che accompagnano ogni acquisto e ogni regalo. Messaggeri d’amore, di attenzione, di coccole, di riconoscenza, di devozione, di seduzione, di simbologie, di condivisione. Messaggeri in definitiva di immaginari contemporanei. Vederle è immaginarne il contenuto; toccarle è fantasticare sull’intimità di quel dono; portarle è possedere già i benefici di quell’acquisto. Sono in stoffa, plastica, rete, tessuti innovativi, Mater-Bi, la bioplastica targata Novamont, metallo. E sono in carta, must creativo e responsabile allo stesso tempo, figlio di un consumismo attento all’ambiente. Hanno forme, colori, consistenza, dimensione, texture infinite, frutto del talento e dell’invenzione dei creativi e degli uffici stile più sofisticati della moda, del design, della comunicazione, del food&wine. Contengono invenzioni e tecnologia, quelli che sembrano dettagli sono mondi – maniglia sì maniglia come maniglia dove – e significano tipologie di carta, macchine, processi produttivi, trattamento del colore, piegature, lavorazioni manuali, fustelle, incollaggi. Che la forma è sostanza e che la qualità o è totale o non è lo sanno bene a Ripe, in uno stabilimento dove l’insonorizzazione degli uffici, per esempio, è un’installazione che ricorda Joseph Beuys con materici feltri grigi, belli prima che utili. Inevitabile per produrre oggetti di valore lavorare in un buon posto, essenziale sperimentare la qualità per restituirla alle merci e ai servizi per le persone e i mercati del mondo. Luigi Fiorini ha fondato la Fiorini International nel 1996 quando ha intuito con visione e spirito di anticipazione lo sviluppo che avrebbero avuto quelli che si mantengono i due settori principali, con un fatturato che cresce ogni anno a due cifre in modo equivalente tra i due settori e una quota export oltre il 65%: la produzione di bags per il settore commerciale, moda, luxury, e i sacchetti di piccoli formati per prodotti diversi, alimentari e non – 1 e 5 kg con fondo quadro, quelli autoportanti che incorniciano gli scaffali degli shop e della GDO. Rispetto allo sviluppo delle shopping bags fu una legge – che conteneva un certo anelito ambientalista – a imporre per decreto l’uso della carta, una svolta che raggiungeva nello stesso tempo molti obiettivi. Educava la sensibilità dei consumatori, incentivava i produttori di beni di largo consumo a una maggior consapevolezza e responsabilità rispetto alle risorse, suggeriva/imponeva di fatto alla grande distribuzione di adeguarsi rapidamente a questa nuova direttiva, cosa che per primi fecero Coop e Standa. Così il know-how legato ai sacchi di differente capacità, le acquisizioni di aziende che avevano maturato esperienze importanti legate alle luxury bag per la moda, la cultura produttiva e manifatturiera della famiglia, il controllo e la conoscenza della filiera furono atout irripetibili. Il resto è storia.

Oggi che le maglie siano Oviesse, Sisley, Prenatal o Benetton, che le giacche siano Ermenegildo Zegna, Agnona, Armani, Fay o Dolce&Gabbana, che l’abbigliamento sportivo sia Adidas, che gli shopping mall siano gli italiani Oviesse e Rinascente o il superchic Galerie Lafayette, che il profumo sia L’Oreal, che il caffè sia quello del brizzolato George – Nespresso – che le caramelle siano le più buone e aromatiche – Ricola – che le borsine abbiano la maniglia piatta piegata o a cordonicino, che abbiano o non abbiano il risvolto, che siano semplici o sofisticate, con intarsi, intrecci, disegni, plachette a caldo, inserimenti in cuoio e ogni bizzaria, che siano per i cereali bio o la lettiera del gatto, comunque sia le shopping bag di carta sono Fiorini. Lo sono per le grandi griffes del luxury internazionale, per i player della distribuzione organizzata, per imprenditori attenti a soluzioni sofisticate che stanno accompagnando questo prodotto verso una seconda vita, autonoma rispetto alla funzione, un autentico accessorio per bellezza originalità e valore. Il posizionamento del Gruppo viene da lontano, e poggia sulla centralità del capitale umano, la cultura produttiva, una ricerca all’avanguardia, idee originali e una sperimentazione continua: sono queste le componenti essenziali per il presidio della filiera e la gestione del cliente sui mercati internazionali.
Molti sono i plus – esperienza, profonda conoscenza delle materie prime, tecnologie avanzate – che consentono di presentare soluzioni personalizzate di alta qualità e un servizio declinato in maniera innovativa – gestione just in time, elevata capacità produttiva, magazzino di stoccaggio e piattaforme logistiche che rispondono alle richieste di fornitura direttamente al punto vendita in tutto il mondo.
Con tre stabilimenti produttivi – Praga e Shanghai oltre all’headquarter di Ripe – e uffici commerciali a Parigi e Milano, le capitali mondiali della moda, Fiorini International è oggi leader in Europa nella produzione di shopping bags e luxury bags anche grazie ad una internazionalizzazione coerente col prodotto e le direttrici dello sviluppo – principalmente di matrice continentale e asiatica. L’abitudine a lavorare sui consumi e i desideri incorporati nei prodotti ha fatto intuire con largo anticipo i trend legati alla sostenibilità come nuovo stile di consumo: sono nati così i prodotti natural package in collaborazione con Billerud Korsnäs – leader mondiale nel settore cartario e forestale – un partner strategico che significa anche certificazioni prestigiose come l’Eco-Label, il PEFC e il FSC.
Ma quella carta in bobine – impilate in colonne super ecologiche che cingono alcuni lati dello stabilimento ben visibili dalla Strada Provinciale 12 Corinaldese – non è la sola azione che testimonia la vocazione alla sostenibilità: a questo si aggiungono gli inchiostri ad acqua, e gli scarti di lavorazione riciclabili al 100%, riutilizzati dalle cartiere per la produzione di carta riciclata.

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