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Fiorini Industrial Packaging

18 gennaio 2015 Visualizzazioni: 689 Impresa

Sacco antico e contemporaneo

Nel cuore neoclassico della città, accanto alla Pescheria e di fronte al fiume, a pochi passi in linea d’aria dall’Italcementi, un sito che definirà per molto tempo il destino sociale ed economico di Senigallia.  

Nel Foro Annonario – in quel luogo che è un abbraccio architettonico, un cuore pulsante, un epicentro tra il centro urbano e il mare – nasce lì nel 1947 la Sacart, sulla spinta di un dopoguerra che avrebbe avuto bisogno di quei sacchi per uso industriale pronti ad accogliere cemento per le costruzioni, mangimi per l’alimentazione, sementi per la modernizzazione agricola. Sarà un grande successo economico e occupazionale, l’inizio di una dinastia industriale sempre eccellente, un paradigma di quello sviluppo economico marchigiano studiato nei libri di economia. Sacart è stata a lungo un tutt’uno con la parte nord della Statale Adriatica che attraversa la città, un simbolo, una sorta di one company town senigalliese, un esempio di capitalismo evoluto all’insegna della qualità totale, della sostenibilità ambientale, della centralità del capitale umano per lo sviluppo. Nel 1996, forte di quei valori originari, nasce la Fiorini Industrial Packaging, un’azienda presente in 35 paesi con rappresentanze e uffici diretti: oggi la leadership continentale è indiscussa – in produzione e vendita – con il ruolo di secondo produttore in Italia e Francia e quarto in Europa dei sacchi da 25 e 50 kg.

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Da decenni accompagna lo sviluppo con i suoi sacchi avana e bianchi stampati e brandizzati pieni di inerti, cemento, calce per la costruzione di case, capannoni, infrastrutture. C’era un che di poetico in quel gesto secco, preciso e chirurgico del badile che spaccava la carta a formare una mezzaluna perfetta prima di preparare in cerchi magici quegli amalgama gentili, come fossero impasti per la sfoglia, elementi dapprima separati e poi magicamente materia morbida per nuove edificazioni. E c’era un che di antico in quei frammenti di sacco color juta con le scritte a mano di misure, annotazioni, piccoli disegni di cantiere che spesso, accanto al metro, trattenevano i soldi nelle tasche dei muratori. Quei sacchi sono stati la pelle di tanta storia italiana, la sicurezza del progresso, la fiducia nel benessere e nella crescita. Vero per l’edilizia, altrettanto vero per i cereali, i mangimi, le farine alimentari trattenute in quei sacchi sapienti e possenti, concepiti per resistere, proteggere, mantenere, comunicare. Con la guida di Giuseppe Fiorini l’azienda si è sviluppata, internazionalizzata, consolidata nelle diversificazioni produttive – sotto la spinta di cambiamenti radicali e per qualche verso epocali che hanno diminuito la produzione in quantità ma non in valore – e nelle diversificazioni di mercato – più esigente e più complesso sul piano del servizio e del prodotto.Così la modernizzazione incrementale è divenuta attenzione alla ricerca, all innovazione nelle fasi di pre-stampa stampa e confezionamento, personalizzazioni e customizzazioni, tempi di consegna efficienti, servizi di logistica e magazzino, tracciabilità dell ordine in tutto il mondo e costante attività di ricerca per soluzioni biocompatibili. Il sito produttivo di Senigallia, al centro di future trasformazioni sul piano architettonico e organizzativo, ospita un magazzino automatizzato con 10 milioni di sacchi; un secondo stabilimento è situato a Monterado. Ogni giorno sono oltre 7 gli autotreni che caricano i prodotti finiti ed altrettanti quelli che scaricano la materia prima per le lavorazioni; 7 le linee di produzione con macchine che lavorano a ciclo continuo 24 ore al giorno e 6 quelle che stampano fino a 10 colori. Tecnologia e automazione in alcune fasi, massima importanza del contributo umano in altre, come quelle legate ai controlli, ai clichè e alla produzione della colla – cruciale per la produzione dei sacchi – rigorosamente fatta con fecola di patate e acqua. Tutto è ordinato in quel sistema di produzione in cui processi apparentemente semplici nascondono una sapienza progettuale strutturata e sofisticata. Lo si intuisce quando si pensa all’ultimo nato, una sorta di Mater-Bi della carta coperto naturalmente da brevetto: si chiama Gh2ost e già nel nome ci sono il senso e la funzione del prodotto. Quel gesto antico del badile che spezza la carta resistente frutto di una sovrapposizione di almeno 3 fogli cede il passo al primo sacco al mondo, altrettanto robusto e protettivo ma solubile in acqua, che protegge il contenuto dall’umidità, è personalizzabile in base alla tipologia di prodotto, si dissolve in un massimo di 9 minuti ed è completamente riciclabile e amico dell’ambiente. Gh2ost – frutto di una collaborazione con la Normale di Pisa – che ha vinto il Premio Integrate Global Suppliers Innovation Program come migliore idea innovativa in un panel di produttori mondiali di eccellenza riuniti da Cemex, è il risultato di una strategia industriale che previene i cambiamenti di mercato per restare competitiva con prodotti, strategie innovative e adeguate infrastrutture di relazione. Il verbo è una cultura d’impresa all’insegna del “looks beyond”, che per l’azienda significa studiare, testare, proporre e realizzare; creare valore per sé e per gli altri; programmare il futuro consapevoli del presente. Rientra in questo profilo etico di corporate social responsability la redazione del bilancio sociale, una scelta che rinnova il legame con il territorio come piattaforma privilegiata di uno sviluppo responsabile – produzione e stabilimenti sono da sempre localizzati nell’area di Senigallia – con le persone che costituiscono la comunità interna locale e internazionale dei collaboratori, con gli stakeolders e con la business community. In questi decenni è cambiata la domanda: il peso di alcuni settori è diminuito in quantità ma è cresciuto in complessità – più esigente sul piano della qualità e delle performance tecniche anche di matrice green, più dipendente dalle strategie produttive e distributive dei clienti, più vibratile rispetto alle percezioni dei mercati e alla comunicazione del brand. Se building, minerale, chimico, alimentare, sementi si mantengono i principali segmenti di mercato, sono le modalità costruttive e il servizio a misurare le potenzialità competitive delle industrie del settore. Per questo tutta la varietà dei sacchi sia su pallets che su rotolo – a bocca aperta, con tubolare, arrotolato, con cuciture, termosaldato, con maniglie, senza maniglie, con vernici speciali antiscivolo, protettive, anti UV, con stratificazioni multiple fino a 5 fogli – sviluppa un’ingegneria totalmente su misura come risultato di un’intesa con i fornitori di materie prime e i clienti, con l’obiettivo di realizzare prodotti il più possibile coerenti con le metodologie di insaccamento dei singoli materiali. Materiali che in pochi anni hanno subito nella loro evoluzione modifiche profonde, non solo nella composizione e nelle finalità di utilizzo ma nelle modalità di gestione, e quindi chiedono a chi intende far parte di filiere evolute e virtuose, come Fiorini Industrial Packaging, di fronteggiare quando non anticipare queste mutate condizioni costruttive e di fornitura. Lo sviluppo sempre più sofisticato delle valvole termosaldanti che rispondono alla richiesta di sacchi puliti – dust free – sigillanti al 100% a garanzia di contaminazioni zero, è un esempio eloquente di questa strategia. Così per garantire un’accurata customizzazione, alla modernizzazione tecnologica e produttiva degli impianti che ha caratterizzato da sempre l’impresa ha corrisposto una maggior centralità del capitale umano e della sua formazione tecnica, culturale e manageriale come essenziale asset competitivo. Se Gh2ost è il salto concettuale prima che produttivo verso l’innovazione del sacco tradizionale che assolve al suo compito e poi si dissolve a impatto zero, il suo contrario è quasi pronto. È il sacco completamente idrorepellente che resiste alle peggiori condizioni ambientali e ai trasporti intercontinentali, concepito per proteggere, mantenere e preservare materiali pregiati. È il risultato della collaborazione con l’Università di Parma: non ha ancora un nome ma è già in cantiere, per merci ad alto valore aggiunto, per i cantieri di un nuovo modello di sviluppo.

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