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Fluidità e flessibilità: Appartamento a Falconara

15 marzo 2016 Visualizzazioni: 585 Restauro, Architettura

progetto di Roberto Angeloni

Ogni progetto può raccontarsi attraverso parole chiavi; nel nostro caso fluidità e flessibilità spaziale apparentemente lo sintetizzano; ma anche il progetto narrato senza partire da un’idea specifica sembra affascinare l’autore; avere visioni di cose senza pensarle, un esercizio quotidiano, quello che prima era l’humus da cui far nascere l’idea adesso è già parte di essa; così le scelte scaturiscono gradualmente senza averle decise dall’inizio.

Approcci, apparentemente antitetici, presenti entrambi in questo lavoro, che avrebbero potuto fondersi in un’euritmia complessiva, ne vedono prevalere uno sull’altro. La volontà di misurarsi con il progetto a tutte le dimensioni, fino ai particolari più minuti, non tanto e non solo perché la capacità di inventare e di immaginare non ha scale, quanto semmai per il grande rispetto di ogni occasione anche quella più apparentemente modesta che la provincia concede; la qualità può non avere dimensione.

Citando Alvaro Siza «… la mia architettura non ha un linguaggio prestabilito, né aspira a diventare essa stessa un linguaggio, si tratta piuttosto di una risposta a un problema concreto, una situazione di trasformazione di un luogo alla quale partecipo. Un linguaggio prestabilito, puro e semplice, non mi interessa» … si sottolinea come la spazialità di questo piccolo appartamento nasce dal contesto e prende forma dal desiderio di fluidità degli spazi che hanno il carattere della privatezza solo nella camera da letto e declinano le varie sfumature del domestico, negli altri. È il luogo che suggerisce cosa fare e l’opportunità di rileggere lo spazio urbano dall’interno nella continuità del susseguirsi di cucina, soggiorno, zona pranzo e studio attraverso lo spostamento dei bagni al centro della casa, ne è un esempio evidente; ne consegue che lo spazio risulta quasi completamente permeabile. Il trait d’union, la libreria che integra e trasforma la finestra da semplice bucatura a luogo domestico. In questa occasione la committenza, che ha sempre una grande importanza sull’esito finale di ogni progetto, sembra aver messo l’autore in una condizione di operare senza indicazioni particolari; questa libertà, solo apparentemente facilitativa, ha messo il progettista nella condizione, in un proficuo senso di insicurezza, di elaborare liberamente soluzioni diverse per giungere infine a quella realizzata.

La scelta di riscaldare la casa da terra è stata colta come l’opportunità di modellare il pavimento ligneo, appoggiato in maniera evidente su di uno sottostante di diverso materiale; questo affiora solamente nell’ingresso ed in presenza dell’attacco a terra del caminetto, che al contempo ne beneficia nelle sue proporzioni nobilitandosi alla base, seppur in negativo, con uno stilobate. Le porte a bilico e le pannellature si susseguono creando pareti lignee che chiuse celano spazi quasi segreti mentre aperte esaltano la continuità; ogni scelta di dettaglio è finalizzata alla creazione di uno spazio che si dilati ma che torni all’occorrenza intimo, in una nuova interpretazione del concetto di pianta libera quasi a suggerire improbabili modelli di vita del moderno. Gli spazi, più verosimilmente, concepiti in maniera così duttile consentono più facilmente di entrare, nelle modalità sempre in evoluzione del vivere la contemporaneità.

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