MENU

Maestri Marchigiani: Gaetano Minnucci

18 marzo 2016 Visualizzazioni: 1530 Architettura

Un protagonista del Novecento

Maestro marchigiano e protagonista rilevante della cultura architettonica del Novecento italiano, Gaetano Minnucci ha legato il suo nome al territorio delle Marche non solo per la nascita a Macerata ma anche grazie alle tante opere che ancora oggi testimoniano, nell’intera regione e in particolare ad Ancona, le sue idee sull’architettura e la costruzione. Sintesi di ricerca, cultura e pratica professionale, le architetture di Minnucci esprimono nel loro insieme un’idea di modernità capace di rielaborare in termini tecnici e formali il rinnovamento del linguaggio, consolidato da una approfondita conoscenza del razionalismo europeo, con l’innovazione e lo sviluppo tecnologico della tradizione costruttiva. Tra le tante opere basti ricordare il Mercato del pesce di Ancona, un’opera mirabile che unisce estetica e tecnologia, nella perfetta integrazione tra struttura e forma, secondo l’insegnamento di Pier Luigi Nervi, al quale peraltro Minnucci succede come docente alla Facoltà di Architettura di Roma. I saggi di Rosalia Vittorini e Antonello Alici rileggono la figura di Minnucci nei tratti rilevanti della sua opera in Italia e nelle Marche, riaffermando entrambi l’opportunità di rivederne il portato sul piano critico e di attivare iniziative di recupero e valorizzazione delle sue architetture, a pieno titolo nel patrimonio architettonico del Novecento.*

Margherita Guccione

*Una conversazione su Gaetano Minnucci ‘Maestro del territorio’ si è tenuta a Marzocca di Senigallia, il 17 luglio 2015 nel corso della V edizione di Demanio Marittimo. Km 278, con la partecipazione di Antonello Alici (Università Politecnica delle Marche) e Rosalia Vittorini (Università degli Studi di Roma Tor Vergata) per la conduzione di Margherita Guccione, direttore di MAXXI Architettura.

 Architettura e costruzione

di Rosalia Vittorini

“Che la costruzione non sia ancora architettura si può sostenere, se non completamente dimostrare, ma che la costruzione non influisca profondamente sull’architettura, questa è l’ultima negazione di chi non vuol vedere”.

(G.Minnucci, Segni precursori, in “L’Architettura Italiana”, 9, 1927).

Gaetano Minnucci è un protagonista di rilievo del Novecento. Impegnato fin dagli esordi, insieme a colleghi come Adalberto Libera e Mario Ridolfi nella definizione di una ‘modernità italiana’, destinata a svilupparsi, con caratteri propri, lungo l’intero arco del secolo, Minnucci segue, a partire dall’adesione attiva al Miar (Movimento Italiano per l’Architettura razionale), un singolare, lungo e originale percorso fondato sull’intreccio costante di lavoro di ricerca e pratica professionale, impegno didattico e produzione editoriale (destinata soprattutto all’aggiornamento dei progettisti) avendo come obiettivo fisso un’idea di ‘razionalità’ (non razionalismo). Le sue architetture sono organismi unitari in cui risultano integrati, in modo convincente, chiarezza e qualita compositiva delle parti, sperimentazione tipologica, innovazioni impiantistiche; si distinguono per il ruolo centrale riservato al rapporto tra progetto, architettura e costruzione perché Minnucci è interessato al ‘fare architettura’ e coltiva un particolare interesse per l’evoluzione delle tecniche costruttive e l’innovazione dei materiali edilizi, interesse che si estrinseca nella fase esecutiva della progettazione e nel cantiere. Di questo interesse lascia traccia in opere leggibili come testimoni esemplari dei passaggi cruciali che segnano la storia della costruzione: il rinnovamento dei primi anni trenta, l’autarchia, la ricostruzione, il boom economico. Proprio come responsabile dell’ufficio tecnico partecipa alla realizzazione di due rilevanti complessi urbani realizzati a Roma tra le due guerre nel ruolo che Marcello Piacentini, regista delle due operazioni, gli assegna: è Architetto capo e Segretario del Direttore generale alla Città Universitaria (1932-35) e Direttore del servizio architettura, parchi e giardini all’E42 (1938-43). Diversi, nonostante siano separati da pochi anni, i due cantieri, che si configurano come importanti ‘laboratori’ – il primo per la complessa composizione del rapporto fra tradizione e innovazione, il secondo per la sfida autarchica –, offrono a Minnucci l’opportunità di un confronto diretto con i progettisti e con le imprese: all’E42, dove firma anche il Palazzo degli uffici, organizza un vastissimo campionario di materiali edilizi nuovi e di marmi (circa 650), testimoni dell’eccezionale varietà della produzione italiana. Già nelle prime opere come la Casa della Gil di Montesacro (1935-37) Minnucci interpreta in modo originale il tema della costruzione moderna italiana: una struttura ibrida (ossatura in cemento armato e muratura portante) celata dietro un integrale e sottile rivestimento di marmo privo di attributi decorativi. E nel dopoguerra conferma il suo atteggiamento pragmatico e attivo nel dibattito sulla modernizzazione del settore edile, interpretando i temi correnti. Con competenza e coerenza passa dalla leggera struttura in acciaio nel Ministero della Marina Mercantile di Roma (1958-67), ai componenti prefabbricati del Centro servizi di Jesi (1976-83), alle strutture in cemento armato come i portali del Mercato del pesce di Ancona (1946) o l’autonomo dispositivo costruttivo dell’aula magna della Facoltà di Economia di Roma (1961-68), che rivelano, in linea con la ricerca sulla corrispondenza forma- funzione riferita alle forme naturali che Minnucci conduce negli ultimi anni, l’adesione a un espressionismo strutturale riferito all’intuizione del comportamento statico piuttosto che al freddo rigore del calcolo.

Itinerario marchigiano

di Antonello Alici

Gaetano Minnucci è una figura di spicco dell’avanguardia architettonica italiana quando, nel giugno 1945, riceve l’incarico per il Piano di Ricostruzione della città di Ancona (1945-46).

Il suo prestigioso percorso di ricerca, tra teoria e professione, tra architettura e costruzione, trova nella sua regione di origine terreno fertile e occasioni per nuove sperimentazioni. Nel trentennio che segue si può così tracciare un itinerario marchigiano che spazia tra piani urbanistici, opere pubbliche, progetti di risanamento e ricostruzione e nuovi quartieri residenziali. Il piano di ricostruzione per il capoluogo, elaborato in collaborazione con gli ingegneri comunali Claudio Salmoni e Alberto Podesti, affronta i nodi strutturali di una città complessa, stretta tra la linea di costa e una cintura di colli, pesantemente mutilata dalla guerra: una nuova viabilità con gallerie di penetrazione e assi interni di collegamento, il risanamento dei quartieri storici (il Porto, San Pietro e l’Astagno) e la previsione di aree di espansione residenziali e industriali servite da attrezzature sportive e aree verdi. Il progetto è sostenuto da una puntuale analisi del tessuto edilizio e delle emergenze architettoniche danneggiate dai bombardamenti, su cui avviare il programma di ricostruzione delle aree centrali.

Ne seguono progetti in alcuni luoghi sensibili della città consolidata, una sfida con esiti non sempre felici. La ricostruzione di Palazzo Trionfi (1948-64) – chiamata a riconfigurare lo Scalo Vittorio Emanuele II, la ‘porta del mare’ abilmente concepita da Guido Cirilli nel 1914-16 – è un progetto sofferto nel dialogo con il contesto monumentale (via della Loggia, Teatro delle Muse, chiesa del SS. Crocifisso) e paesaggistico (la terrazza aperta sull’arco portuale). La Galleria Dorica (1954-55), opera di risarcimento del vuoto lasciato nel reticolo viario centrale dall’antico Palazzo Ambron-Almagià, disegna un dinamico e moderno spazio commerciale che collega corso Mazzini e corso Garibaldi in un raffinato dialogo tra soluzione strutturale e materiali di finitura. Particolare attenzione viene dedicata all’area del Mandracchio, che fronteggia la Mole Vanvitelliana, con i progetti in stretta sequenza temporale e in lotti contigui per la ricostruzione del Mercato del Pesce e per i Magazzini Sidecom (1947-48). Il Mercato del Pesce (1946-49), in sostituzione della vecchia sede del 1928 distrutta dai bombardamenti), è un’opera magistrale. Il nitido volume dall’intonaco bianco è concepito seguendo i flussi funzionali della lavorazione, dall’arrivo dei pescherecci fino alla partenza del pesce venduto, il cuore nella Sala delle Aste resa monumentale dal semplice gesto della volta sottile che si distende su archi  rampanti sostenuti da cavalletti inclinati ed esaltata dalla sapiente illuminazione che giunge dai due fronti opposti, caratterizzato quello principale dal frangisole ad elementi verticali in cemento armato. Alla riqualificazione del Mandracchio fa da sponda l’inserimento della Chiesa del SS. Crocifisso (1951-55) nel Quartiere degli Archi, ai piedi del colle Astagno. Ancora un progetto di risarcimento dei vuoti lasciati dalle bombe diventa occasione per interpretare con sapienza il rapporto con il nuovo quartiere residenziale: l’austero volume parallelepipedo a navata unica è esaltato dall’uso della luce e da una raffinata scelta di materiali. La lezione olandese degli anni giovanili è evidente nella stretta sequenza dei quartieri INA-Casa, da quelli nel capoluogo – Le Grazie (1950-55) e Collemarino (1960-62) – a quelli di Loreto, Osimo, Urbino e Fossombrone. Il lascito di Gaetano Minnucci è oggi offuscata dallo stato di degrado delle sue opere. Dopo la demolizione dei magazzini Sidecom, anche il Mercato del Pesce di Ancona – pesantemente alterato – rischia di scomparire. La mappa dei progetti e delle opere di Minnucci, allegata a questo contributo, mira a restituire il giusto peso ad una pagina di grande rilievo del Novecento marchigiano e a sottolinearne il valore educativo per le giovani generazioni.

Sfoglia la rivista Mappe 7
  • Portrait-001-copia-2-GRANULOSO-+-fondo
  • ACS-GM-busta-147
  • ACS-GM-scat-93
  • ACS-GM-scat-49
  • ACS-GM-scat-93-bis
  • ©altrospazio-2012
  • 1-Ancona,-Piano-di-ricostruzione,-1945-1946
  • 5-Ancona,-Mercato-del-Pesce-interno,-1946-1949
  • 4-Ancona,-Mercato-del-Pesce-esterno,-1946-1949
  • 2-Ancona,-Ricostruzione-di-Palazzo-Trionfi,-1949-1956
  • 3-Ancona,-Galleria-Dorica,-1954-1955
  • 9-Ancona,-Piano-INA-Casa-Collemarino,-1960-1962
  • 10-Ancona,-Piano-INA-Casa-Collemarino,-1960-1962
  • 8-Ancona,-Piano-INA-CasaLe-Grazie1953