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Grafica editoriale, app e cartotecnica

20 gennaio 2015 Visualizzazioni: 773 Visual Design

La comunicazione per Palazzo Pianetti a Jesi

di Roberta Manzotti e RossodiGrana

Nel panorama spesso poco propositivo della comunicazione dei beni culturali, ogni tanto compare qualche avvincente possibilità per chi, come noi, si occupa di design della comunicazione. La collaborazione con i curatori di Palazzo Pianetti, sede della prestigiosa Pinacoteca Civica di Jesi, è stata un’esperienza di graphic design editoriale con alcune “scorribande” progettuali, decisamente vivaci e costruttive, nella cartotecnica e nelle app, guardando al valore aggiunto dell’interazione. Fin dal primo progetto di comunicazione il “Modulo Pianetti” – dedicato alla magnifica Galleria degli Stucchi – c’è stata con la committenza una concertazione brillante, tutta orientata a voler comunicare lo spazio architettonico in maniera innovativa, attraverso strumenti dedicati ad un target giovane. Con lo stesso spirito si è affrontato il design per “Le stanze di Enea”, progetto editoriale dedicato ai soffitti della Pinacoteca che sovrastano le magnifiche opere, tra gli altri, di Lorenzo Lotto e che raccontano l’intero ciclo dell’Eneide, una vera rarità per completezza e potenza del dettaglio. La trilogia si è conclusa con il progetto grafico del “Tondo Pianetti” volume che racconta gli ambienti del piano nobile dell’edificio, le cui stanze, mirabilmente decorate, ospitano la Galleria d’Arte Contemporanea. La grafica di ogni strumento è stata concepita in modo sartoriale, tagliata sulle caratteristiche specifiche di ogni ambiente, alternando segni moderni a immagini antiche, cercando equilibri e contrasti, per tentare di raccontare spazi incantevoli, spazi che sono, come afferma Renzo Piano “avamposti contro l’imbarbarimento. Sono luoghi per stare assieme, sono luoghi di cultura, di arte e l’arte ha sempre acceso una piccola luce negli occhi di chi la frequenta”.

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Il Modulo Pianetti
Lo scopo di questa prima operazione di design era quello di narrare la Galleria degli Stucchi riuscendo ad isolare le scene rococò ricchissime di dettagli. Il libretto di piccolo formato, dedicato alla Galleria Stucchi, è stato progettato per essere contenuto in una cartellina dal doppio uso. Questa, infatti, aperta funge da mappa e aiuta a scoprire la teoria degli stucchi che vengono spiegati nel libretto. Una volta piegata in modo particolare, si trasforma nel modellino in scala della Galleria e un foro posizionato ad hoc consente di “sbirciare” tutto il corridoio fino all’Esedra. Per coinvolgere ancora di più i giovani visitatori, è stata pensata una esperienza di realtà aumentata che, attraverso l’App Layar, permette di scansionare la copertina del libretto rivelandone il contenuto nascosto, ovvero le istruzioni per il corretto montaggio.

Le stanze di Enea
Il soffitto, con le scene dell’Eneide, uno dei cicli più completi rappresentati in affresco, è praticamente un libro a cielo aperto. Proprio per questo, a seguito dell’edizione cartacea, che aveva il limite di non riuscire a mostrare i particolari del soffitto in dimensione abbastanza grande, si è iniziata a pensare un’app, in qualche modo ispirandoci al tradizionale specchio, che è ancora in dotazione in molti musei, il cui scopo è agevolare la lettura dei soffitti, penalizzata dal dover stare con la testa piegata. L’app introduce contributi audio e permette di avvicinare i particolari, di ingrandirli edi apprezzarli singolarmente. Una demo dell’app è stata testata a Palazzo Pianetti da un Liceo 2.0 che ha individuato le correttive da apportare e ad oggi è ancora in fase di lavorazione.

Il Tondo Pianetti
La trilogia si completa con il terzo volume, il Tondo Pianetti, “tondo” in quanto perfettamente circolare è il soffitto della stanza boudoir, lo spazio più suggestivo del piano nobile di Palazzo Pianetti, che ospita la Galleria d’Arte Contemporanea. Si tratta del progetto più articolato della trilogia perché si sono pensati più strumenti di comunicazione a supporto e integrazione del volumetto. Dalla copertina è possibile staccare il cerchio con il soffitto; collegandosi ad una pagina dedicata del sito web comunale si scaricano i file che riproducono le pareti corrispondenti e, armandosi di forbici e colla, si può ricostruire per intero tutto il boudoir. Per il coinvolgimento dei più piccoli, si è progettato “Gira, gira, tondo!” un piccolo gioco cartotecnico da godere nelle stanze della galleria d’Arte, per interagire con le opere e imparare in modo divertente.

Un Palazzo, tre corpus artistici, tre soluzioni didattiche
Simona Cardinali Romina Quarchioni

Trovarsi tra le mani una pinacoteca allestita all’interno di un palazzo come quello dei Pianetti scatena un senso del dovere che travalica l’indiscussa mission di conservazione e valorizzazione della preziosa collezione di opere custodite al suo interno. Il contenitore, esso stesso opera d’arte, richiede tutto ciò che spetta a un bene culturale. Bene culturale, liberato da quella patina idealistica ottocentesca che lo voleva accessibile e comprensibile solo a pochi, ma definito come tale proprio solo grazie a un vasto pubblico pronto a riconoscerlo e dotarlo di un valore. Per questo si rende necessaria l’esigenza di costruire attorno al bene una serie di esperienze capaci di avvicinare il più possibile fruitori, rendere chiaro il suo valore e riattivare in modo continuo quella mitica investitura di bene culturale. Una percezione dinamica e viva di una struttura piena di elementi da conoscere e storie da raccontare. Queste sono le premesse necessarie per comprendere la “trilogia Pianetti”, tre pubblicazioni didattiche dallo spirito “creativo” pronte a suscitare interesse oltre al raggiungimento di un vera e propria missione. Palazzo Pianetti, edificato dalla famiglia per logiche di rappresentanza, diviene alla metà del ‘700, una vera e propria fucina di maestranze provenienti da tutta Italia proponendosi in città come punto di riferimento sia dal punto di vista architettonico-artistico sia dal punto di vista sociale-culturale. La “trilogia Pianetti” isola in tre differenti volumi le tre “opere” uscite da questo prestigioso cantiere che si ferma alla fine dell’800, vale a dire: la Galleria degli Stucchi, le stanze di Enea e l’appartamento ottocentesco. Ogni volume, a seconda della sua particolarità artistica, chiedeva un’originale soluzione didattica capace di proporsi in modo accattivante, coinvolgendo in prima persona il visitatore per trasmettere conoscenze. L’opera prima dedicata alla Galleria degli Stucchi, uno spazio di stupore e meraviglia per tutti coloro che si accingono a visitare il piano nobile o di rappresentanza, dà vita al Modulo Pianetti, un libretto di un agevole formato con una copertina dinamica trasformabile nella galleria stessa. La necessità primaria per uno spazio come quello della galleria era di fornire al visitatore una spiegazione dettagliata dei tanti elementi e simboli rococò, ma allo stesso tempo mettere in grado il visitatore di orientarsi velocemente tra così tanti stimoli. Problematiche diverse hanno animato il volume dedicato alle sei stanze, sempre del piano nobile del palazzo, dedicate alla traduzione pittorica dell’Eneide. Le stanze mostrano una traduzione iconografica molto fedele al poema in cui tecniche pittoriche tipiche dell’epoca, (siamo negli ultimi decenni del ‘700 ) come quadraturismo e trompe l’oeil, raggiungono esecuzioni uniche nel centro Italia. Ci sembrava per questo significativo costruire uno strumento didattico capace di avvicinare le singole scene all’osservatore, vista la lontananza in cui ci si trova ad ammirarle, abbinandole ad una sintetica spiegazione e ai passi del testo da cui la scena è tratta. Il ciclo pittorico infatti si presta ad essere una lettura figurata che facilita la comprensione e il ricordo delle avventure di Enea, padre della stirpe romana e simbolo d’identità nazionale. Un percorso del genere si è poi presentato molto adatto allo sviluppo di una app in cui audio, immagini, approfondimenti si fanno innovativa metodologia fruitiva particolarmente prediletta dai giovani. L’ultimo della serie dedicato al piano ottocentesco, anche ultima opera architettonica del palazzo, nasce dalla più reale esigenza di promozione di uno spazio rimasto spesso ingiustamente in ombra ai piani alti anche perché sede della collezione d’arte contemporanea che il visitatore medio ancora stenta ad apprezzare. La forma circolare di uno dei più interessanti ambienti dell’appartamento, il boudoir, ha guidato un nuovo percorso di visita degli spazi divenendo l’attraente forma per il fruitore chiamato a collaborare. Un disco in copertina e un inserto didattico, con ruota-dado, per i più piccoli, si presentano come “elementi tondi” di conoscenza ad hoc per uno spazio tutto da scoprire.

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