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Icone della femminilità nei tempi a Fermo

28 marzo 2017 Visualizzazioni: 121 Allestimenti

progetto di stARTT

L’esposizione è stata allestita a Fermo, nella Sala dei Ritratti di Palazzo dei Priori ma con estensioni lungo tutto il museo no alla Sala del Mappamondo. Il progetto ha lavorato sulla suggestione dello spazio circolare quale allusione all’elemento archetipico dei ritrovamenti di Cupra. L’allestimento ha disposto in cerchio dodici grandi strutture espositrici autoportanti in mdf ignifugo, alte oltre quattro metri, che hanno delimitato lo spazio della mostra dalle pareti della sala dei ritratti degli uomini illustri, collezione donata da Leone X Medici alla città di Fermo. Gli espositori rimandavano per forma all’immagine arcaica dei nodi dell’anello della dea Cupra (reperto attribuito ai Piceni). Anche la loro dimensione e posizione nella sala volevano ricordare uno spazio primigenio. All’interno di questo recinto ideale le opere sono state accostate per rimandi gurativi, seguendo il mondo stratificato e multiforme della femminilità, procedendo per suggestioni e salti temporali con accostamenti inediti tra diverse gure: la dea progenitrice, la vergine, la santa, la prostituta, la profetessa, la regina, la femme fatale, l’eroina, la madre. L’allestimento ha scelto una sequenza emotiva delle opere, accostandole per colore, per tema, per rimandi gurativi tra loro: le Storie di Santa Lucia di Jacobello del Fiore, l’Adorazione dei Pastori di Peter Paul Rubens, La Maddalena Penitente di Francesco Hayez, Les bretonnes et le pardon de Pont Aven di Vincent Van Gogh, Le due madri di Giovanni Segantini, La quiete di Gaetano Previati, Ritratto a mia madre di Mario Giacomelli. La stanza nella stanza Attraverso un accurato gioco di luci le immagini emblematiche delle donne venivano idealmente sbirciate, spiate, ammirate, dai ritratti dei Viri illustres alle pareti, in un suggestivo gioco di “sguardi” e rimandi tra opere, spazio scenico e contesto, che alludeva al rapporto complesso, sempre nuovo, a affascinante e terribile tra universo femminile (lo spazio scenico temporaneo) e universo maschile (lo spazio fisico di contesto). Il progetto illuminotecnico è stato pensato per sottolineare questo rapporto tra generi. I grandi espositori sostenevano sia la luce dedicata per ogni opera in mostra, sia le luci che individuavano gli uomini illustri sulle pareti della sala dei ritratti, percepibili nello spazio lasciato tra espositore e espositore. In ne l’illuminazione d’ambiente circoscriveva lo spazio centrale circolare con grandi sagomatori di luce che lasciavano in penombra la sala storica. In questo senso il progetto della luce nella sua alternanza chiaro/scuro, luminoso/buio, si è configurato come un allestimento site-specic che ha inteso valorizzare lo spazio architettonico che lo accoglieva e il patrimonio della collezione dei ritratti degli uomini illustri di Fermo.

 

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