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Il sabato del villaggio

16 gennaio 2015 Visualizzazioni: 352 Arte

di Andrea Bruciati

“Beatus si rannicchiò in grande meditazione, finché venne la sera. E allora si accese la lampadina elettrica; ma, poco dopo, senza dire perché, la lampadina alitò e si spense.”
Alfredo Panzini, Il mondo è rotondo, Project Gutenberg 2012Nikolaj Gogol racconta che un giorno un uomo si sveglia e non trova più il suo naso: comincia a cercarlo per le strade della città, va dalla polizia, pubblica un avviso sui giornali, chiede consiglio ad un medico. Quando finalmente lo incontra in una cattedrale, si accorge, con suo grande rammarico, che il naso ha un rango sociale superiore al suo e che lo ignora. Arrestato mentre cerca di lasciare la città sotto mentite spoglie, una mattina l’uomo si sveglia e il naso è di nuovo al suo posto. “Il mio lavoro è un’idea dove la mente incontra la realtà, dove si costruiscono immagini per riflettere su qualche cosa che crediamo di conoscere. Mi piace combinare diversi media in relazione alle esigenze del progetto o alle mie attitudini: lo spunto per un’opera può trovarsi in un elemento apparentemente banale. Un materiale nuovo è già un punto di partenza, parole, cose, tensione e diletto si miscelano magneticamente con deviazioni di senso impreviste”, afferma da parte sua Maurizio Mercuri. Nella sua poetica l’artista è di nuovo manipolatore dell’archivio cosmico, dove le vettorialità del caso costituiscono humus imprevedibile per una differente formulazione di senso. Questi infatti torna a ribadire: “Il riscatto dell’oggetto spetta all’artista, non solo come generatore di senso, ma soprattutto come detentore di potere. Costruisco l’opera come una partitura aperta in cui il finale coglie di sorpresa anche me. Quello che mi interessa realizzare è il connubio fra tensione e passatempo, dove materiali e immagini costruiscono un mondo parallelo in cui si compenetrano naturale e artificiale. Il tempo libero e liberato dell’esperienza individuale diventa oggetto della rappresentazione, svago contemplativo e loisir collettivo. La casualità è un collaboratore occasionale soprattutto negli happening, azioni estetiche, in cui un vissuto emozionale diventa culturale e liminale”. È indubbio che il caso generi a volte variabili nel processo formativo dell’opera, differenziale creativo, agente inconsapevole nato da circostanze imprevedibili. Il potere dell’apparenza si vena di un dato sempre esperienziale e profondamente umano: un punto di partenza per lavori basati su immagini ed un punto di arrivo per opere performative o installative. In fondo, parafrasando ancora lo scrittore Alfredo Panzini: “… tutte queste sono immagini mistiche che si formano nelle cellule della corteccia del cervello sotto determinate condizioni; ma non sono meno vere delle altre immagini; ed è, se così è, quanto di meglio noi possediamo, signori.”
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