MENU

La casa nera di Urbania

10 gennaio 2015 Visualizzazioni: 1242 Interni, Esterni

Progetto di Alberto Bertagna e Sara Marini

Cos’è il nero
Una corazza, l’esoscheletro di un progetto che dopo aver vagato tanto ha trovato il proprio posto tra alberi di querce, ancorato in una pendenza che punta come una freccia l’antico nucleo di Urbania. Il nero appiattisce la sagoma della casa nell’orizzonte, la difende, la mimetizza da lontano, rende il suo profilo noto più vago tra altri profili di case. Il nero è di tutti. Il nero è del paesaggio e il suo ruolo nel paesaggio definisce l’identità della casa. L’abito dà il nome all’abitare. La Casa Nera non è solo la casa di chi ci vivrà, ma è il volume che si è aggiunto con decisione e precisione alla morfologia burrascosa del luogo, un volume nuovo eppure, vedendolo dall’alto, come se insieme a tutto il resto ci fosse sempre stato. Il nero rimbalza il mondo esterno, rimane muto agli sguardi che avvicinandosi cercano nella facciata, così chiaramente delineata come il disegno di una casa fatto da un bambino, una porta, una fila di finestre. La ricerca di riferimenti lungo il fronte della casa rimane delusa: della forma archetipa è rimasto solo il calco e il nero si è mangiato tutto il resto. Le lastre di ardesia scura e cangiante non dicono subito il modo in cui si entra nella casa, la porta va cercata oltre il fronte sulla strada, in fondo a una passerella che è un ponte verso gli alberi, una sospensione tra il dentro e il fuori, il momento di viraggio tra due colori agli antipodi.

Leggi di più

Cos’è il bianco
L’interno, la pancia della casa. La luminosità di uno spazio domestico e allo stesso tempo la sua complicatezza, i suoi strati sottili e molteplici. Il bianco dove nulla si può nascondere. Il bianco che stordisce. Il bianco di ricordi architettonici che senza essere citazioni si ricompongono nello sfondato di un camino; nella vertigine di una doppia altezza, ennesima voragine di questi luoghi, da dove poter leggere tutte le articolazioni della casa. Il bianco del sollievo di aver varcato una soglia, il bianco che nella mente non prepara agli scarti, ai salti delle sezioni frammentate che dispongono gli spazi dell’abitudine. Il rumore bianco è solo per chi abita la casa nera. Il bianco introietta il caos esterno intrappolandolo in una ragnatela di cavi d’acciaio che, con un grande telaio a contenimento dello spazio distributivo verticale, attraversa come una lama i piani della casa. Il bianco parla con la storia che ha segnato il territorio appena fuori attraverso una finestra che è un quadro, una loggia che è una stanza, un davanzale che è una seduta lunga sul paesaggio lento. Degli altri colori non rimane che qualche venatura verde delle querce, set cangiante, ultimo grande recinto oltre le finestre dalle proporzioni sbagliate1.

Tra il nero e il bianco c’è la casa
Lo spessore di un rifugio costruito tra il calcolo del progetto e l’esperienza dell’errore. Una superficie bifronte, precisa ma di una sostanza fuggente: da un lato il nero, l’assenza di colori che porta la presenza della casa nella città, dall’altro il cosmo bianco che riconduce nella casa l’insieme di tutti i colori, cancellandoli. Il nero e il bianco iniziano a scambiare le proprie definizioni, ricalibrandosi con il passare delle ore e delle stagioni. Il nero si lascia alterare dall’orientamento sui lati lunghi del perimetro, facendo indovinare con il suo sbiadirsi dove siano il nord e il sud, mentre il bianco cede all’ombra negli spazi scavati nella pendenza. Da un lato vestita di nero, dall’altra calcificata nel bianco, l’abitazione si costruisce tra l’abito dell’esterno e l’abitudine dell’interno. Il mondo fuori la casa, il mondo nella casa.

Leggi meno
Sfoglia la rivista Mappe 2
  • Fronti nord e ovest
  • Spazio con camino al piano terra
  • Fronte ovest
  • Scala Interna
  • Verso il centro di Urbania