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La Domus ritrovata nel centro storico di Pesaro

15 settembre 2016 Visualizzazioni: 252 Restauro

progetto di Chiara Delpino Bruno Mariotti

Il centro storico di Pesaro conserva chiaramente nello sviluppo topografico l’impronta urbanistica del municipio romano di Pisaurum, fondato nel 184 a.C. Nonostante i numerosi rinvenimenti archeologici avvenuti negli ultimi decenni, fino all’anno scorso gli unici resti strutturali visibili della città romana erano costituti da alcuni tratti della cinta muraria.

È a partire da questa situazione che Soprintendenza archeologica delle Marche e Amministrazione comunale hanno assunto tra i propri principali impegni la valorizzazione del patrimonio archeologico della città, narrando e rappresentando il passato in forme fruibili a un largo pubblico. Un primo momento di narrazione è stato individuato nell’area archeologica di via dell’Abbondanza, concepita per offrire una sorta di “chiave di accesso” alle tematiche archeologiche di Pesaro e aperta al pubblico nell’agosto 2015. Estesa su una superficie di quasi 200 metri quadrati, immersa a 4,10 metri di profondità dal piano stradale, l’area archeologica, racchiusa dalle fondamenta in cemento armato del palazzo che la sovrasta, conserva i resti di una domus romana, di una strada ad essa adiacente e dell’impianto termale di un vasto edificio che tra IV e V secolo d.C. si andò sovrapponendo ai resti più antichi. Il contrasto tra le pareti moderne, le strutture antiche e il buio soffuso da cui i visitatori vengono inizialmente accolti dà l’avvio ad un percorso narrativo che è anche emotivo, di disvelamento e scoperta. La stessa scala di accesso è un tramite simbolico verso la scoperta di un passato tanto distante nel tempo, quanto vicino allo spazio quotidiano. Una stratigrafia tratteggiata graficamente sulla parete scandisce questo percorso a ritroso nel tempo. Allestimento minimale, linguaggio chiaro e scientificamente corretto e fruizione coinvolgente, sono fra le linee guida di questo intervento. Parte della narrazione è affidata al percorso virtuale: sulle pareti sono proiettate ricostruzioni virtuali degli ambienti della domus, permettendo così di immergersi negli spazi della vita quotidiana, simbolicamente narrata dall’alba della città al tramonto dell’impero. La visione dei filmati non è passiva; gli effetti grafici e le ricostruzioni si alternano in quattro punti diversi: il pubblico si muove seguendo la narrazione, appropriandosi dello spazio fisico. Al termine delle proiezioni, durante le quali le luci  rimangono basse per sottolineare gli elementi architettonici sui quali puntare l’attenzione, l’area viene illuminata ed è l’operatore museale a offrire ulteriori spiegazioni e a stimolare domande. Il visitatore è quindi libero di ripercorrere da solo lo spazio espositivo. Diversi pannelli bilingue consentono di approfondire ulteriormente la visita; l’uso di colori differenti aiuta a riconoscere e a destreggiarsi tra le diverse fasi archeologiche. Gli stessi colori (rosso per la fase romana, verde per la fase tardo antica, ecc.) sono ripresi all’interno di due ampie vetrine, dove sono esposti alcuni dei reperti emersi nel corso delle indagini, scelti per illustrare tematiche relative alla vita quotidiana. Spicca la testa di un piccolo Eros dormiente in terracotta, divenuto il simbolo grafico non solo dell’area archeologica ma dell’intera “Pesaro archeologica”. La compresenza dei tre sistemi di visita (guidata dagli audiovisivi, mediata da una figura professionale, libera) rende il percorso flessibile alle diverse esigenze del pubblico. Degli specifici ausili studiati con il Museo Tattile “Omero” – pannelli in braille e modelli tattili – consentono la fruizione anche alle persone ipovedenti.

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