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La fine dell’Utopia: un viaggio nelle Opere di Superstudio

15 settembre 2016 Visualizzazioni: 517 Exhibit

di Luca Galofaro

Negli ultimi cinquant’anni qualcosa è cambiato. In questi giorni il livello delle acque della Senna per le forti piogge preoccupa gli abitanti della capitale francese. Olivier Campagne e Vivien Balzi hanno raccontato la città che affonda in un piccolo film. Fotogramma dopo fotogramma Parigi si specchia in maniera quasi compiaciuta nell’acqua che invade le strade, lambisce i monumenti, fino a raggiungere la Piramide del Museo del Louvre, forma archetipo che invece di sciogliersi nell’acqua come le forme di sale della Moglie di Lot1, si specchia in quella stessa acqua che quasi cinquant’anni prima aveva distrutto la città di Firenze ma aveva prodotto un’Utopia trasformatasi nel tempo in realtà, il monumento continuo. L’acqua che aveva superato gli argini del fiume Arno nel 1968 aveva rotto anche gli argini dell’immaginazione di alcuni giovani architetti fiorentini, che avevano trasformato una catastrofe in una possibilità per l’architettura. L’inondazione di Firenze è stata per i Superstudio il punto di partenza per un viaggio lungo una vita che li riporta dopo cinquant’anni al centro della scena al MAXXI di Roma. Ma torniamo a Parigi e al piccolo film elegante e raffinato, specchio dei nostri tempi, che ci mette di fronte a un qualcosa difficile da accettare. Nel nostro tempo, nella nostra cultura, non c’è più spazio per l’Utopia, rimane solo il tempo per contemplare il reale, perché l’Utopia è perduta per sempre. Superstudio indagando il significato dell’architettura nell’epoca della società dello spettacolo di fronte a queste immagini non avrebbe potuto cominciare il suo viaggio di formazione, l’immaginario di questo nostro tempo appare sempre di più bloccato e rinchiuso in se stesso, incapace di provocare reazioni. Può solo essere osservato attraverso uno schermo. Ecco cosa è cambiato.

Il libro che accompagna e dilata la mostra, ripropone tutti i cataloghi e i progetti di Superstudio ed è la prova tangibile di come ancora oggi sia possibile leggere il mondo con quello sguardo disincantato ed entusiasta, come quella curiosità antropologica che crede nell’importanza di guardare all’uomo come soggetto politico superando linguaggi ed espressioni totalizzanti.

La mostra al MAXXI dovrebbe essere un viaggio obbligato per tutti, perché è una mostra diversa, in cui il curatore non si limita ad elencare e mettere in fila parole e immagini, storicizzandole, ma come un direttore d’orchestra guida le voci dei membri del Superstudio a intonare una via dei canti2 che ha cercato di indagare il presente pensando in ogni momento al futuro. Ogni nota e ogni frammento  di questo canto sembrano indicare una direzione diversa ma in realtà descrivono un sogno durato cinquant’anni, un sogno in cui l’architettura è protagonista.

“Crediamo in un futuro di architettura ritrovata, il futuro in cui l’architettura si prende suoi pieni poteri abbandonando ogni sua ambigua designazione e ponendosi come unica alternativa alla natura. La terra resa omogenea dalla tecnica dalla cultura e da tutti gli altri imperialismi.” Ogni sezione non è spiegata dal curatore, nel modo di chi cerca di interpretare e guidare alla lettura. Lascia il campo alle parole dei protagonisti che con un frammento dei loro testi ricordano, guidandoci in un viaggio attraverso la memoria. Tocchiamo così un’idea di architettura, toccandola impariamo a conoscerla. Una mostra pensata come un viaggio che mi riporta alla mente una frase di Bruce Chatwin che descrive la tradizione orale del popolo Aborigeno. “Ancora oggi, disse Wendy, quando una madre aborigena nota nel suo bambino i primi risvegli della parola, gli fa toccare le cose di quella particolare regione: le foglie, i frutti, gli insetti e così via. Il bambino, attaccato al petto della madre, giocherella con la cosa, le parla, prova a morderla, impara il suo nome, lo ripete e infine la butta in un canto. Noi diamo ai nostri figli fucili e giochi elettronici, disse Wendy. Loro gli hanno dato la terra.”

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