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La Mole (vanvitelliana): Where Culture Lives

15 settembre 2016 Visualizzazioni: 418 Visual Design, Design

Identità visiva della Mole Vanvitelliana di Ancona

Progettisti Massimo Pigliapoco , Alessandro Piccioni / Chris Rocchegiani, Roberto Montani Studio Tonidigrigio + CH RO MO

Il naming I presupposti storici, la percezione attuale e la direttrice progettuale de La Mole, delineano un quadro chiaro entro il quale la comunicazione trova i suoi elementi costitutivi. La riflessione sul naming del luogo stesso fa tesoro della storia e delle scelte del passato, confermando la volontà di rafforzare gli aspetti culturali e innovativi, facendoli emergere e al contempo distaccare dagli aspetti oggi meno attuali della struttura. Per questo, la conferma dell’appellativo di “Mole” appare come una scelta naturale rispetto all’evoluzione che nel tempo si è registrata. L’originaria connotazione di “Lazzaretto” infatti, sbilancerebbe l’attenzione su quello che questo spazio è stato, rendendo onore al suo essere monumento e icona di memoria, ma sottraendo l’attenzione a ciò che invece oggi vuole essere. La denominazione di “Mole” dal canto suo, conferma l’importanza strutturale dell’opera architettonica e al contempo sottolinea la volontà di proseguire verso la riqualificazione dal punto di vista culturale, sociale ed economico di questo luogo.

MOLE

1. Massa solida di grandi dimensioni > nome proprio di alcuni edifici grandiosi e imponenti. 2. Unità di misura della quantità di materia nel Sistema Internazionale, equivalente alla quantità di materia di un sistema che contiene tante entità elementari.

WHERE CULTURE LIVES

Il payoff, in lingua inglese per accogliere un pubblico non solo locale ma anche internazionale, rafforza il concetto di luogo. La cultura “vive” in questo luogo di scambio, rafforzandone il ruolo di hub e fa uso della parola “cultura” in senso generico per lasciare aperte le porte a tutte le tipologie di arti e mestieri che all’interno della struttura verranno accolte e fruite e che definiranno le successive declinazioni: music / dance / theatre / maker / motion poetry / cinema / ecc…

Il volume è lo spazio nel quale La Mole si esprime, sono le sue componenti architettoniche in grado di divenire elementi iconici per la città, di assoluta forza identitaria e di connessione con il luogo.

La struttura, la forza formale che la pianta pentagonale de La Mole esprime è da sempre uno dei suoi elementi di maggiore caratterizzazione. L’elemento pentagonale e il presupposto numerico del cinque ad esso connesso, sono la chiave d’accesso ad espressioni formali differenti, che superano la riconducibilità alla pianta della struttura per divenire molto altro.

Il segno Elemento che segna e disegna, il tratto. Passerelle, linee spezzate che mutano e si trasformano in elementi grafici di forte identità, la segnaletica stradale, tutto concorre a creare il linguaggio del luogo, stimolando le leve della memorizzazione.

La prospettiva come punto di vista che ci permette di interpretare un concetto o un oggetto attraverso la nostra visione. Posizionando l’occhio in diverse altezze si percepiscono differenti volumi sviluppati dal lato perimetrale del solido (mura perimetrali de La Mole).

Il colore La partenza è l’osservazione del comportamento della luce nel suo riflettersi sulle superfici e sui materiali della struttura. Lo spettro cromatico di partenza è quello RGB, la cui sintesi rispetto ai colori primari e secondari, compone la palette cromatica utilizzata.

La luce non solo si riflette sulle superfici generando i colori ma contribuisce attraverso il chiaro scuro a generare contrasti, relazioni, dialogo e forma.

Il design generativo Parte da un presupposto progettuale comune articolato e scomposto e lo ricompone in maniera fluida, assumendo molteplici forme. La matrice del concetto di design generativo può essere ricercata in natura, presa in prestito dalla matematica, dalla geometria, dalla musica. Metriche e logiche in continua evoluzione intorno ad un unico fulcro.

Il movimento Composta l’identità, essa stessa deve prendere vita, muoversi in accordo con le sue anime. L’identità di un luogo si compone nell’immaginario di chi lo vive entrando in relazione con il proprio background, in questo modo ogni elemento concorre a creare l’idea del tutto. La comunicazione che si confronta con questo tema ha il dovere di indagare a fondo il luogo, inteso come spazio fisico e di pensiero, che andrà a interpretare e caratterizzare. La capacità de La Mole di assumere molteplici forme e di relazionarsi sia con il contesto urbano che con quello socio-culturale della città obbliga i progettisti a farsi da parte, consegnando un’identità generativa che vuole restituire ai soggetti e alle soggettività il compito di fare proprio quello spazio. Dove c’è la possibilità di immaginare e fare, esiste il concetto stesso di cultura, come espressione delle singolarità che vivono di un pensiero al plurale. Il sistema d’identità così generato, prende le sue forme intorno a concetti non astratti, bensì esperienziali, in quanto definiti attraverso l’esperienza diretta del luogo e di tutto ciò che lo abita, sia esso naturale che indotto. L’identità de La Mole deve essere a disposizione di tutti, al servizio dei linguaggi e dei mestieri come fa un megafono o un utensile, per dare più volume alle parole e più efficacia ai gesti. Partendo così da un presupposto di apertura e condivisione, si creano le condizioni per una cultura partecipata, che mette a disposizione il potenziale in funzione di un grande e ambizioso progetto di comunità.

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