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La Pianta e il volume. Il lavoro come impegno civile – Un ricordo di Claudio Campodonico

13 gennaio 2015 Visualizzazioni: 436 Architettura

di Silvano Rossini

Verso la fine degli anni ’70, tornato da Firenze dopo la laurea, girando nei dintorni di Senigallia, soffermai lo sguardo su alcuni edifici che ritenevo interessanti: uno verso la zona del Ciarnin, altri alle Saline. Guardandoli con attenzione, essi manifestavano un serio lavoro di sintesi tra modernità e tradizione, mediante un linguaggio basato sulla corrosione dell’angolo, una composizione volumetrica fondata su un sistema articolato su pieni e vuoti, dissonanze, continuità tra le varie partiture delle facciate nonché con le coperture monofalda e le gronde a raso. Per quegli anni, ritenni queste opere di particolare interesse perché denotavano un equilibrio tra la cultura del progetto e la realtà locale.

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Pochi anni più tardi ebbi modo di conoscere Claudio Campodonico, l’autore di quelle opere, e di frequentarlo a seguito della comune partecipazione quali componenti del Consiglio dell’Ordine Professionale della Provincia. Insieme ad un gruppo di amici affrontammo con entusiasmo i grandi temi, che in quel periodo investivano la nostra professione, non c’era ancora la nuova Legge sui Lavori pubblici e il nostro impegno venne dedicato a costruire la centralità del progetto, assegnando alla sua “qualità” un valore fondante. Si voleva ricercare una sintesi tra procedure, forme di esercizio della professione tramite un sistema di coerenze finalizzate ad intendere il nostro lavoro quale un doveroso impegno civile. In quest’ottica Claudio dette sempre un suo qualificato contributo, frutto della sua militanza e impegno a tempo pieno nel mestiere, che conosceva ed esercitava con padronanza. Mi ricordo ancora quelle lunghe discussioni tra noi, che spesso terminavano intorno ad un piatto di pesce fritto. Nel contempo continuavo ad osservare da viaggiatore quello che lui costruiva: le successive declinazioni e le evoluzioni compositive, che tendevano a ricercare astrazioni delle partiture, mediante la rarefazione dei volumi, alcune licenze linguistiche e temporanee forme riconducibili a classicismi. Queste vennero poi superate da influenze assimilate da un attento studio del razionalismo europeo rielaborato in quegli anni dalla scuola newyorkese. Scomporre il volume tramite complessi incastri delle facciate, l’introduzione di doppie partiture e l’uso sapiente di materiali diversi denunciavano una maestria compositiva che diventava un affascinante e complesso modo di “lavorare”. Nel caso di Claudio questa manipolazione dei volumi trova fondamento nella costruzione della pianta: da lui intesa come ricerca ideale del “modus vivendi” attraverso la ricercatezza del segno grafico. La costruzione delle geometrie diviene contemporaneamente visione dell’esistenza/esigenza. In particolare mi riferisco al disegno dei suoi complessi residenziali e soprattutto all’alloggio: l’idea della pianta, che si fonda su primarie astrazioni geometriche, idee ed intuizioni, si struttura mediante ulteriori segni, che si concretizzano in elementi portanti, pareti e quindi spazi. Dopo un incessante ed impegnativo lavoro di intersezioni e sintesi, diviene progetto e contemporaneamente volume, ricco di “complessità”. Specialmente nella risoluzione degli elementi di testata, producendo affascinanti e virtuose risoluzioni tridimensionali. Il coerente lavoro sulla pianta trova fondamento nel legame organico tra pensare ai modi di vita del fruitore ed il “bel disegno”. Un’attenta analisi funzionale fondata sulla fluidità e continuità degli spazi interni, dove le varie parti della casa si intersecano e il camino diventa elemento centrale come pure la scala nel caso di alloggi duplex. Nella sezione si cerca di catturare la luce dall’alto tramite tagli nelle coperture e doppi affacci. Tutto questo è riscontrabile nella grande quantità di lavori che ha avuto occasione di affrontare, sui quali è leggibile una continuità tra le varie scale del progetto, dimostrando una padronanza dei saperi appartenenti al costruire. Una sintesi mirabile, congruente nella scrittura, che, per chi conosce il nostro mestiere, presuppone una fede ed un impegno totale nel lavoro, tale da praticarlo a tempo pieno ricercando risposte alle esigenze quasi fosse un dovere civile. Claudio, divoratore di immagini, conosceva bene gli architetti contemporanei, li selezionava, li catalogava ricercando ed inseguendo un’idea di modernità, che con il passar del tempo era sempre più astrazione, leggerezza giungendo persino a contaminare tale ricerca con sconfinamenti nel mondo dell’arte della metà del ’900. Ritengo che il suo lavoro debba essere approfondito e studiato nell’attuale momento e in particolare da parte dei più giovani: assistiamo oggi, mi riferisco ai modi di operare nella dimensione locale, alla tendenza che vede l’esercizio del mestiere soprattutto come forma imprenditoriale, che mira a costruire occasioni professionali, a seguito delle quali il progetto diventa quasi esclusivamente “fornitore di reddito”, ricercando in questo caso una qualità del processo, che si limita alla correttezza procedurale riducendo i valori del progettare quale portatore di nuove relazioni esistenziali. Dall’altra si assiste a forme di vanità e presunzione professionale che spesso fondano l’esercizio del mestiere su semplici invenzioni superficiali, anche estemporanee, con il solo obiettivo di dimostrare l’appartenenza alla contemporaneità che diviene “moda” e maniera spesso epidermica. Il lavoro di Claudio affascina perché non apparteneva a queste due categorie. Rappresenta sia nella disciplina del progetto sia nell’esercitarlo con rigore morale quello che dovrebbe essere il lavoro dell’architetto e per questo noi tutti lo abbiamo sempre ammirato. Auguro che i figli Alessandro e Lorenzo possano diffondere e far conoscere meglio la figura ed il lavoro del Babbo.

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  • 1980 : '83 Casa di via Venezia Senigallia
  • 1980 : '83 Casa di via Venezia Senigallia_
  • 1990 : '93 Condominio sul lungomare Mameli Senigallia
  • 1989 : '90 Abitazioni delle Cooperative Serena e Delta, via Torino, Senigallia
  • 1990 : '94 Edifici Residenziali a schiera Località Pinocchio Ancona
  • 2000 : '04 Complesso turistico residenziale Spiaggia di Velluto (già Villa Pieralisi) lungomare alighieri Senigallia (foto Giovanni Ghiandoni)