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La Pinacoteca di San Severino

15 settembre 2016 Visualizzazioni: 290 Restauro

progetto di Luca Maria Cristini

Si torna ad ammirare – in queste liete stanze, il verso è tratto da una commedia del ’600 – un patrimonio d’arte tra i più cospicui delle Marche. La più efficace sintesi dei lavori eseguiti nella Pinacoteca Comunale “P. Tacchi Venturi” di San Severino l’ha forse data Stefano Miliani su Il Giornale dell’Arte, nel titolo del proprio articolo: “Con il Barocco il museo si colora”.

In effetti l’occasione di eseguire questo complessivo intervento di riallestimento è derivata dalla volontà da parte dell’Amministrazione comunale di completare l’offerta culturale del museo civico, ampliandone l’esposizione alle opere del Sei-Settecento. Queste fino al 2012 ne erano quasi del tutto escluse, salvo poche occasionali quanto incoerenti inclusioni avvenute nel tempo. La mostra “Meraviglie del Barocco nelle Marche”, tenutasi in città nel 2010, aveva finalmente gettato nuova luce sull’arte di quel periodo e creato aspettative in tal senso nei sempre più frequenti turisti che giungono nel centro maceratese. Inoltre, le sale lasciate libere dal museo archeologico si prestavano assai bene ad ospitare un’espansione della pinacoteca, che aveva il proprio nucleo originario al piano superiore dello stesso edificio. Dunque, se l’occasione è venuta dalla volontà di rifunzionalizzazione degli spazi in disuso al piano terreno del rinascimentale Palazzo Manuzzini, l’esito forse più evidente del lavoro è senz’altro l’introduzione nelle sale del colore, che finalmente, dopo  più di quarant’anni – come ha osservato nella conferenza inaugurale Antonio Paolucci – “ha sostituito il bianco clinico delle pareti”. Queste ora sono rosse, blu, verdi, grigio tortora, con un effetto di migliore percezione delle opere, la cui visione era disturbata dal frastuono luminoso creato dal candore delle superfici d’ambito. In realtà il lavoro sull’intero museo è stato molto complesso e ha riguardato tutti gli aspetti che caratterizzano gli ambienti per la fruizione del patrimonio culturale: da una nuova articolazione degli spazi – ora più fluidi e visivamente interconnessi – all’abbattimento delle barriere architettoniche, dall’adeguamento di tutti gli impianti agli standard più elevati di sicurezza e di fruibilità, al miglioramento della sostenibilità energetica generale, dall’introduzione di nuovi apparati didattici sia tradizionali che multimediali, all’aggiunta di ausili per ipovedenti realizzati ad hoc dal Museo Omero di Ancona. Il percorso espositivo, al quale sono state aggiunte circa quaranta nuove opere, è ora completamente videosorvegliato e coperto da una rete wifi con hot spot in ogni ambiente. A fianco delle sale di esposizione permanente sono disponibili un’aula didattica attrezzata con videoproiezione fissa e una serie di altri spazi per esposizioni temporanee.

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