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La Rururbana

13 gennaio 2015 Visualizzazioni: 625 Esterni

progetto di Marco D’Annuntiis

Casa Alesi si accorda con una totalità coerente la cui immagine è caratterizzata dalla convulsa sovrapposizione di strutture insediative storiche e contemporanee, rurali e urbane, in un insieme di colori, tessiture e volumi difficilmente restituibile dalle rappresentazioni canoniche.

Casa Alesi appartiene al sistema di colline-valli che costituiscono le costole della città adriatica. È una di quelle case isolate in spazi aperti, estesi e continui, in cui l’attività agricola sembra costituire, forse ingannevolmente, uno sfondo omogeneo. Si tratta di case che progressivamente sfumano in orti fino a diventare campi. Dislocate lungo il reticolo stradale originario che si propone come unico legame fisico con i luoghi delle centralità. Caratterizzate da un’indifferenza tipologica e standard di superfici residenziali elevate ed inconcepibili all’interno dei modelli urbani storici. Sono case esito di uno specifico processo insediativo che, dribblando norme urbanistiche restrittive delle possibilità edificatorie, ottimizza la risposta alle esigenze di un nuovo abitante metropolitano in continuo andirivieni dalla dimensione rurale a quella urbana. Coltivatori, commercianti, dipendenti e liberi professionisti, industriali e operai, extra-comunitari, studenti, no-global, pusher, cubiste e Pr: tutti qui affondano e nutrono le proprie radici estetico-affettive negli strati fisicamente e temporalmente sovrapposti di un’esperienza intrisa di rururbanità. Di quella coesistenza inscindibile di caratteri rurali e urbani, peculiare di queste regioni culturali, che di fatto rende prive di senso le tradizionali e antinomiche distinzioni.

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Queste case isolate in ampi spazi formano un edificato pulviscolare in cui il sistema colline-valli e le sue strutture di permanenza svolgono un ruolo determinante nella configurazione complessiva del paesaggio. In questi spazi, infatti, l’assoluta mancanza di un programma di controllo formale dei processi di modificazione sembra favorire più che altrove il rispetto dei segni della natura e della storia del territorio, modellandoli sulle valenze microclimatiche, geomorfologiche, paesaggistiche e panoramiche presenti. In quest’ottica, casa Alesi si accorda con una totalità coerente la cui immagine è caratterizzata dalla convulsa sovrapposizione di strutture insediative storiche e contemporanee, rurali e urbane, in un insieme di colori, tessiture e volumi difficilmente restituibile dalle rappresentazioni canoniche, ma estremamente importante nella definizione dei caratteri di qualità spaziale della metropoli costiera adriatica. In questo senso, essa partecipa alla costruzione di un paesaggio la cui modificazione appare lontana tanto dalla “politicamente corretta” museificazione della campagna toscana – della quale, peraltro, già Antonioni svelava l’ormai perduta/venduta verginità pittoresca alla colonizzazione tematica anglofona – quanto dalla strategia del ruralismo infinito e atopico in cui gli usoniani avrebbero dovuto vivere democraticamente sparsi nel territorio, finalmente felici. Più sporco, ma sincero. Meno perfetto, ma vivo. Concretamente autoprodotto da una coscienza spontanea con la quale quella critica stenta ad accordarsi. Un territorio che attualizza l’immagine della campagna urbanizzata proposta, ormai decenni fa, da Agostino Renna per accogliere le configurazioni della campagna costruita abruzzese nella forma urbana complessiva. Un sistema insediativo che sembra evocare il sinecismo lacedemone: l’altro archetipo per secoli perdente. Casa Alesi è quindi un’occasione per riflettere su questi “modelli” da un punto di vista strutturale. Per comprenderne le ragioni. Per fornire un senso degli attuali eventi formali e dar loro un ordine possibile.

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