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Mario Dondero alle Terme di Diocleziano

15 settembre 2016 Visualizzazioni: 268 Allestimenti

progetto di Enrico Quell

L’esposizione delle fotografie di Mario Dondero promossa dalla Soprintendenza Speciale ai Beni Archeologici di Roma e da Electa Mondadori è stata la prima di diverse mostre per cui Enrico Quell ha progettato l’allestimento all’interno delle grandi aule del complesso monumentale delle Terme di Diocleziano di Roma.

La mostra è stata allestita nelle aule XI e XI bis delle Terme che è stato il più grande complesso termale della Roma antica. Iniziate ad essere costruite nell’anno 298, furono aperte nell’anno 306 per servire i quartieri di Roma del Quirinale, del Viminale e dell’Esquilino. Le Terme di Diocleziano sono un luogo di grande bellezza dove coesiste la monumentalità della Roma imperiale e la poesia dell’architettura di Michelangelo a cui si devono diversi interventi eseguiti nella seconda metà del ’500 tra cui il grande chiostro interno e la Basilica di Santa Maria degli Angeli. Le due sale espositive che hanno ospitato la mostra – imponenti e di forte carattere architettonico – si trovano nel lato sud delle Terme. Nella parte centrale del pavimento della prima sala è posizionato un mosaico romano e su due delle pareti ci sono grandi vetrate. La prima sala misura circa 41 metri per 11, ed è alta 17 metri, la seconda sala, più piccola, con un soffitto a volta e una grande vetrata, misura circa 9 metri per 11, ed è alta 12 metri.

Sono spazi ampi e carichi di storia. Per esporre le foto di Mario Dondero che sono state stampate per la maggior parte in formato 30×40 cm, quindi relativamente piccole in relazione ai grandi spazi delle sale, è stato necessario realizzare con l’allestimento una sorta di territorialità espositiva per dare il giusto valore alle suggestive fotografie che Dondero ha scattato nel corso della sua vita raccontando il mondo. Essendo la sede della mostra un luogo archeologico, non è stato possibile fissare nulla alle pareti e quindi si è ricorsi alla progettazione di strutture espositive autoportanti alle quali è stato integrato anche l’impianto per l’illuminazione. Il progetto di Enrico Quell, proprio per creare lo spazio appropriato al soggetto espositivo, era orientato ad occupare la grande altezza delle sale con pannelli modulari alti quattro metri e larghi uno che composti insieme creavano gli spazi necessari per il percorso espositivo e la divisione di aree diverse per ogni sezione della mostra, seguendo il racconto di Mario Dondero. Il pannello modulare, in legno di larice, è stato disegnato prendendo spunto anche dalle strutture delle grandi vetrate delle sale che risultano molto presenti nell’architettura del luogo. Il reticolo di legno di larice è stato ricoperto di stoffa per dare continuità alle diverse strutture quando affiancate. Con la luce che entrava dalle vetrate si creavano affascinanti giochi di trasparenze che variavano durante l’arco della giornata. I vari pannelli uniti insieme e in alcuni casi contrapposti hanno creato gli spazi necessari per ospitare i tavoli e i leggii su cui sono state esposte le fotografie. Su ogni pannello era montata una semplicissima lampada per illuminanare il soggetto esposto. La modalità di esporre le fotografie su un leggio non è consueta ma conferisce un tono intimo alla visione e permette al visitatore di concentrarsi su ciò che vuole osservare come quando si consulta un libro.

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