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Memoria e natura: il recupero del cimitero ebraico storico di Pesaro

12 maggio 2016 Visualizzazioni: 489 Restauro

Progettisti: progetto e direzione lavori, Franco Panzini, con la collaborazione di Bianca Rinaldi

Dopo un intervento generale di recupero ambientale, nel luglio 2002, è stato riaperto alle visite il cimitero ebraico storico di Pesaro. La scomparsa del nucleo di popolazione di religione israelita che abitava la città, le difficoltà pratiche legate ad un sito impervio, la naturalizzazione totale del luogo che ne aveva cancellato la visibilità, avevano insieme congiurato, per cancellarne la presenza e la stessa memoria del luogo. A promuovere e patrocinare l’intervento è stata la Fondazione Scavolini, fondazione privata con sede a Pesaro, che opera da anni per la valorizzazione del patrimonio storico-culturale. L’intervento è stato condotto nell’arco di  due anni (2002-2002), dopo la stipula di una convenzione fra la Fondazione Scavolini, la Comunità ebraica di Ancona proprietaria dell’area e l’Unione delle comunità ebraiche d’Italia.

Il cimitero sorge a nord-ovest del centro urbano, sulle prime pendici di un sistema collinare che si protende lungo la costa a settentrione della città; ha una consistente pendenza che venne modellata con piccoli terrazzamenti. Si affaccia al mare e secondo la tradizione è rivolto a “mizrach”, guarda cioè est, la direzione di Gerusalemme.
La sua istituzione data verso la fine del XVII secolo ed avvenne ad opera di una comunità che nel periodo precedente era assai cresciuta per l’arrivo di famiglie ebraiche da Ancona e dal Portogallo, ed aveva raggiunto una relativa prosperità, testimoniata anche dalla costruzione della sinagoga sefardita nell’area del ghetto, recentemente restaurata.
Al suo interno sono oltre 150 monumenti funebri diversi di bella fattura, realizzati a partire dall’ultimo decennio del XVII secolo. Vi si trovano stele verticali e cippi cilindrici con belle  iscrizioni in ebraico e semplici decori; poi veri monumenti sepolcrali di gusto classico o in forme romantiche e naturalistiche. I monumenti funebri sono costituiti da pietre locali (in primo luogo calcare di Piobbico o più raramente arenarie) o marmi (microcristallino di Carrara, Cipollino).
All’inarrestabile crescita della vegetazione, dopo la fine dell’utilizzo cimiteriale alcuni decenni addietro, va ascritta la profonda modificazione del luogo, il quale appariva, prima dell’intervento, completamente ricoperto da una folta vegetazione di sottobosco, che aveva integralmente celato i monumenti. Il recupero ha preso le mosse dalla constatazione della avvenuta modificazione dell’area in cui si unisce alla presenza di manufatti storici una profonda naturalizzazione, che ha dato al luogo un carattere fortemente romantico. L’area è peraltro inserita in un ambito naturalistico di grande rilievo, protetto come parco naturale regionale (Parco regionale naturale del colle San Bartolo). L’intervento effettuato ha puntato a conciliare la generale conservazione dei manufatti in pietra che segnalano le sepolture, con la restituzione del sito alla visitabilità, e il mantenimento del carattere naturale del luogo, valore aggiunto del tutto in sintonia con la caratterizzazione di memoria storica dell’area. Gli interventi effettuati hanno così riguardato la pulitura e il consolidamento di tutti i monumenti funebri, l’apertura di percorsi attraverso la vegetazione, con la collocazione di gradini e passerelle in legno nei luoghi più acclivi, la manutenzione della vegetazione arborea di pregio. Dal termine dei lavori l’Ente parco e la Circoscrizione comunale hanno assunto congiuntamente la manutenzione dell’area e garantiscono la sua visitabilità anche con visite guidate.

Progetti 12

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