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Memoria e gioco in Cucinoteca

22 aprile 2015 Visualizzazioni: 506 Interni

Progetto di Simone Subissati

Il progetto dello spazio, degli elementi che compongono “Cucinoteca”, muove da due assunti che caratterizzano ormai da anni il modo di fare design e architettura dello studio: Memoria e Gioco. Parlando di Memoria (ovvero il far ricorso a forme, segni che rimandano a una tradizione, a una Storia) si può parlare di una progettazione “figurativa” il cui oggetto sono figure riconoscibili per rispondere a un’insoddisfatta domanda di archetipi, di segni visibili, codici godibili di cui l’uomo di oggi – consapevole o meno – è assetato, bisognoso. Nel progetto sono evidenti i rimandi ai grandi “spazi cucina” di memoria rurale, in cui il momento conviviale era la partecipazione ad una “vita” che prevedeva molteplici attività: dalla preparazione e consumazione delle pietanze fino al momento conviviale di incontro tra i componenti della famiglia e di accoglienza degli ospiti. Al tempo stesso, ogni elemento progettato ha dentro una dimensione ludica: la cucina, infatti, tra gli atti creativi “da adulti” è quello che è più simile al gioco e proprio per questo è l’alveo del momento creativo e ricreativo dell’attività domestica.

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Il tavolo-bancone è ispirato alle forme del tavolo da cucina tradizionale (da cui si sfilava la tavola per la pasta e il mattarello) per assumere proporzioni nuove; un lungo tavolo fatto da più elementi che si saldano tra loro, come in un gioco a incastro in legno. Il particolare dei vecchi accessori da cucina “integrati” diventa lo spunto per ampliare l’idea a nuovi accessori utili al cuoco contemporaneo: portacoltelli e taglieri di diverse misure inseriti direttamente nel piano, botole poggiapentola e gettarifiuti a scomparsa, portabicchieri scorrevoli, sedi per piatti, ciotole e, infine, una serie di maniglioni per sostenere e agganciare qualsiasi tipo di utensile. Il tavolo-bancone è, ovviamente, dotato di piani cottura a induzione e lavello. Nella grande credenza si dispongono i sottomoduli espositivi, trasformando un elemento fondamentale dell’immaginario della cucina tradizionale in una sorta di grande plancia, di visual; una scenografia in legno in cui, oltre a muoversi gli oggetti veri, trovano posto i loro simulacri, le forme archetipiche degli oggetti da cucina ricavate attraverso grossi blocchi di cartone multistrato (realizzati su disegno dalla Kube-Design di Osimo). Questi stessi blocchi diventano delle teche, degli scrigni in cui esporre oggetti. Le aree tematiche sono identificate dall’immediatezza iconografica di simboli in legno presenti nei classici manuali da cucina: il cappello da chef, l’orologio e il salvadanaio che stanno a significare, rispettivamente, la valutazione della difficoltà della ricetta, il tempo di preparazione e il costo. La parete espositiva opposta è formata da una grande maglia di sottili elementi metallici rosa in cui si agganciano liberamente mensole in legno, scale, ganci, portacoltelli magnetici, ecc. I materiali utilizzati, come il legno listellare e il cartone, conferiscono un’idea di sostenibilità e leggerezza e – insieme all’uso del colore – l’aspetto di uno spazio giovane e dinamico. Le stratificazioni delle pitture a calce – nei cento anni di storia dello spazio originario – sono lasciate quasi tutte a vista, come, in gran parte, il soffitto con le travi in ferro. I grandi pannelli in legno appesi sopra il lungo tavolo centrale contribuiscono a creare un ambiente più intimo. All’interno di questi pannelli agganciati l’uno con l’altro si infila, attraverso un foro, una grande cappa verniciata realizzata con semplici elementi industriali che, in forza della sezione a cono finale e alla colorazione, assume un carattere domestico di memoria anni ’50.

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