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Messersì Packaging

19 gennaio 2016 Visualizzazioni: 682 Impresa

La multinazionale bonsai del fine linea

di Cristiana Colli

Il polo industriale è immerso nel paesaggio, tra i girasoli e le colline coltivate. Perfettamente ordinato e bianchissimo con linee produttive impaginate come righe a piombo, collaboratori efficienti e sorridenti, materie prime e prodotti finiti stoccati e incolonnati sotto le arcate in calcestruzzo. Tra quelle mura Maurizio Messersì ha costruito e sviluppato la leadership nazionale e continentale nella produzione della reggia – qualcuno la chiama reggetta – quel prodotto essenziale, come sono le anime per il mondo del tissue – un nome gentile per una materia granitica, concepita per sostenere una robustezza meccanica di 36 kg per centimetro quadrato e trattenere qualunque tipo di merce – dai mattoni alle bottiglie, dai giornali alle scatole, dai prodotti industriali agli elettrodomestici ai motori.

La storia trentennale di Messersì Packaging inizia con la reggia in poliestere o polipropilene, un prodotto presente nella quasi totalità degli imballaggi con format variabili, da quelli per i prodotti anonimi e quelli personalizzati che contraddistinguono il confezionamento delle icone del miglior made in Italy. Oggi gli investimenti in ricerca e lo sviluppo tecnologico consentono all’azienda di produrla interamente con materie prime di riciclo, e la decisa declinazione in chiave green, oltre a mantenere e consolidare la finalità funzionale e meccanica, rappresenta un valore aggiunto considerevole in termini di cultura della qualità e di sostenibilità ambientale. La reggia – storia e matrice originaria – è il tracciante dello sviluppo futuro di Messersì per la cultura della qualità, l’orientamento alla flessibilità e alla customizzazione, come essenziale requisito per il packaging del fine linea, quello misterioso e specialistico che si pone a conclusione di qualsiasi macchina di produzione di un bene, un unicum originale a partire dalla funzione e dal nome. Il packaging del fine linea è quello essenziale, è l’ultimo miglio che consente al prodotto di essere imballato in maniera sicura e affidabile rispetto alla sua conservazione, manutenzione e movimentazione, alla sua trasportabilità. Per questi motivi le tecnologie e le macchine per il packaging del fine linea sono oggetti ad alto tasso di intelligenza, concepite in triangolazioni complesse tra i produttori di impianti industriali diversi e la committenza: sono una branche di un settore blasonato dell’economia italiana, quello degli incrementi nelle quote export che rincuorano analisti e osservatori, quello della manifattura italiana più evoluta e sofisticata che non teme il calo degli ordinativi, la concorrenza asiatica, le oscillazioni dell’euro, la prospettiva mondo. Una manifattura che ha saputo incorporare intelligenza e contaminazioni multidisciplinari, e ha arricchito con ricerca e sviluppo la tradizione meccanica dei distretti italiani. Quello del packaging è tra i comparti che mantengono profili di internazionalizzazione strutturati, processi di innovazione incrementale da primato, reti di subfornitura specializzata e integrata.
Tra le geografie simboliche c’è la “packaging valley emiliano-romagnola”, un cluster in cui si incontrano autentici campioni del mondo nei tanti mondi della meccanica e della meccatronica legata al packaging, dove si progettano e producono macchine intelligenti e sofisticate, così belle da sembrare antropomorfe, per l’imbottigliamento e l’impacchettamento di qualunque cosa. Su quella mitica strada consolare, una centralità sulle mappe economiche – c’è una plastica rappresentazione delle famose filiere trans-settoriali, lì si incrociano le reti corte della prossimità con le reti lunghe della globalizzazione: lì in quei cento chilometri di via Emilia di eccellenza orizzontale stanno avanguardie di gestione e responsabilità sociale dove l’impresa è comunità e community, un nome su tutti Isabella Seragnoli – GD – con il progetto MAST. Ma le Marche, nella differenza antropologica prima che distrettuale, con la dorsale nord della regione – nelle vallate tra il Misa, il Nevola e il Cesano – sono caratterizzate da una eterogeneità di produzioni e specializzazioni accomunate da una declinazione originale delle produzioni legate al packaging per beni e servizi – il packaging si sa cresce con le economie di confine e di prossimità prima di prendere le strade del mondo. L’esperienza di Messersì – che si colloca in questo paesaggio industriale – non a caso è cresciuta sull’interlocuzione con i player di impianti industriali e con l’ascolto delle esigenze di una clientela eterogenea per produzioni e localizzazioni. Il combinato disposto di questi elementi ha introdotto allo sviluppo del fine linea chiavi in mano, con macchine che si adattano alle strategie produttive e logistiche di ogni committenza. Così si è passati da un modello di business basato sulla reggia – personalizzata, di qualità, sostenibile, ecologica – alla concezione di macchine e processi di imballaggio per il fine linea di qualunque produzione. Così si è ampliata e diversificata la produzione, con nuovi business e si è trasformata l’azienda da una manifattura monoprodotto a una manifattura ad alto tasso di innovazione progettuale e di servizio – concept, vendita e post-vendita, programmi di manutenzione ordinaria e straordinaria, online e offline. Così oggi a Barbara per il tramite delle macchine si producono soluzioni.
Se la reggia è la matrice originaria in transizione – un prodotto versatile anche per applicazioni di design industriale e comunicazione – saranno le macchine per il fine linea lo sviluppo strategico che promette di migliorare una performance già da record che nel 2013 ha sfiorato l’80% di quota export. Nella metamorfosi, Messersì è passato da una produzione seriale monoprodotto allo sviluppo di macchine e servizi personalizzati, ha attraversato un paradigmatico processo di costruzione del valore e affrontato l’evoluzione da un prodotto a rischio obsolescenza a una suite di soluzioni complesse che sanno incorporare reti, competenze e conoscenze come primo e principale vantaggio competitivo. Per questo oggi il compound industriale di Barbara è ancora fabbrica ma è già factory. × www.messersi.com

 

“ La nostra è una storia
di produzione e servizio
al cliente – racconta Messersì. Oggi che la competizione
è su velocità e capacità
di elaborare le migliori
soluzioni – anche per
piccole serie del fine linea –
noi siamo preparati
ad accogliere le esigenze
di ogni comparto, ovunque
nel mondo.
Siamo una multinazionale
bonsai attiva 24 ore per 362
giorni, con tutti i parametri
e i requisiti di una
multinazionale – in termini
di know how, competenze,
cultura d’impresa,
specializzazione dei processi produttivi, sostenibilità
e responsabilità sociale,
brevetti, R&D – ma nella
dimensione bonsai.”

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