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Metallo prezioso: Valmex Group

15 settembre 2016 Visualizzazioni: 425 Impresa

di Cristiana Colli

Severino Capodagli è un ingegnere. “Di errore in errore siamo cresciuti” – dice con sorriso sornione e disarmante – ma al di là della battuta, la sua conoscenza tecnica e la visione, intrecciate a una gentilezza radicale rendono la materia dura del suo progetto di impresa che è progetto di vita, un gioiello più che una componente per l’industria metalmeccanica. Presse, forni, stampi, trasformano i rotoli in rame, acciaio e alluminio – una materia prima meravigliosa e ordinata sotto le campate dei capannoni – in oggetti funzionali, efficienti, intelligenti. Fatto sta che “di errore in errore” ha conquistato mercati, costruito fiducia, reputazione, business.

A Lucrezia, nel 1968, dove oggi c’è il compound industriale di Valmex Group c’era una piccola struttura per lo stoccaggio e la lavorazione dei cavoli – un’economia già allora in forte ridimensionamento – ma soprattutto si sapeva che da lì sarebbe passata la superstrada – nodo e hub dello sviluppo. La storia comincia così, dai cavoli agli stampi, dagli stampi agli scambiatori di calore ai condensatori al Circond, il prodotto- icona – lo scambiatore di calore a condensazione – che promette secondo gli indirizzi del piano industriale 2016-2019 il raddoppio del fatturato a partire da un nuovo stabilimento completamente dedicato di 10.000 metri quadrati. Sulla strada di Severino Capodagli passa anche la Nuovo Pignone, che negli anni ’80 gli chiede di sviluppare uno scambiatore di calore per le caldaie murali ma in realtà gli offre l’opportunità di passare da terzista di componenti metalmeccaniche stampate – per mobili, fucili, automotive, industria del bianco – a protagonista di una filiera intelligente diversificata e flessibile capace di costruire e proteggere i propri asset competitivi. Lo scambiatore di calore è una parte fondamentale della caldaia, quella che sembra uguale per tutti e invece è diversa per tutti, è il core business anche se la frontiera in chiave di sostenibilità e sviluppo green è il recuperatore in alluminio, quell’oggetto che – favorito da legislazioni preveggenti e responsabili – recupera il calore che non è stato scambiato e si disperde. In rame, acciaio, alluminio è un oggetto fatto di tubi ovalizzati e sagomati fusi a oltre 800 gradi con alette, collettori, curvette, raccordi. È un lessico gentile per componenti essenziali che nei carrelli organizzati in modo rigoroso ragionato e autonomo per ogni commessa definiscono tempi, consegne, personalizzazioni, controllo di qualità assoluto fino all’ultimo passaggio, quello con l’elio, che santifica come un marker l’oggetto perfetto per il miglior funzionamento nel tempo della caldaia. Lì sta l’insidia, nella cosiddetta microperdita che avrebbe effetti devastanti di medio/lungo periodo: su quello il laboratorio di progettazione prima e di controllo poi è concentrato e focalizzato, perché quello chiede il business B2B nazionale e internazionale a un fornitore di questo standing. Per Severino Capodagli e le sue figlie – Lucia e Francesca – una dinastia di ingegneri, innovazione, qualità di prodotto e di processo sono date per scontate, essenziale invece è definire le modalità con cui renderle manifeste, e condivise con la governance managerializzata che affianca la famiglia.

Nella costruzione della catena del valore si colloca un’altra intuizione delle origini che arriva direttamente da Eliyahu Moshe Goldratt, genio del management aziendale e ideatore della “Teoria dei vincoli” – Theory of Constraints, il TOC – che abbinata al LEAN nella gestione logistica e del magazzino abbatte quantità stoccate e immobilizzi, libera e rilascia risorse per investimenti in R&D e servizio, innesca una modernizzazione continua dei processi industriali e produttivi.

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