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Il MUMA in Assisi Dedicato agli Indios Tikunas

15 settembre 2016 Visualizzazioni: 377 Restauro

progetto di Paolo Schicchi

Il Museo Missionario dedicato gli Indios dell’Amazzonia (MUMA) nasce nel 1973 grazie allo spirito creativo e all’intraprendenza di Padre Matarazzi, un frate pittore, fotografo, ritrattista appassionato dell’Amazzonia che decise di raccontare la storia, la cultura, la natura del popolo indios Tikunas anche attraverso l’opera del Missionari Cappuccini che operarono fin dai primi del Novecento in quell’area.

Nel corso degli anni esso si è arricchito di tante donazioni e lo spazio museale distribuito su cinque piani si è, infine, rivelato insufficiente dal punto organizzativo-normativo, come il concetto stesso di museo-collezione risultava in qualche modo superato. In occasione dei cento anni della presenza dei Missionari Cappuccini in Amazzonia, si è deciso, dunque, di riqualificare il museo in modo tale che venissero soddisfatti i requisiti di fruibilità e sicurezza contestualmente ad una completa riorganizzazione espositiva delle collezioni supportate da un nuovo linguaggio di comunicazione multimediale. Situato nel centro di Assisi, a pochi  passi dalla Basilica di S. Francesco, il museo si articola sulle preesistenze di piccoli fabbricati medioevali oggetto di numerosi rifacimenti fino alla radicale trasformazione che, negli anni dal 1930 al 1940, accorpò i singoli edifici per formare uno stabile unitario, destinato ad essere utilizzato come convento dei Frati Minori Cappuccini. Trattandosi di un edificio storico, posto in un contesto di grande pregio ambientale, è risultato estremamente difficile trovare un equilibrio tra la diverse istanze di tutela e salvaguardia del patrimonio storico con la necessità di garantire l’applicazione delle normative che disciplinano gli spazi di questo tipo. Da questo punto di vista, l’intervento più significativo riguarda la realizzazione di una scala antincendio ricavata in uno spazio interstiziale esistente tra due corpi di fabbrica contigui, bonificato dopo anni di abbandono, mentre la scala viene schermata all’esterno da una sottile pannellatura in lamiera microforata che simula la tessitura a grande scala di un paramento murario in conci di pietra. Internamente, invece, era prioritario riordinare i percorsi verticali interni, (dotati di ausili per disabili), per ottenere spazi espositivi più ampi in luogo di quelli fortemente frammentati a seguito anche di un precedente intervento di ristrutturazione che, tra l’altro, aveva smantellato la struttura interna originaria. Di notevole complessità, dal punto di vista progettuale e realizzativo, tutto il sistema impiantistico che ha nei contenuti multimediali l’aspetto di assoluta novità del museo. Unico, nel suo genere, esso si snoda attraverso un percorso completamente interattivo fatto di istallazioni, cartine dinamiche, proiezioni e personaggi virtuali che introducono la storia e i contenuti dell’esposizione museale vera e propria. L’uso di linguaggi contemporanei si integra completamente con la riproposizione delle collezioni originarie che spaziano dagli oggetti di artigianato, agli animali imbalsamati e alle farfalle (ambientati in grandi diorami che riproducono in modo suggestivo la foresta amazzonica), e ancora, si possono ammirare maschere e oggetti rituali, strumenti musicali, per arrivare, poi, a documentare con foto originali e testi, i cento anni di storia missionaria, il tutto selezionato e riordinato sulla base del valore storico-documentale e artistico degli oggetti esposti.

Grazie ad un sofisticato sistema di audioguide interattive che automaticamente si attivano in sincrono e in lingua, quando il visitatore si trova di fronte a un determinato contenuto vive una esperienza di tipo sensoriale e immersivo, ma ha anche la possibilità di acquisire ulteriori informazioni e approfondimenti tramite una serie di totem interattivi sempre aggiornati da una gestione di rete centralizzata.

Il progetto espositivo ha voluto raccordare gli ambienti a disposizione, di per sé disomogenei e disposti su così tanti livelli, proponendo una continuità di materiali e di colori nelle finiture di pavimentazioni in resina, pareti e soffitti dove dominano i colori scuri (che richiamano sia i colori della terra amazzonica che il colore del saio dei Cappuccini), e creano l’ambientazione ottimale per le numerose video proiezioni interattive e non disseminate lungo il percorso museale. Rigorosa è anche l’integrazione tra il progetto grafico del museo con le teche espositive e gli arredi, tutti realizzati su disegno, insieme ai corpi illuminanti speciali.

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