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Museo Archeologico di Jesi nel complesso San Floriano

12 gennaio 2016 Visualizzazioni: 514 Architettura

Progetto Italo Rota & Partners, Milano

L’idea di creare il museo archeologico del territorio, nasce dal bisogno di adeguamento della città di Jesi alle esigenze di vita contemporanea. Il Comune ha voluto mostrare le collezioni d’importanti testimonianze sulla storia dell’uomo e dei suoi manufatti artistici e domestici dall’età del bronzo sino al medioevo, passando per una fiorente epoca romana, raccolte dopo una serie di fortunate campagne archeologiche ed in questo è stato affiancato e sostenuto dalla Soprintendenza ai Beni Archeologici di Ancona e da vari Comuni del territorio.

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Lo scalone d’onore
L’edificio si compone di due parti principali: la chiesa ex di S. Floriano adibita a Teatro Studio ed i tre piani del Palazzo Mestica a museo.
Queste due parti sono collegate dalla galleria foyer di accesso al piano terreno dallo scalone principale collocato al termine della galleria.
Lo scalone d’onore conduce all’ingresso vero e proprio del Museo Archeologico. Questo viene evidenziato da una passatoia finalizzata ad impreziosirlo ed a proteggerlo dall’usura.
Al piano superiore trovano spazio il deposito dei reperti ed un laboratorio di restauro.

Le sale espositive
Il corridoio del primo piano collega lo scalone con le sale espositive.
L’illuminazione è analoga a quella della galleria-foyer sottostante, illuminata da un sistema lineare a plafoniera con riflettore opale.
La strategia espositiva della sala delle “Grandi Sepolture” trova la sua logica nel rapporto tra luce ed ombra dove l’oscurità, simbolo dell’assenza di vita, diventa la necessaria cornice percettiva squarciata soltanto da fasci di luce concentrati sulle antiche urne esposte.
Le teche espositive per le grandi sepolture sono costituite da un piano in legno, chiuso da due cristalli inclinati, contenente illuminazione neon. Un fondo piano e un letto di sabbia accolgono gli oggetti da esporre. Box – camere espositive a parete inquadrano i reperti esposti su mensole in vetro a parete o direttamente appoggiati a terra su un letto di sabbia.
Durante lo svolgersi dei lavori la Soprintendenza ai Beni Archeologici ha segnalato ulteriori e pregevoli manufatti di varie epoche da esporre, al fine di arricchire ulteriormente il museo di importanti reperti, che meglio spiegano al visitatore la storia del territorio, che impreziosiscono ulteriormente la raccolta, e da cui è nato un approfondimento dei temi trattati.
I nuovi reperti sono stati collocati in idonee teche espositive ed in nuovi spazi creati all’interno del percorso, rendendo il museo interessante, chiaro per il visitatore ed in armonia con lo spazio che lo accoglie. Tale spazio consiste in un pregevole manufatto di notevole valore storico artistico, che dialoga con lo spazio attiguo interno, destinato a teatro e con l’esterno, la Piazza Federico II. Da queste nuove esigenze è maturata la decisione di destinare alla parte introduttiva del museo, con la collocazione di importanti collezioni e della Lapis Aesinensis, importante testimonianza della storia del territorio, gli spazi posti al piano terreno precedentemente destinati alle mostre temporanee.
Questi ambienti rivestono così la funzione di presentazione del museo, essi rimangono fruibili anche in concomitanza con gli spettacoli che si svolgono in teatro poiché sono accessibili dallo spazio di ingresso della galleria foyer che sarà “sempre aperta” sia durante gli spettacoli, a museo chiuso, sia durante le visite al museo, a teatro chiuso; poi è nata l’esigenza di ricalibrare il sistema delle teche espositive, che vengono così ridistribuite.
La nuova destinazione della consistente collezione della ceramica Daunia, posta al piano terreno, ha richiesto la progettazione di un grande espositore a cubo in cristallo, a due ripiani, realizzato nei materiali e nella tipologia delle teche in betulla poste al piano primo, ma di maggiori dimensioni; nella vetrina è stata realizzata una intercapedine in vetro opalino in cui è collocata l’illuminazione che funziona anche da elemento illuminante per l’intero ambiente.
La collocazione della Lapis Aesinensis al piano terreno, ha richiesto la progettazione di un allestimento specifico volto a spiegare in modo chiaro ed immediato al visitatore l’importanza di questa lapide per la storia del territorio e che suggerisce visite al territorio circostante.
Anche gli espositori in vetro a campana sono stati aumentati di numero per la collocazione di statuette bronzee rappresentanti divinità, segnalate successivamente, ma che rivestono un rilievo incisivo del museo, da cui è nata una sessione solo ad essi dedicata, che affronta il tema del culto.
Il nuovo assetto del percorso museografico ha fatto nascere l’esigenza di segnalare con numeri e titoli le varie stazioni storiche del museo; i box luminosi previsti per l’illuminazione del corridoio principale del primo piano diventano indicatori luminosi di percorso che si inseriscono e completano la segnaletica informativa.
Per consentire un’immediata lettura e facilitare al visitatore il collocarsi nel percorso storico che deve affrontare nel visitare il museo, è stata pensata, insieme alla direzione scientifica, una struttura a stele in vetro stratificato trasparente che contiene sabbie colorate di diverse sfumature, che corrispondono ai periodi storici affrontati, in cui sono collocati reperti significativi del periodo di riferimento, con scritte informative. Si ottiene in questo modo una stratigrafia interessante che funziona da presentazione e introduzione alla sessione.
Nelle sale della “Scultura Monumentale” sono state esposte le statue togate ed i ritratti imperiali romani ritrovati proprio negli scavi del complesso San Floriano – Mestica, nucleo fondamentale della collezione e bellissimo esempio di arte classica.
Nell’espositore in tessuto per le statue togate vengono inseriti elementi triangolari in plexiglass colorato in modo da sostituire con essi la lieve colorazione che originariamente era prevista tramite la messa in opera di pellicole colorate applicate sui box luminosi. Con una luce bianca filtrata attraverso il plexiglass si ottiene una luce di maggiore suggestione, una forma che rimanda al periodo storico di riferimento e consente una manutenzione più agevole.
L’illuminazione della sala è stata eseguita tramite tubi di luce fluorescente a toni colorati posizionati verticalmente lungo le pareti.
Gli espositori dei ritratti imperiali romani sono stati realizzati con elementi a campana in vetro soffiato pendenti da soffitto e illuminati da spot alogeni elettrificati da soffitto.

Gli esterni
Esternamente l’edificio non subisce trasformazioni. Mantiene il suo aspetto di chiesa. E’ l’uso dei suoi ingressi che ne denuncia la trasformazione dell’uso. La porta centrale nella simbologia cristiana apre verso il divino ed è il luogo attraverso il quale si celebrano i sacramenti. Nella nuova funzione per l’edificio di sala teatrale o di aula magna per l’università, rimane chiusa, sempre, lasciando agli accessi laterali il compito di assolvere il ruolo di accesso.

(dalla “relazione definitiva” dell’Arch. Italo Rota)

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