MENU

Museo Ars Aevi: nato in guerra, pensato per tempi di pace

5 agosto 2015 Visualizzazioni: 570 2015

Tra gli ospiti di Demanio Marittimo.Km-278, venerdì 17 luglio 2015, sulla spiaggia di Marzocca di Senigallia, è stato presente Enver Hadžiomerspahić, direttore del Museo Ars Aevi di Sarajevo, per raccontare al pubblico questo progetto visionario, nato nel 1992, durante l’assedio della città, e oggi al centro di un modello unico di cooperazione internazionale, che unisce arte contemporanea e impegno civile, insieme a Daniele Onori, responsabile dell’ufficio cultura presso l’Ambasciata italiana a Sarajevo, docente universitario e lettore di lingua italiana nel locale ateneo, il quale ha condiviso con noi questa riflessione sulla scena culturale di Sarajevo e su Ars Aevi che vi riportiamo di seguito:

Ars Aevi è una lucida utopia, la felice combinazione di concretezza e di capacità visionaria del suo instancabile direttore, Enver Hadzihomerspahic. Il museo di arte contemporanea Ars Aevi di Sarajevo è il simbolo di una città che vuole uscire da un dopoguerra infinito, ancora inchiodata ad una immagine stereotipata fatta di macerie e di lutti.

Ars Aevi esprime, da un lato, la volontà di restituire Sarajevo al ruolo di grande capitale della cultura europea, di una cultura orgogliosa della propria diversità e anche – perché no? – delle proprie contraddizioni. D’altro lato, Ars Aevi riconsegna Sarajevo al presente, un presente che certo riconosce e valorizza il proprio passato ma al quale non si vuole essere incatenati.

Sarajevo vuole da noi che la vediamo con altri occhi. E il sostegno che l’Italia ha sempre dato al rinascimento culturale di Sarajevo – nello specifico al progetto del museo Ars Aevi – è il frutto di uno sguardo libero da pregiudizi. Un sostegno che non ha mai assunto le forme del pietismo o, peggio, del neocolonialismo culturale, ma che si è sempre posto su un piano di parità, di rispetto e di reciprocità.

Ars Aevi, infine, ci impone di ripensare al nostro rapporto con i luoghi della nostra memoria. Le “nostre” città – e Sarajevo non fa eccezione – non sono solo “nostre”, ma anche di chi le ha immaginate e vissute nel passato e continuerà a immaginarle e vivere dopo di noi.

E lo “spirito di Sarajevo” – che si legge anche nella sua variegata e complessa storia urbanistica – non poteva trovare migliore incarnazione in museo di arte contemporanea nato durante una guerra e pensato per tempi di pace.