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Il Museo del Cappello a Montappone

16 marzo 2016 Visualizzazioni: 1032 Exhibit

Il rinnovamento architettonico

progetto di Danilo Colletti

Montappone è un comune dell’entroterra fermano di soli 1700 abitanti, che nonostante la piccola dimensione è storicamente riconosciuto come un centro di elevatissima specializzazione per la produzione del cappello, con fama di livello mondiale. In tale contesto si inserisce la realizzazione di un museo dedicato all’«arte» del cappello, che assume il significato più alto di dare visibilità e materializzazione alla essenza stessa di Montappone.

Originariamente l’edificio ospitava al primo piano gli uffici municipali, di recente traslocati nell’intento di destinare lo spazio dagli stessi occupati a nuova sede del museo del cappello, in una posizione quindi strategica lungo il principale asse vario cittadino e in diretta comunicazione con la piazza ben dotata di parcheggi. L’edificio, costruito nel 1952 dalla ditta Caferri di Monte Vidon Corrado, è organizzato secondo uno schema planimetrico rettangolare molto semplice ed è fortemente condizionato dalla forte pendenza del versante collinare su cui si colloca con conseguente elevato dislivello fra il versante a monte e la piazza sottostante. La facciata principale prospiciente la piazza è costituita al piano terra da un porticato chiuso lateralmente che da accesso ad esercizi commerciali aperti solo su questo lato. Simmetricamente due corpi scala permettono di raggiungere il primo livello che domina la piazza, in cui troviamo un ampio terrazzo con sedute in muratura e pavimentazione di travertino con inserti di listelli in laterizio. Da questo spazio, lateralmente (lato nord) si accede alla Sala del Teatro, utilizzata anche per proiezioni cinematografiche, capace di circa 180 posti, che occupa l’intero piano. L’intervento, stante l’esiguità delle risorse finanziarie disponibili, si è sviluppato con un arco temporale molto esteso, dai primi anni 2000 con la redazione del progetto di messa in sicurezza sismica, fino al progetto del 2010 e 2012 con cui è stata data vita al museo che oggi è in attività.

I lavori sono potuti iniziare solo nel 2006, dopo il trasferimento della sede comunale ed hanno inizialmente riguardato le opere necessarie per il miglioramento sismico, principalmente concentrate sulla copertura fatiscente e sul consolidamento di altre componenti strutturali. Solo nel 2010 e con ulteriore stralcio nel 2012, grazie ai fondi gestiti dal Gal Fermano, è stato possibile dar vita all’allestimento museale che oggi possiamo ammirare. Sono anche stati eseguiti importanti lavori di efficientamento energetico mediante un insieme coordinato di interventi quali la sostituzione dei vecchi infissi, la posa di un efficace isolamento in fibra di legno ad alta densità in copertura, l’inserimento sul lato interno della muratura perimetrale di un cappotto in fibra di legno con controparete in cartongesso, l’isolamento a terra con pannelli di sughero, la sostituzione del vecchio impianto con generatori a pompa di calore che consentono un migliore controllo del microclima interno sia in regime invernale che estivo. Altri importanti interventi hanno riguardato la sistemazione delle pertinenza esterne, soprattutto provvedendo alla bonifica del lato a monte della struttura comunale, mediante la demolizione di una vecchia struttura in cemento armato, che avrebbe dovuto ospitare l’archivio comunale e sistemando il piccolo spazio verde della scarpata venutasi a formare.Infine è stato risolto il problema del superamento delle barriere architettoniche per l’accesso museale, realizzando una rampa in corrispondenza della scala originaria, con diretto accesso dalla via pubblica del lato a monte. Complessivamente, anche se con un percorso lungo e faticoso, è stato riqualificato un bene pubblico di grande importanza e significato per Montappone, dando vita ad un rinnovato organismo architettonico, messo sismicamente in sicurezza, energeticamente efficiente ed ambientalmente sostenibile, con un utilizzo che, con il nuovo allestimento museale dedicato al mondo del cappello, rappresenta e valorizza l’essenza più profonda del territorio e della comunità che lo ospita.

Il Museo del Cappello di Montappone è un percorso espositivo che ricostruisce le diverse fasi, dalla raccolta della paglia fino alla realizzazione del cappello nelle varie epoche documentabili.

In mostra reperti risalenti generalmente al secolo scorso, che costituiscono una fedele e autentica testimonianza delle tipologie di copricapi e delle attrezzature impiegate per la loro fabbricazione. L’itinerario si snoda attraverso attrezzi artigianali dei primi del ‘900 utilizzati per la lavorazione della paglia, così come macchine da cucire, forme in legno e in lega di varie fatture per modelli da uomo e da donna. Una collezione unica di utensili da lavoro, oggetti d’uso quotidiano e cappelli dalle forge e stili più disparati, per raccontare le storie d’ingegno, di creatività e di passione che hanno reso Montappone il centro del distretto della produzione di cappelli più importante d’Italia e d’Europa.

Quello di Montappone è un museo intimamente legato al territorio su cui insiste, aperto ai giovani, agli appassionati e ai curiosi. Uno spazio in cui il cappello in tutte le sue declinazioni assurge a elemento di riappropiazione della memoria storica; bene culturale comune da conservare, valorizzare e tramandare alle generazioni future. Il progetto è stato concepito per realizzare un contenitore dinamico, in cui tutto è funzionale a porre in primo piano l’interazione con i visitatori. Gli elementi espositivi, di diverse altezze, si intersecano tra loro a citare il tradizionale intreccio della paglia. Un ricco apparato fotografico documenta le diverse fasi di lavorazione del cappello nelle varie epoche. Postazioni interattive e multimediali affiancano gli oggetti in mostra, rendendo fruibili ai visitatori narrazioni video dedicate alla storia locale. La luce artificiale è elemento narrante che accompagna il visitatore lungo il percorso ed è modulata secondo una tecnica mista: diretta e puntuale, attraverso l’utilizzo di apparecchi illuminanti orientabili e un’illuminazione totalmente indiretta, celata nelle travi del soffitto in legno. Un mix progettato dall’architetto Marica Panicciari che ha permesso di ottenere una equilibrata distribuzione delle luminanze, creando sì volute gerarchie luminose, ma al tempo stesso producendo una piacevole luce d’ambiente, quasi materica, che permette la lettura dell’intero spazio museale e architettonico, consentendo in toto la lettura degli elementi che lo compongono, tutti intrinsecamente legati e dialoganti tra loro.

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