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Il Museo del Covo di Campocavallo

16 marzo 2016 Visualizzazioni: 1841 Exhibit

Campocavallo e la Festa del Covo

Raimondo Orsetti, Parrocchiano di Campocavallo

A pochi chilometri da Loreto, nella pianura verdeggiante solcata dal fiume Musone, dove le antiche vie di collegamento tra Osimo e Recanati, Loreto e Jesi si incrociano, si erge maestoso il Santuario di Campocavallo dedicato alla Beata Vergine Addolorata, la cui prodigiosa sacra immagine si venera già dalla fine del XIX secolo. Campocavallo è stato per molti decenni un centro esclusivamente agricolo, con larga presenza della mezzadria; grazie anche alla fertilità dei suoli ha offerto alla quasi totalità della popolazione dedita all’agricoltura una condizione di vita decorosa per i tempi. La storia della Festa del Covo ha origini lontane che risalgono agli anni Trenta.

In quel periodo il Santuario della Beata Vergine Addolorata, dove si venera la prodigiosa immagine miracolosa della Madonna, era meta frequente di pellegrini provenienti da ogni parte d’Europa. Per chiunque risiedesse nella regione, una visita annuale a Loreto e alla vicina Campocavallo, diveniva un appuntamento obbligato. L’economia, gli usi, le tradizioni e i costumi erano tutti esclusivamente di derivazione contadina e popolare. Successe che, all’indomani del sacrilego furto del quadro miracoloso avvenuto nel 1938, poi fortunatamente ritrovato seppur privo delle preziose decorazioni, gli abitanti del luogo pensarono che la semplice nuova incoronazione della Vergine fosse un gesto soltanto parzialmente riparatore dell’insano gesto. Sulla esperienza di quanto avveniva da decenni nella vicina Candia di Ancona pensarono di realizzare un carro, raffigurante la Corona della Vergine, di ricoprirlo interamente con le spighe di grano intrecciate e di portarlo in processione quale dono di ringraziamento alla Madonna. Da allora, 13 agosto 1939, la tradizione del Covo ha avuto inizio e si è protratta fino ai nostri giorni ininterrottamente, con ben 75 edizioni all’attivo! Nella Festa del Covo sono presenti motivi di ordine religioso e di natura antropologica, legati principalmente alla civiltà contadina delle Marche. L’evento si inquadra nel filone della tradizione e della religiosità popolare. Nasce, si tramanda e si conserva nella regione Marche come Festa religiosa del ringraziamento, collocandosi tra le forme più alte e solenni della pietas popolare. Ogni anno, per mesi e mesi, gli abitanti del luogo lavorano alla realizzazione del maestoso ed artistico carro (Covo), interamente ricoperto di spighe di grano intrecciate con sapiente maestria e abilità. L’arte sopraffina di realizzare le trecce è propria delle donne di Campocavallo che se la tramandano di generazione in generazione. È un’arte paziente, complessa, che richiede abilità, perseveranza e capacità non comuni. Soprattutto la collocazione delle spighe di grano nel Covo, negli ultimi anni, ha subito delle profonde trasformazioni. I Maestri del Covo non si limitano, come hanno sempre fatto, a combinare le diverse specie di grano per realizzare particolari effetti di colore, ma hanno letteralmente rivoluzionato la tecnica originaria, che sembra sempre più orientata verso la raffinatezza e la perfezione. Nel suo genere, la Festa rappresenta ancora uno dei rarissimi eventi di arte rurale sopravvissuti alla modernità e che, a fatica, vengono tutelati, conservati e valorizzati. Dal 1981 ad oggi, la Festa del Covo, attraverso i gemellaggi con altre realtà affini per cultura, tradizione, spiritualità, si è aperta al mondo favorendo così la valorizzazione dei contenuti dell’evento e del proprio patrimonio. Gemellaggi importanti sono stati realizzati, con notevole successo, coinvolgendo realtà italiane e straniere, quali ad esempio: Czestochowa (Polonia), Armstrong e Lujan (Argentina), Assisi, Padova, Pompei, S. Giovanni Rotondo, Betlemme (Palestina), Fatima (Portogallo), Venezia, Lourdes (Francia), Santiago di Compostela (Spagna), San Basilio di Mosca (Russia), il Sacro Cuore di Parigi (Francia), San Pietro in Vaticano, Altotting (Germania), Medjugorje (Bosnia-Erzegovina). L’edizione di quest’anno sarà dedicata a Sofia, capitale della Bulgaria e verrà riprodotta l’antica cattedrale di Santa Sofia. La Festa del Covo è certamente l’evento che più di ogni altro, nelle Marche e nel centro-Italia, mantiene intatti i connotati della religiosità popolare e dell’arte contadina.

La Festa del Covo di Campocavallo si inserisce nel solco della religiosità popolare marchigiana, espressione con cui si suole indicare dei gesti, delle preghiere, degli atteggiamenti religiosi della tradizione popolare, della pietà popolare. La Festa del Covo sembra mantenere, inoltre, alcuni aspetti dell’arcaico retaggio della religione rurale, del rapporto cioè tra antiche culture e messaggio evangelico, quando una nutrita serie di orazioni e di gesti accompagnava la vita dei campi, e arature, seminagioni, messi, bestiame, pioggia, sereno venivano affidati incessantemente a Dio e ai santi, perché il ciclo della fecondità della terra continuasse a sostenere l’esistenza degli uomini che vi abitavano. La Festa del Covo è anche una delle più autentiche espressioni della civiltà contadina delle Marche, ormai scomparsa, che contrassegnò la vita di gran parte degli abitanti della nostra regione per molti secoli e fino agli inizi degli anni Settanta. L’abilità, la maestria, la perizia con le quali, uomini e donne, anziani e giovani, tutti assieme, costruiscono i Covi, splendidi manufatti artistici di spighe di grano, rappresentano una delle ultime espressioni della creatività, del sapere, della capacità della nostra gente di saper produrre, innovare, valorizzare quanto la natura ci offre, in un rapporto che è sempre stato di grande rispetto ed amore verso la madre terra ed i suoi frutti. Molti dei Covi realizzati negli ultimi venti anni possono essere ammirati nell’esposizione allestita al Museo del Covo, a Campocavallo di Osimo in piazzale Bachelet. All’interno del museo è possibile osservare un vasto repertorio di materiali utilizzati per la realizzazione dei manufatti in grano, oltre alle originali tecniche di costruzione.

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