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Nana Piccolo Bistrò

14 settembre 2016 Visualizzazioni: 2206 Interni, Architettura

progetto di Francesco Valentini Elisa Romagnoli – fds | officina di architettura

A circa due anni dalla sua inaugurazione, “Nana Piccolo Bistrò” si espande e rinnova il locale. Un bistrò dalle dimensioni a dir poco intime, il cui nome è ispirato a una ninna nanna di Federico Garcia Lorca.

Anima di un vero e proprio bistrot parigino, caratterizzato da semplicità e sostanza: solido background ed equilibrato in cucina, con un mix azzeccato di prodotti e tradizioni dalla Spagna alle Marche giustapposte e modulate con modernità ed immediatezza piatti semplici ma di altissimo livello. Semplicitàe tradizione ri-visitate, ri-adattate e ri-proposte. La “perfetta imperfezione” è ciò che caratterizza l’anima di questo luogo. La prima cosa che colpisce è la presenza di un bancone di cemento, appositamente disegnato e realizzato artigianalmente: la “pietra angolare” del Nana, luogo di creazione dello chef, che grazie alle grandi vetrate è direttamente proiettato su via Carducci e perfettamente immerso (connesso con) nella sala.  Il nuovo bancone si riappropria  del vecchio locale, è la linea di congiunzione tra vecchio e nuovo, elemento di continuità.  Nell’ampliamento è collocata  la sala ristorante. Lo spazio risulta molto flessibile e camaleontico: ci si può trovare a degustare prodotti e specialità della cucina su sgabelli,  tecnico a parete o al bancone con lo chef,   su poltrone alla finestra, su tavoli  nella sala e nella nicchia dove un tempo sorgeva un garage ed oggi trova collocazione il “tavolo dell’amicizia”. L’intervento persegue un dialogo continuo con l’esistente e il rispetto dello stato dei luoghi, cercando di conservare, ove possibile, la memoria di chi quei luoghi li aveva già sperimentati e vissuti, ma sotto una veste diversa. Da qui la decisione di mantenere il pavimento originale in graniglia degli anni ’40, ritrovato successivamente all’inizio dei lavori.

Questo è presente in tutto il locale, ad esclusione del bagno e della nicchia (dove una volta vi era un vecchio garage), dove è stato mantenuto l’originale massetto in cemento opportunamente trattato. Per quanto riguarda i materiali utilizzati: ampia vetrata in ferro e vetro che divide la zona di ingresso/bancone dalla vera e propria sala più intima; intonaco acustico lasciato intenzionalmente grezzo, quasi incompleto e volutamente imperfetto; per gli arredi si è optato per il recupero di tavoli e sedie in legno (già presenti nel vecchio locale), cemento per il bancone, e griglie in ferro (stessa finitura di infissi esterni e vetrata interna) per il posizionamento di piante a parete. A soffitto è stato applicato sughero termo-trattato lasciato anch’esso grezzo: elemento di impatto estetico e dal grande potere fonoassorbente per garantire un comfort acustico agli ospiti. Particolare attenzione è stata dedicata all’illuminazione (molto calda, soffusa e intima) caratterizzata da porta lampada in ceramica nero opaco e ferro nonché all’aspetto impiantistico per il trattamento dell’aria.

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