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Oltre il territorio

16 gennaio 2015 Visualizzazioni: 471 Design

di Roberto Pieracini

La mostra conclusasi nello scorso mese di dicembre è stata la prima esposizione temporanea allestita nei Musei Civici di Pesaro rinnovati, con focus sulle produzioni artistiche e arti visive contemporanee. Il tema è stato il legame di tre figure di designer pesaresi – Franco Bucci, Massimo Dolcini – e milanese – Gianni Sassi – nelle loro specifiche produzioni, che ha avuto come centro catalizzatore la città di Pesaro e la sua vivacità artistica e culturale, stimolata e sostenuta da un lungo periodo di amministrazione illuminata della città. L’esposizione è stata curata Roberto Pieracini, anch’egli agli esordi ceramista (e cofondatore con Nanni Valentini, Filippo Doppioni e Franco Bucci del Laboratorio Pesaro), poi grafico e designer della comunicazione, testimone diretto di questa storia. 

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L’esposizione è stata dedicata alle nuove generazioni, ai giovani che, conclusi i loro percorsi di formazione, cercano di introdursi nel mondo del lavoro. La città di Pesaro, in un momento storico ugualmente difficile, nella seconda metà del secolo scorso, è riuscita a creare un’alleanza molto forte tra il mondo della formazione, in particolar modo con l’Istituto d’Arte Ferruccio Mengaroni, e il mondo della produzione industriale. L’attenzione verso le scuole che oggi viene a mancare, è stata elemento indispensabile per quella ricostruzione della società italiana nel secondo dopoguerra. Il percorso è iniziato dunque da due scuole del territorio, l’Istituto d’Arte Mengaroni, e l’Isia – Istituto Superiore per le Industrie Artistiche, di Urbino. Nella prima si formano grandi artisti e colti artigiani. Nella seconda troviamo, già dalle origini, come docenti e allievi, i migliori comunicatori visivi italiani. L’esposizione si è avviata nel ricordo di Franco Bucci, studente e poi docente all’Istituto d’Arte, raffinato artigiano che con la sua produzione di oggetti d’uso portò alta qualità nel quotidiano, fino a Massimo Dolcini, personaggio avvincente, dirompente, che si è mosso all’interno della comunicazione pubblica con una profonda attenzione rivolta al cittadino. Nel 1971 l’incontro fatale con Gianni Sassi, grafico, operatore culturale, organizzatore di straordinari eventi nella Milano degli anni ’80 ha prodotto un’elaborazione teorica che portò a significativi progetti culturali. Sassi era spesso ospite a Pesaro: li legava una profonda amicizia. L’intento non è stato solo ricostruire il loro l’operato (impossibile presentare tutto il lavoro, intenso e immenso che per una vita intera hanno elaborato), ma allargare lo sguardo al mondo della cultura attraverso “flash” tematici sul mondo della comunicazione, dell’arte e della produzione artistica. In mostra infatti ci si è potuti soffermare su percorsi e momenti d’incontro di “altri” mondi progettuali che a Pesaro e con i suoi cittadini hanno trovato una loro appartenenza, una vicinanza culturale che, perlomeno in alcuni frangenti storici, ha permesso l’elaborazione di progetti comuni riuscendo a costruire una rete di interessi, di ricerche uniche ancora nell’oggi. Numerosi sono gli uomini d’arte – pittori, scultori, grafici, illustratori, fotografi, musicisti, poeti e letterati – che sono nati e hanno vissuto, lavorato in questo territorio. E anche se dal territorio sono poi usciti, alla ricerca forse di tensioni ed esperienze più forti, non mediate, il loro legame, la loro appartenenza rimane nel tempo intatta. La mostra ha seguito un filo cronologico che è partito dagli anni ’60 ed è arrivato agli anni ’90, con alcuni flash dedicati anche agli anni vicini a quelli odierni, approfondendo in modo diretto e coinvolgente gli universi paralleli e complementari delle arti, della comunicazione, del design, della grafica attraverso l’esposizione di ceramiche, manifesti, sculture, dipinti, progetti, documenti, testimonianze. Oltre progetti, produzioni e ricerche di Franco Bucci, Massimo Dolcini e Gianni Sassi, sono state presentate opere di Albe Steiner e Michele Provinciali al CSAG (Corso sperimentale Arti Grafiche) oggi ISIA, di Urbino. Maestri e allievi dell’Istituto d’Arte Ferruccio Mengaroni di Pesaro, da Renato Bertini, Ferruccio Ferri, Andrea Gallucci, Sergio Pari, Ulrico Schettini, Pierluigi Spallacci, agli scultori Eliseo Mattiacci, Loreno Sguanci e Giuliano Vangi. Ceramisti come Bruno Baratti, Federico Fabbrini, Alessio Tasca, Panos Tsolakos e Carlo Zauli. Artisti come Alberto Burri, Mario Ceroli, Ettore Colla, Riccardo Emma, Joseph Kosuth, Jean Jaques Lebel, Livio Marzot, Peter Moore, Claudio Olivieri, Giulio Paolini, Oscar Piattella, Michelangelo Pistoletto, Arnaldo Pomodoro, Pino Spagnulo, Nanni Valentini, William Xerra. Inoltre il grafico Franco Balan e il gruppo Grapus di Parigi. Attraverso questo “viaggio” sono stati evidenziati aspetti di interesse peculiare: la contaminazione tra arte e design, frutto del fermento politico e intellettuale; l’importanza delle ‘scuole’ come luogo altamente formativo; il ruolo della pubblica amministrazione pesarese in quegli anni, pronta e coraggiosa a riconoscere autonomia progettuale ai progettisti appunto, dal design all’architettura, creando quella irripetibile ‘sinergia’ tra amministrazione-progettista-cittadini, elevando, amplificando e potenziando l’efficacia comunicativa e la validità delle operazioni culturali del periodo. Esperienza unica, questa, che ancora oggi è considerata come esempio di eccellenza in Italia e all’estero.

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