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Oltre la siepe Marco Strappato

15 settembre 2016 Visualizzazioni: 546 Arte

di Andrea Bruciati

“E tu sorgi ne l’anima profonda, pura Imagine. Come su lo stelo esile piega un funebre asfodelo, su ‘l collo inclini la tua testa bionda (…) E tu guardi, tu sempre guardi, o muta Imagine, tu pura come il latte, con i tuoi teneri occhi di colomba.”

Gabriele D’Annunzio, L’imagine, in Versi d’amore e di gloria, Mondadori, Milano, 1982, I, p. 219

L’avvento dei nuovi media non ha prodotto soltanto inediti linguaggi e forme d’arte alternative ma sta trasformando radicalmente gli stereotipi e i codici visivi collettivi, superando finalmente l’impasse postmodernista nella riflessione degli addetti ai lavori.

Come dichiara Strappato: “Il mio lavoro ha a che fare con la richiesta pressante ed urgente, di riconsiderare le immagini nell’epoca contemporanea, prendendo in considerazione sia gli aspetti della produzione che quelli della distribuzione; ciò si sviluppa attraverso una pratica multidisciplinare. Il mio maggior interesse si focalizza tuttavia sulla potenzialità di cui le immagini sono portavoce”. Certo è che la costituzione di un alfabeto nuovo, nato non tanto dalle macerie ma dall’impellenza di senso nelle formulazioni estetiche, è un dato già di per sè nuovo per i millenial che spesso vengono tacciati di non essere visionari e propositivi. Così ribadisce: “Utilizzo l’incessante flusso d’immagini come fonte materiale: la sovversione, la manipolazione e la ri – contestualizzazione sono strumenti che permettono di dare linfa vivificante all’atto del ‘guardare’.

Il punto è domandarsi come le immagini sono costruite, in che modo si  relazionano con i media ed in quale misura influiscono sulla nostra esperienza emotiva e psicologica e quindi sulla nostra percezione del mondo. Partendo dal loro significato letterale, tali iconografie potrebbero essere utilizzate per capire l’esperienza estetica nel mondo contemporaneo, per una nuova riflessione riguardo l’autentico ed il falso, l’esotico ed il familiare, l’artificiale ed il naturale.” L’autore si avvale pertanto del materiale già a disposizione, trovato o autoprodotto, per generare codici di senso volti ad articolare un discorso differente per il quale però mancano le parole, i segni. Un diverso ed inedito vocabolario per una dimensione simbolica contemporanea che spinge Strappato verso un climax quasi metafisico: una ricerca utopistica nei suoi assunti finali che lo conduce inevitabilmente a proiettare il suo lavoro verso un sublime oramai plasmato dalla tecnologia.

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