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Opificio 2.0 a Civitanova

24 marzo 2017 Visualizzazioni: 108 Restauro, Architettura

progetto di Arch&Co

L’opificio, costruito in muratura portante presumibilmente intorno al 1940, è parte di un edificio più ampio, ubicato in posizione centralissima alle spalle della stazione
di Civitanova Marche, prospiciente la struttura principale del complesso della Fornace Ceccotti, nucleo storico e generatore urbano della civitas nova, noto per essere dismesso da più di 30 anni a causa dell’ampio e continuo dibattito, non solo urbanistico, che si riapre di volta in volta a seguito di ogni nuova Amministrazione.

Quando la committenza decise di acquistarlo per trasferirvi la propria attività di produzione di audiovisivi didattici, l’edificio versava in condizioni di totale abbandono, con conseguenti notevoli danni alla struttura principale già problematica per le grandi luci libere. La richiesta fu quella di realizzare una sede operativa moderna, tecnologicamente avanzata e modulabile. Con la risposta progettuale si è voluto aggiungere una forte caratterizzazione desunta e suggerita dalla preesistenza intenzionalmente mantenuta per raccoglierne la memoria, accentuata da un intervento seriamente minimal. L’intervento è consistito in primis in un consolidamento statico, attraverso un insieme di opere leggibili, compatibili con le caratteristiche tipologiche del manufatto, costituite da muratura portante e capriate in ferro.

Si è provveduto ad inspessire la scatola muraria applicando nella parte interna delle murature esistenti una controparete in blocchi strutturali di laterizio, ancorata puntualmente alle pareti esterne, le quali risultavano pericolosamente in esse verso l’esterno; la controparte è divenuta la “scatola portante” interna alla “scatola esistente”. Con la nuova scatola si è potuto consolidare soprattutto il piano primo, strutturalmente più problematico e meno rispondente a causa dell’assenza di collegamenti trasversali e dell’altezza pronunciata. Si è posto in opera un sistema di travi e pilastri in acciaio innestato fra la muratura perimetrale e le capriate esistenti, utile anche ad ottenere un soppalco interno che contribuisce a risolvere le problematiche acustiche dell’open space sottostante.

È stato rinforzato anche il solaio di interpiano impiegando delle lamiere hi-bond lasciate a vista. In realtà tutto è sinceramente a vista in quanto si è scelto di tralasciare qualunque velleità estetica fine a stessa, tant’è che gli intonaci sono realmente grezzi, in sola sabbia e calce, priva della stesura superficiale dell’intonaco di finitura.

La filoso a che ha guidato l’intervento è stata quella di generare uno spazio polifunzionale, capace di adeguarsi velocemente alle trasformazioni e ai cambiamenti della realtà funzionale molto fluida e creativa che lo abita: insomma, si è ottenuto un luogo da riempire ed adattare di volta in volta a seconda della funzione e/o delle esigenze. L’esterno è stato volutamente lasciato com’era ad eccezione delle finestre e degli imbotti, che sono corredati da un innovativo sistema di brise-soleil che permette un attento controllo dell’illuminazione all’interno dell’edificio. Al piano terra lo spazio è aperto ad eccezione del volume in mattoni dei bagni e della scala che porta al piano primo. Tutti i pavimenti
sono appoggiati su un sistema ottante, che ha permesso di utilizzare un’impiantistica all’avanguardia facilmente ispezionabile e retti cabile con il tempo. Al piano primo, lo spazio di lavoro open space si può configurare in diversi modi grazie a schermature in cartone e scrivanie componibili.

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