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Opificium Contemporaneo: Hair-Styling salon in Ancona

16 gennaio 2015 Visualizzazioni: 669 Interni

progetto di Simone Subissati


Si può sviluppare un progetto di un salone d’acconciatura mettendo in campo contenuti e linguaggio che sono propri del mondo dell’architettura, del design e della moda di ricerca piuttosto che gli stilemi e i cliché che appartengono ai negozi del genere? In effetti passando davanti alla vetrina del negozio ad Ancona nei pressi di viale della Vittoria, si rimane incuriositi dal connubio di volumi e superfici, morbido e rigido, rifinito e non finito, in un’amalgama che attrae e incuriosisce senza però svelare immediatamente la destinazione dello spazio, la funzione delle strutture e degli oggetti presenti (tra l’altro funzionalissimi) che sono parte integrante del progetto.

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Il cliente chiedeva uno spazio che denotasse una modalità di lavorare contraddistinta da un approccio non più di moda, vale a dire da scrupoloso artigiano all’interno della sua bottega, che invece di cesellare gioielli o riparare orologi si occupasse con la stessa attenzione delle teste dei suoi clienti, rifuggendo dalla tipologia corrente di parrucchieria spersonalizzata o da centro commerciale. La metafora del laboratorio, dell’opificium, è usata per concepire i due principali elementi del progetto, i due “oggetti significanti” che costituiscono lo spazio. Il primo, un volume plastico e monomaterico in legno di betulla, è una sorta di workstation che nel suo sviluppo risolve la maggior parte delle funzioni del negozio: contenimento, esposizione, banco cassa, guardaroba, oltre a creare un ambito riservato per la postazione tagli e a delimitare il vano della scala che scende nell’interrato. Il secondo, che supporta e semplifica le altre funzioni, è un elemento che al contrario si smaterializza in linee e superfici in ferro e fa riferimento alla meccanica esprimendo un’idea di tensione e di movimento. È costituito da due parti ruotate secondo un asse verticale, costruite con montanti e correnti di ferro verniciato che fanno da supporto a superfici in ferro grezzo e specchi. L’involucro che li ospita è pensato come una piccola galleria d’arte, un loft di origine industriale come richiamato dal soffitto a sezione curvilinea, dalla finitura grezza “a scialbo” dei muri e dal pavimento in cemento e quarzo levigato in opera. Molta attenzione è stata posta ai dettagli, alla chiarezza di certe soluzioni, come gli attacchi della struttura in ferro a pavimento (senza soluzione di continuità, affondata direttamente nel massetto in cemento), il disegno delle cassettiere in ferro e legno di rovere sospese e particolari come la mensola di servizio nella postazione taglio realizzata con una lamiera in ferro sagomata ma addolcita da una traforatura (su disegno) quasi come fosse un merletto. Oltre all’illuminazione tecnica sulle postazioni di lavoro, l’illuminazione “di fondo” serve a creare maggiori contrasti per valorizzare le due principali strutture dello spazio: una luce di controcampo smaterializza il muro retrostante la struttura in ferro isolandola, esaltandone la silhouette scura, rafforzandone i sottili contorni; al contrario un’illuminazione a spot evidenzia alternativamente le facce in luce e in ombra del volume in legno. I complementi – a compendio dell’atmosfera e dei contenuti del progetto – sono tutti su disegno. Il divano in juta, la lampada da terra in legno di tiglio con cappello in maglia lavorata ai ferri, il tavolino le cui gambe sono come lunghi bulloni avvitati, il tappeto/ruota d’ingranaggio, la tenda realizzata con tessuti grezzi, juta e reti da pesca.

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  • Dettaglio della struttura continua in legno di betulla sul banco cassa
  • Guardaroba e contenimento attrezzatura tecnica alloggiata in spazi celati all’interno della struttura
  • La struttura in legno – uno dei due “oggetti significanti”_
  • La struttura in legno – uno dei due “oggetti significanti”
  • Nella parete opposta (parete destra) la struttura in ferro esemplifica idee di tensioni, meccanismi e movimentazioni supportando specchi, mensole