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Palazzo Pianetti

12 gennaio 2016 Visualizzazioni: 436 Restauro

Restauro e risanamento conservativo delle facciate del Palazzo della Signoria

La Storia
La costruzione del Palazzo Pianetti ebbe inizio nel 1748 su disegno del pittore- architetto jesino Domenico Valeri.
Non è possibile verificare la rispondenza di quanto realizzato rispetto al progetto del Valeri del quale mancano totalmente i relativi disegni.
Sua, quasi certamente, è l’impostazione planimetrica dell’organismo edilizio, incentrata dul giardino, vero punto focale della composizione del quale il Valeri progettò l’assetto generale e la piacevole prospettiva, poi abbondantemente variata in sede di realizzazione.
A lui è attribuibile l’idea della galleria al primo piano, delimitata all’estremità dalle due sale ottagonali e del portico del piano terra oggi quasi completamente chiuso.
Fortemente voluto dalla nobile famiglia Pianetti che, al colmo delle sue fortune, ritenne ormai inadeguato al proprio stato sociale il grande ma assai più povero palazzo di via Valle, la costruzione dell’edificio, affidata al valente capomastro Giovanni Maria Mengoni, si, protrasse fino alla fine del 1750 data in cui è presumibile considerare ultima la fase strutturale.
Tra il 1750 e il 1780 la “…nuova fabrica…” è tutto un brulicare di artigiani e artisti giunti da ogni dove che si occupano delle finiture e delle decorazioni interne ed esterne.
Da questa data fino a tutta la prima metà dell’ottocento non si ha notizia di rilevanti altri interventi edilizi meritevoli di menzione.
A partire dal 1856 in vista del matrimonio tra il marchese Vincenzo Pianetti e la figlia dei conti Azzolino di Firenze, Virginia, prende il via un nuovo ciclo di interventi di ristrutturazione ed ampliamento del monumento palazzo che si protrarrà fino alla fine del decennio.
Progettati e curati nella fase esecutiva dall’architetto Angelo Angelucci di Todi, i lavori eseguiti in questo periodo riguardano l’ampliamento e il completamento del terzo piano, la sistemazione dell’appartamento del secondo piano, la ristrutturazione della scuderia ed annessi ambienti di servizio, lettiera dei cavalli, camerino nuovo della latrina, apertura di finestre nelle mura urbiche oltre alla demolizione della vecchia e inadeguata scala principale e ricostruzione dell’attuale scalone nobile realizzato con sessantacinque gradini di pietra calcarea compatta detta nel paese Crognola opera dello scalpellino Benedetto Pascucci, e con la balaustra in ferro fuso realizzata a Pesaro dallo scultore Pietro Gai.
Verso la fine del secolo scorso inizia la decadenza della famiglia Pianetti.
L’eccessivo onere economico richiesto dalla manutenzione e dall’utilizzo del palazzo, induce i Pianetti ad intraprendere, dal 1891 al 1896, consistenti lavori di ristrutturazione del secondo e terzo piano per ricavarne appartamenti da affittare.
Analoga sorte spetta ai locali ottenuti chiudendo gran parte delle logge porticate del pianterreno e alla stessa splendida galleria del primo piano. Cinque anni dopo, nel 1901, il palazzo viene venduto alla famiglia Tesei. Da allora l’edificio non subisce rilevanti mutazioni fino al 1960 anno in cui il Comune, con l’acquisizione di una parte dell’immobile, dà inizio ai primi restauri riportando in vita gran parte del primo piano.
Ulteriori acquisizioni si sono succedute nei vari anni, fino a giungere ai nostri giorni che vedono il Comune proprietario di circa due terzi dell’intero complesso edilizio.
Forte dei suoi quattro piani utili, sotto l’aspetto organizzativo, l’edificio si presta assai agevolmente al concetto della stratificazione orizzontale di attività eterogenee tutte correlate tra loro ognuna delle quali insediata su un orizzontamento dell’edificio che, dotato delle necessarie attrezzature, permette loro di agire in maniera autonoma e autosufficiente sia dal punto di vista prettamente museologico, sia per quanto riguarda la rispondenza alle normative vigenti in materia di sicurezza antincendio.
Questa tipologia distributiva consente di ottimizzare l’organizzazione interna di ciascuna delle attività predeterminate, esaltandone la funzione che sono chiamate a svolgere in relazione al contesto ambientale in cui sono inserite.
I principali interventi edilizi previsti a questo livello riguardano: il consolidamento statico delle fondazioni del muro esterno dell’edificio prospiciente il giardino; la demolizione delle tamponature murarie del porticato e la successiva chiusura delle volte con vetrate antisfondamento sorrette da infissi metallici preverniciati; l’edificazione di un locale coperto da realizzarsi nella porzione di corte esterna che fronteggia l’attuale centrale termica.

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