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Paolo Brunelli – Un futuro conquistato

28 marzo 2017 Visualizzazioni: 1336 Design

di Paolo Brunelli

Non c’è una vera filosofia nella mia carriera professionale, ma un profondo rispetto di sé stessi, degli altri, di ciò che consumiamo. Nessun percorso, dunque, si può descrivere in poche righe. Gli entusiasmi, i momenti di solitudine, il rischio di fare scelte sbagliate, gli azzardi e gli impeti che invece si sono rivelati pro cui, hanno caratterizzato quarant’anni della mia storia. Una storia cominciata in un piccolo paese della provincia di Ancona, nelle Marche. Il futuro di chi è nato in una famiglia di ristoratori sembra essere già scritto. La strada sembra essere già tracciata, le scelte quasi obbligate. Sai che avrai una vita simile a quella di tua madre, sai che lei ti ha protetto per moltissimi anni e sai che un giorno affronterai le beghe quotidiane da solo, senza paracadute. L’adolescenza e la mia prima gioventù è trascorsa quindi tra tentativi.
Ho provato a servire, ho provato a ‘ragionare’ sulle esigenze di chi si siede a cena, ho provato anche a pensare cosa fare se un giorno tutto questo sarebbe stato il mio domani. L’irrequietezza di quegli anni, annaspando tra continue ‘prove’, è stata fortunatamente plasmata dalla passione per la musica, un grande amore che ho provato a trasformare
in professione, visto che alcune mie capacità venivano riconosciute. Le esperienze negli studi di registrazione, la vicinanza di veri cultori della musica, e una conoscenza sempre più ampia del panorama musicale senza preclusioni e senza pregiudizi hanno sicuramente contribuito a creare quell’armonia interiore che a tratti è riuscita a combattere l’insofferenza caratteriale con la quale ancora faccio i conti.

Ci sono stati momenti in cui la musica me la sono fatta bastare, altri in cui era del tutto insufficiente a rispondere alle mie tante domande. Dovevo crearmi uno spazio. Un mucchio di metri quadrati all’interno dei quali potevo essere me stesso, potevo dire come la pensavo senza paura di essere giudicato, ma anche uno spazio per mettermi alla prova. È alle basi che aveva posto nel mondo della gelateria mia nonna, che mi sono appellato. A quelle mi sono aggrappato e con quelle ho cominciato a scrivere il mio futuro. Mi sono avvicinato al gelato con profondo rispetto, perché il gelato è per tutti. Non fa distinzioni, non guarda all’età delle persone, arriva al portafogli di chiunque.
Proprio perché così popolare è sempre fortemente giudicato e paragonato. Per anni ho lavorato in un laboratorio sotterraneo: poca luce viva, poco spazio ai sogni no a quando questi non sono diventati così grandi da richiedere un ambiente più grande e in emersione. Essere artigiano è principalmente un impegno verso gli altri, un rispetto del consumatore a cominciare dal non crederlo mai superficiale, cercando di non snobbare i rilievi che fa e di misurare il qualunquismo in cui purtroppo molti incappano. Essere artigiano per me ha significato anche s darmi e con l’apertura in solitaria del secondo punto vendita, è come se fosse iniziata un’altra parte di vita. Progettarlo, vederlo crescere, imbattersi nella burocrazia, chiedersi il perché di certe regole e l’assenza di altre. Combattere con i tempi, con la velocità, con la lentezza: ritmi che nel mio laboratorio ho dettato sempre e solo io. Io ero il direttore d’orchestra e io ero ‘tutti’ i musicisti. Scegliere un arredo il più vicino possibile al mio carattere, al mio essere austero, ma provare al tempo stesso a creare un ambiente accogliente e nobile per un gelato che prova ad emergere, è stato complicato.

 

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