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Play factory

14 gennaio 2015 Visualizzazioni: 500 Impresa

L’impresa formativa del Gruppo Loccioni

“È nel gioco che l’uomo esprime il massimo della sua intelligenza. Per gioco intendo quello dei bambini, fatto di curiosità, imprevisti e sorpresa. Play Factory è un luogo culturale dove gli incontri interpersonali e le relazioni con la materia trovano lo spazio essenziale del gioco, sviluppando conoscenze attive, esperienze e scoperte innovative.”

Isao Hosoe

La denominazione “Play Factory” è l’estrema sintesi della filosofia, di un percorso che indica un nuovo modo di progettare, di “fare” e di creare valore attraverso l’espressione umana nella sua interezza. Le sue radici portano lontano: già nell’800 Schiller afferma che “l’uomo è completo solo quando gioca” perché nelle operazioni ludiche convivono in modo armonico le componenti fondamentali dell’umanità: sensibilità e intelletto, materia e forma, esteriorità ed interiorità: tutte espressioni di bellezza. Adriano Olivetti, nel discorso inaugurale per il nuovo stabilimento di Pozzuoli (Napoli) nel 1955, afferma che: “di fronte al golfo più singolare del mondo, questa fabbrica si è elevata, nell’idea dell’architetto, in rispetto della bellezza dei luoghi e affinché la bellezza fosse di conforto nel lavoro di ogni giorno. La fabbrica fu quindi concepita alla misura dell’uomo, perché questi trovasse nel suo ordinato posto di lavoro uno strumento di riscatto e non un congegno di sofferenza. La fabbrica deve produrre bellezza”. L’educazione estetica si sviluppa attraverso il gioco perché esso non è subordinato ad uno scopo razionale, né il momento intellettuale è sacrificato all’impulso sensibile: è un’attività che ha per fine se stessa. Gioco vuol dire conoscere e conoscersi, “mettersi in gioco” per scoprire le affinità, le conoscenze tacite e i punti di forza. Con la crescita dell’individuo nel corso del tempo, lo spazio del gioco si assottiglia sempre di più e, nello stesso tempo, si perde la dinamicità originaria fondamentale per l’innovazione. Play Factory è un modo per rivalutare il momento del gioco e per innalzarlo a ispiratore di creatività, innovazione, evoluzione. Play Factory è anche un nuovo modo di pensare e comunicare il lavoro dell’uomo che si astrae dalla materialità e dalla fisicità tipica dei posti di lavoro, per divenire espressione di personalità e di capacità di relazionarsi agli altri. L’iniziativa nasce con la collaborazione di Isao Hosoe, designer giapponese, da tempo appassionato allo studio degli ambienti di lavoro e del loro impact sui lavoratori (dal design degli arredi al modo di vivere e percepire il lavoro e lo spazio) e il gruppo Loccioni, con l’idea di incentivare e diffondere questa cultura del “fare creativo”. Già da tempo impegnato con il Gruppo, Hosoe rimane sorpreso dal constatare “che voi siete una Play Factory. Voi siete una buona palestra in cui allenarsi alla nuova cultura e da cui propagarla”. L’impresa play non è gerarchica, ma ha un’organizzazione orizzontale, in cui ognuno può crescere per merito e passione. Mette insieme e fa dialogare generazioni, culture, mercati diversi, accomunati dall’obiettivo di migliorare la qualità della vita delle persone in modo responsabile e sostenibile. La Play Factory non è un posto di lavoro, ma un luogo in cui poter lavorare, esprimere le proprie potenzialità, realizzare il proprio sé personale e professionale. Soprattutto la Play Factory è un’impresa aperta ai giovani e a chi ha tanta esperienza, a clienti, a fornitori, a concorrenti, alla comunità scientifica e a quella istituzionale. L’apertura alimenta il desiderio continuo di approfondimento, di nuovo sapere, la voglia di cambiamento, l’innovazione. Attraverso l’apertura Play Factory diventa impresa formativa che offre ai visitatori un’esperienza estetica, stimoli da far germogliare in altre organizzazioni, piccoli frutti da portare via.

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