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Progetti Finalisti VII edizione

1 giugno 2017 Visualizzazioni: 861 2017

Tra le numerose proposte arrivate dai giovani progettisti per il concorso di idee per l’allestimento della spiaggia di Demanio Marittimo Km 278 2017, ecco i progetti finalisti di questa VII edizione:

COMUNITA’ ABITABILE

L’allestimento prende la forma di una comunità abitativa temporanea. Il dibattito sul tema della ricostruzione di borghi, città e territori segnati da eventi naturali ha inizio tra le tende delle abitazioni di emergenza. Esse assumono il ruolo simbolo di prima opportunità di rigenerazione. La disposizione del campo viene trasfigurata aprendo i confini della singola tenda e mettendo in comunicazione i suoi spazi, ora affiancati. Il colore blu acceso dei campi base, primo luogo di riparo, diventa struttura di sostegno di un’unica copertura bianca e luminosa, luce di un nuovo futuro da progettare. Tutte le unità sono in connessione e dipendenti strutturalmente l’una dall’altra creando una comunità solida. L’ambientazione fatta di funzioni aperte e sempre in contatto tra loro è corrispondente allo spazio duttile e inclusivo del demanio marittimo che diventa area di coinvolgimento al dialogo e di connessioni sociali che generano la cultura del luogo. In questo modo, il complesso provvisorio è in grado di ospitare la progettazione di una nuova costruzione stabile.

elaborato da Giovanni Cestari ACCADEMIA DI BELLE ARTI DI BRERA, Luca Redaelli, Andrea Spadaro Norella, Eleonora Valle, Lorenzo Visentini – POLITECNICO DI MILANO – FACOLTA’ DI ARCHITETTURA

AGORA’

Ricostruire comunità significa per noi disegnare uno degli spazi più identitari dell’architettura e della cultura italiana: la piazza. Un luogo fortemente simbolico, il punto di adunata in caso di emergenza e la scena del mercato, come del dibattito.Tramite l’utilizzo di un modulo facilmente ripetibile e reperibile – gli impalcati per la realizzazione dei ponteggi -, viene data vita ad una trama, all’apparenza labirintica ma permeabile in qualsiasi istante, che richiama un tessuto urbano. E mentre la struttura dà forma a facciate che si erigono su vari livelli e scandiscono i percorsi, la vita si svolge nello spazio pubblico, in cui tutte le funzioni prendono luogo. Il programma viene riletto e ritrascritto proponendo le attività che normalmente popolano una piazza. Ecco che un bar, un museo, un’officina, una libreria e un cinema – ognuno con la propria insegna luminosa – affiancano quella che per dimensioni è il fulcro dell’intera istallazione. La chiamiamo semplicemente “piazza”. Attorno ad essa si innalza una sorta di balconata: una superficie rialzata che ci consente di conquistare una posizione dominante da cui godere lo spettacolo di questo “vuoto”. E diventa così visibile la trama che le persone, muovendosi e interagendo con lo spazio, creano e rendono variabile ad ogni istante. È come ambire a mettere in atto la costruzione di un microcosmo che ha il sapore di una città, e si rivela come qualcosa che ha a che fare con il movimento, col nostro movimento e con quello, collegato, dello spazio in cui viviamo.

elaborato da Silvia Barletta UNIVERSITA’ DI GENOVA – FACOLTA’ DI ARCHITETTURA), Clara Maria Puglisi UNIVERSITA’ POLITECNICA DELLE MARCHE  – FACOLTA’ DI INGEGNERIA EDILE – ARCHITETTURA

COMMUNITY PLAYGROUND

La proposta intende indagare il tema della ricostruzione immateriale di una comunità, interrogandosi in primo luogo sul valore e sul significato che il concetto di comunità porta con sé.Lo spazio urbano è il luogo necessario per far sviluppare una comunità, l’unico nel quale essa si riconosce come tale.L’articolazione ogni volta peculiare dello spazio funge da scenografia e punto di riferimento del vivere assieme.Nell’indeterminatezza dell’ambiente costiero si configura pertanto una spazialità astratta, un sintetico ed astratto sistema di pieni e di vuoti, di percorrenze e di soste, che fa assumere per una notte una morfologia urbana alla spiaggia.L’allestimento è costituito da muri resi luminescenti grazie ad una struttura retroilluminata in tubi innocenti che supporta il rivestimento in tessuto bianco traslucido.

elaborato da Francesco Chiacchiera e Lorenzo Maria Trentuno – UNIVERSITA’ POLITECNICA DELLE MARCHE  – FACOLTA’ DI INGEGNERIA EDILE – ARCHITETTURA 

LINKIN’

Un equilibrio si è rotto, si è creata una frattura, di nuovo.
Il terremoto ha scosso le nostre terre e ne ha fatto briciole, senza rispettare nessuno. Nell’immaginario di tutti, la furia ha le sembianze di edifici crollati, frane e strade lacerate, per i tecnici che lo combattono ha la forma di un accelerogramma…poco più che linee su carta, un grafico di picchi e tratti lineari. Come nel kintsugi, a questo punto, la frattura deve esser ricucita e diventare il valore aggiunto.
Così il terremoto o meglio ciò che lo rappresenta, deve diventare il legante, il motivo per unirsi di nuovo. L’ accelerogramma, allora, si divide e le rette diventano cuciture, le connessioni dalla quale ripartire per ricostruire la comunità.
Collegare luoghi e persone, ricostruire rapporti, creare una rete attiva e funzionante di servizi interconnessi pronti a sostenersi deve essere il valore aggiunto per la ricostruzione.
Alla base di tutto, il concetto di non essere soli, di poter fare fronte comune nell’affrontare il dramma, nel ricucire la frattura.Le necessità ed i servizi fondamentali, nella grande scala del terremoto e la piccola scala di un festival sulla spiaggia sono sempre loro: La cultura, l’istruzione, il cibo, il lavoro, la salute, la possibilità di esprimersi, gli spazi comuni per il tempo libero…qui ci sono, rappresentate da un bookshop, aree workshop, un palco, aree connesse alla rete e le piattaforme per il cibo ecc…
Per disporle si è voluto pensare ai nostri centri storici, con un corso principale e gli edifici che nascono quasi casualmente ai suoi lati creando un dedalo di vie. Le aree saranno riconoscibili perché lievemente rialzate su una piattaforma in OSB poggiante sul manto ghiaioso livellato. Le vedremo coperte ed ombreggiate da un telo in tessuto microforato in pvc (o ptfe) che richiama alla tenda, il primo riparo in caso di calamità.Tornando al legante, lo immaginiamo rappresentato da cavi metallici alzati su pali infissi nella ghiaia anch’essi in metalli.
Ai cavi metallici, (o trefoli a seconda della scelta finale), sanno accostati strisce di led per garantire l’illuminazione e la riconoscibilità del segno anche nella notte. Due delle rette si estendono oltre il limite del lotto, la prima va verso mare, la seconda si protrae a ridosso della strada per identificare l’ingresso.

elaborato da Federico Medici e Federico Pasquali – UNIVERSITA’ POLITECNICA DELLE MARCHE  – FACOLTA’ DI INGEGNERIA EDILE – ARCHITETTURA

Di seguito la Gallery fotografica.

  • Comunità Abitabile
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  • Community (play)ground
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