MENU

Recupero delle ex Casermette di Ancona

24 marzo 2017 Visualizzazioni: 183 Restauro, Architettura

progetto di Anna T. Giovannini e Patrizia M. Piatteletti

Il progetto riguarda il recupero di un corpo con forma planimetrica a C posto all’interno del Parco del Cardeto da destinare al Centro di Educazione Ambientale ed attività di formazione e didattica connesse. Dal momento che le attività del Centro sarebbero state gestite a cura della Provincia di Ancona, parte del nanziamento per il recupero del complesso è stato stanziato da quest’ultimo Ente. Il corpo, posto nel punto più settentrionale della cosiddetta spina del casermaggi, costruita a servizio dell’insediamento militare post-unitario della caserma Villarey, era destinato in origine alla fabbricazione delle polveri-laboratorio arti cieri che poi venivano stivate
nella vicina polveriera Castel dardo. Come il sito della polveriera, le aree circostanti i laboratori arti cieri erano fortemente modellate, con la creazione di rilevati arti ciali in terra (traversoni) che avevano la funzione di protezione delle strutture costruite all’interno del sito, il quale risulta scavato, rispetto alla morfologia originaria del terreno ancora visibile nelle porzioni adiacenti del Campo degli Ebrei.
Il corpo a C era costituito da elementi tutt’altro che omogenei per caratteristiche architettoniche e strutturali. Il lato più a est aveva conservato apparato decorativo e caratteristiche costruttive post-unitarie analoghe a quelle del complesso denominato “casermaggi”, collocato planimetricamente più a sud, ormai pressoché crollato, purtroppo. Gli altri due lati presentavano prospetti assolutamente disadorni e strutture interne inadeguate, costituite da muri ad una testa o forati e pilastrini in muratura, con evidenti segni di ammaloramento, frutto di demolizioni e ricostruzioni casuali operate nel dopoguerra dai militari, con la trasformazione ad uso residenziale del complesso.

Questa situazione ha determinato una scelta progettuale di demolizione e ricostruzione dei due corpi più ammalorati e mal-costruiti, recuperando il solo terzo corpo.
In fase di approvazione del progetto da parte della Soprintendenza, questa scelta fu avallata purché la ricostruzione avvenisse con tipologia strutturale e materiali esterni ed interni assimilati all’edilizia di tipo tradizionale. Stante questa prescrizione non si è però rinunciato alla scelta di caratterizzare con chiarezza, anche se in maniera sommessa, la contemporaneità della ricostruzione, in dialettica rispetto alla parte recuperata, a dando al taglio delle bucature la connotazione di modernità, come pure al rivestimento in pianelle del manto di copertura che ne scandisce più nettamente la geometria. Le bucature a tutta altezza sono schermate da un frangisole in laterizio, per conferire continuità alla cortina muraria faccia vista.

Le altre aperture, più tradizionali, sono di forma quadrata, con un sottile architrave in c.a. Nel corpo di fabbrica conservato si è operato con il ripristino delle bucature e del bugnato angolare manomessi, evidenziando le tracce delle trasformazioni subite dalla struttura negli interni.
Un piccolo corpo di fabbrica con struttura metallica, destinato ad ospitare servizi e vani tecnici, crea lo stacco tra la parte nuova e quella conservata: i prospetti sono caratterizzati da infissi in metallo ricoperti da pannelli in lamiera forata. La copertura, prevista inizialmente in piano, è stata realizzata con una struttura in ferro e lamelle di cotto per dare continuità con le falde del corpo di fabbrica conservato, la cui geometria era stata malamente interrotta con le precedenti operazioni di demolizione e ricostruzione.

Sfoglia la rivista Mappe 9