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Recupero di Palazzo Merlini a Senigallia

13 settembre 2016 Visualizzazioni: 441 Restauro

Settecento contemporaneo

Progetto di  Giovanna Salmoni, Paolo Alocco – Archisal

Palazzo Merlini è un pregevole esempio di palazzo nobiliare settecentesco, edificato nel cuore di Senigallia nella seconda metà del XVIII secolo, per la residenza dei Conti Merlini. La posizione strategica, al centro dell’ampliamento voluto da Papa Benedetto XIV, la regolarità strutturale, l’armonia progettuale e la ricchezza decorativa sono una prova tangibile delle nobili origini del Palazzo.

Il Palazzo compare per la prima volta nelle carte storiche nel Catasto Pontificio del 1817-18 come edificio  rettangolare a corte centrale con un’area verde nella parte retrostante, così da occupare l’intero isolato  del nuovo tessuto edilizio. Il prospetto principale, in stile neoclassico, è costituito dalla sovrapposizione di tre ordini di aperture delimitati da un doppio ordine di lesene giganti e simmetriche rispetto al portone d’ingresso costituente l’asse centrale di tutto l’organismo. Dall’androne d’ingresso, attraverso un passaggio voltato, si accede al cortile interno con pavimentazione in pietra e ammattonato, tecnica in uso a partire dal XIV per l’edilizia palaziale. A lato dell’androne si trova la scala  monumentale che sviluppandosi attorno che sviluppandosi attorno ad uno spazio vuoto a tutta altezza, collega tutti e tre i piani. Gli ambienti del piano nobile sono di forma quadrangolare, comunicanti e, come era tipico dell’architettura del XVII secolo, collegati visivamente tra loro attraverso porte poste in asse. I locali, ad eccezione delle stanze che affacciano sul giardino, sono tutti  realizzati con solai in legno e volta in camorcanna decorata con affreschi. Gli affreschi, le porte in legno,  la pavimentazione in cotto e il rivestimento dei camini in marmi   policromi costituiscono gli elementi  che valorizzano e rendono unici gli ambienti di questo piano. Il piano  secondo, di superficie ridotta rispetto  ai piani sottostanti, era costituito originariamente da grandi  ambienti adibiti a locali di servizio.   Quasi completamente abbandonato  nella seconda metà del novecento,  il palazzo non ha subìto grandi  e manomissioni. Il progetto di restauro  dell’immobile ha previsto un intervento diversificato a seconda dei vari livelli di conservazione degli ambienti.

Il consolidamento strutturale, il restauro delle facciate e l’adeguamento  tipologico interno, sono stati volti alla riqualificazione architettonica e funzionale dell’organismo edilizio. Al piano terra sono stati ricavati due locali commerciali e diverse unità abitative. Il piano primo, costituito originariamente da due ampi  appartamenti, è stato suddiviso in cinque unità abitative, tre collegate attraverso la scala monumentale e due accessibili dal piano terra mediante una nuova scala in ferro. Massima cura è stata rivolta alla conservazione della spazialità interna, attraverso il mantenimento degli assi visivi definiti dalla sequenza delle stanze, delle porte e dei corridoi con volte a crociera, oltre alla conservazione di tutti gli elementi architettonici e degli affreschi presenti nelle sale, attraverso l’introduzione di nuovi spazi autonomi ed indipendenti rispetto alla scatola muraria originale. Nel giardino interno, la possibilità di ristrutturare alcuni volumi, ha offerto l’occasione di introdurre un elemento architettonico contemporaneo, realizzato attraverso un taglio nella cortina muraria. Il vuoto creato lascia spazio ad un patio con vetrate in ferro a tutta altezza, permettendo così di realizzare una forte continuità tra gli ambienti interni, inondati di luce, e il piccolo giardino impreziosito da una originale scala a chiocciola in ghisa del settecento.

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