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Residenza privata a Filottrano

13 settembre 2016 Visualizzazioni: 1183 Interni, Architettura

Nuova scena per il racconto di un secolo

Progetto di Lorena Luccioni

L’edificio è stato costruito agli inizi dello scorso secolo, quando possedere una casa tutta propria rappresentava la realizzazione di un sogno che riscattava intere generazioni dalla povertà della vita contadina. Un giovane emigrato che aveva fatto un po’ di fortuna nel Nuovo Mondo, ogni volta che tornava a Filottrano costruiva così, con i suoi risparmi e lentamente negli anni, un pezzetto di quel sogno che avrebbe preso definitivamente forma alla fine degli anni ’20. La foto di gruppo che ritrae la grande famiglia inaugurava con soddisfazione la costruzione finalmente completata.

Oggi ciò che accadde tra le mani operose dei muratori di quegli anni può essere facilmente leggibile. Pochi mattoni e ciottoli di fiume, murati a calce con la tecnica del filaretto, testimoniano l’antica presenza di una costruzione rurale utilizzata in parte come base di appoggio per sopraelevare le nuove pareti. L’edificio è realizzato con pochi mezzi, e le murature sono assemblate con mattoni diversi probabilmente recuperati da altre demolizioni. Questo aspetto della casa, fortemente connotativo nella fase conoscitiva dell’oggetto da trasformare, è diventato il motivo ispiratore del progetto, decidendo di intervenire con altrettanta umiltà nel celebrare gli antichi sforzi costruttivi, denunciandone ovunque, con la conservazione letterale di ogni fila anche storta di mattone, la natura autentica e commovente della costruzione. Le pareti vengono perciò liberate dagli intonaci di calce non più in aderenza per scoprire antichi architravi di legno e vecchi cardini di aperture modificate nel tempo, che da soli raccontano ogni capitolo della genesi mutativa della casa nel corso di un secolo. Nel tempo infatti la situazione originale è stata modificata con il rifacimento del solaio intermedio e il conseguente spostamento dell’imposta delle finestre. Anche sulla facciata perciò si sceglie di mantenere i diversi ritmi delle aperture, quelle originali e quelle più recenti delle finestre modificate successivamente, non allineate alle prime ma conservate tutte nella loro ultima posizione. Un progetto estremamente minimale perciò, dove l’intervento di riqualificazione e di razionalizzazione funzionale degli spazi, che dovranno accogliere nuove giovani vite, viene compiuto con pochi gesti compositivi. L’involucro, liberato dagli intonaci e mantenuto integralmente insieme alla copertura, a meno dei necessari consolidamenti e miglioramenti statici, è lo sfondo teatrale del nuovo intervento dentro al quale si svolge ogni azione. Al centro della scena sono le nuove pareti, che come un layer sovrapposto, non toccano e non si fondono mai con l’involucro. Il vetro rigorosamente trasparente completa le necessarie separazioni di funzione; le porte interne sono ridotte nel numero minimo, spesso assenti laddove tradizionalmente presenti. All’esterno invece l’operazione di trasformazione è ampliativa: la vecchia legnaia nello spazio porticato diventa il nuovo soggiorno aperto sulla corte; il vecchio gabinetto aggiunto sulla facciata laterale, poggiato a terra con due pilastrini, viene sostituito da un nuovo corpo con una struttura in acciaio e pareti di fibrocemento appeso alla facciata laterale. Lo spazio esterno si fonde con quello interno attraverso la parete trasparente e il pavimento continuo, ampliando lo spazio del soggiorno. Il rivestimento interno a terra è in legno di rovere, ad eccezione dell’area della cucina rivestita in lamina di gres. Non esistono rivestimenti alle pareti, alcune superfici sono trattate con cemento resinoso. Tutti gli interventi di nuovo inserimento sono rigorosamente di colore bianco.

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