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Restauro e riuso delle ex Concerie di Fabriano

6 ottobre 2015 Visualizzazioni: 662 Restauro

Progetto di Paolo Schicchi

Da opifici artigianali storici a sede di attività creative della terza età

La storia della città di Fabriano è strettamente legata a quella del fiume Giano, lungo le cui sponde si sviluppò il centro abitato e si insediarono nel corso dei secoli una serie di industrie che le garantirono prosperità e sviluppo a partire dalle celeberrime cartiere. Anche l’industria della concia delle pelli ebbe un notevole sviluppo a partire dal 1200 fino a primi anni dell’800 a cui si deve la costruzione di numerosi opifici che in parte tuttora punteggiano il corso del fiume, da cui mediante un sistema di canali artificiali detti ‘vallati’, veniva tratta l’acqua necessaria alle lavorazioni.
Il valore storico-urbanistico di questi edifici è anche evidenziato nella Relazione redatta dal Ministero per i Beni Culturali e Ambientali dove si legge, tra l’altro, “… per le caratteristiche formali e tipologico-costruttive che li contraddistinguono nettamente nel pur vasto e variegato panorama edilizio del centro storico fabrianese e per il loro intrinseco valore storico testimoniale quali resti di manufatti che con la loro attività produttiva hanno fortemente inciso sulla storia economica della città, gli edifici sopra descritti si ritengono meritevoli di tutela ai sensi della legge 1 giugno 1939 n. 1089”. Con il decadere delle attività originarie, i canali artificiali furono interrati, divenendo le anguste vie di accesso alle botteghe artigiane e ai magazzini che progressivamente hanno sostituito le attività industriali. Da qui le numerose modifiche e manomissioni delle aperture esterne degli opifici, nonché la creazione di ambienti che hanno spezzettato la continuità spaziale originaria, continuità che si è invece mantenuta ai piani superiori dove sono visibili le ampie aperture degli “stenditoi” (gli ambienti dove veniva messo ad essiccare il pellame), scandite dai pilastri in mattoni con le caratteristiche schermature in legno. Dismessi da lungo tempo, questi edifici versavano per lo più in un grave stato di abbandono, che il sisma che ha colpito Umbria e Marche nel 1997 ha accentuato, dando il via ad una serie di crolli che ha portato al collasso pressoché l’intera struttura. Da tale stato di fatto è iniziato l’intervento di recupero documentato, che si inserisce in un più ampio Programma di Recupero di iniziativa pubblica che riguarda l’intero fondovalle del fiume Giano dove si prevedono interventi migliorativi in tema di viabilità, parcheggi, sistemazione idraulica e riqualificazione del fiume stesso nonché la riorganizzazione di tutto il sistema ambientale. Il complesso delle ex Concerie è costituito da due corpi di fabbrica paralleli, uno a due piani e l’altro a tre piani uniti da due passaggi in quota per complessivi 1700 metri quadrati, caratterizzati, come detto, dalle tipiche aperture degli essiccatoi o stenditoi, schermate da una sorta di grigliato in legno. La struttura portante è in laterizio con murature continue perimetrali e pilastri centrali che sostengono i solai interpiano e di copertura realizzati con una doppia orditura in legno, il tutto secondo un modularità ripetuta per tutto l’edificio la cui configurazione planimetrica risulta, pertanto, estremamente semplificata. In generale, dato lo stato di fatiscenza dei manufatti, l’intervento è stato un vero e proprio recupero strutturale e funzionale con la ricostruzione, mediante materiali di recupero, anche di alcuni volumi crollati e la creazione di una maglia strutturale in acciaio, resa visibile negli atri dei due edifici, con la funzione di migliorarne il comportamento sismico. Il restauro di questi edifici non è stato, comunque, un fatto puramente tecnico, che attiene a metodologie e a scelte progettuali più o meno accorte, ma si è strettamente correlato al suo riuso, ovvero ad una destinazione compatibile ed in linea con le funzioni per cui gli edifici delle concerie erano stati edificati. È infatti certamente da rifiutare la logica di considerare un edificio storico come semplice “contenitore” cioè come un involucro più o meno ben conservato o da restaurare, che può essere utilizzato, al suo interno, per le funzioni più disparate sacrificando o snaturando gli spazi interni, nelle loro caratteristiche dimensionali e costruttive. In questo caso, pur essendo un intervento nato da iniziativa privata, i vecchi opifici abbandonati e fatiscenti sono stati riqualificati in una struttura di interesse pubblico con la realizzazione della costituenda sede per le attività didattiche e ricreative della terza età con locali per la gestione, laboratori, sale didattiche, per la lettura e conferenze, nonché spazi per esposizioni temporanee, il tutto immaginato come un polo culturale capace di valorizzare un’intera porzione della città storica prima considerata del tutto marginale. L’intervento è stato condotto sotto la supervisione della Soprintendenza per i Beni Architettonici e per il Paesaggio delle Marche.

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