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Il restauro di Villa Serafino Salvati

5 maggio 2016 Visualizzazioni: 1108 Restauro

Restauro a Monteroberto
Progettista: arch.Vittorio Salmoni, ing.Roberto Gagliardini, arch.Claudio Centanni

Il complesso di Villa Salvati è situato lungo la statale 76 al margine dell’abitato di Pianello Vallesina nel comune di Monteroberto. Si tratta di un complesso di notevole importanza sia dal punto di vista storico artistico che dal punto di vista dell’assetto territoriale in quanto l’edificio con l’annesso parco si inserisce in quel tessuto di ville gentilizie diffuse lungo tutta la valle dell’Esino. Il progetto della villa, costruita nei primi decenni del 1800, come testimonia un documento a firma del proprietario Serafino Salvati depositato presso l’Archivio di stato di Roma (ASR, h 1442), è di Giuseppe Camporesi (1763-1822) uno dei maggiori architetti del neoclassicismo italiano. Nella lettera la villa viene definita Casino di Villeggiatura ed infatti l’impianto, la distribuzione degli ambienti, l’apparato decorativo ne fanno una residenza di piacere ancorchè di controllo sui vasti possedimenti terrieri circostanti. Il congegno progettuale della villa è basato sulla rigorosa simmetria della planimetria a T e sulla distribuzione altimetrica degli ambienti sfalsati di mezzo piano e serviti dall’ampio scalone monumentale centrale, che alterna rampe doppie e singole, dalle quali si accede rispettivamente agli ambienti situati sul fronte, che occupano le due ali laterali e agli ambienti situati sul retro che proseguono volumetricamente lo spazio dello scalone.
In questo modo partendo dall’ingresso al piano terra sul quale si innestano le due gallerie colonnate appartenenti alle due ali laterali, due rampe a salire conducono al primo interpiano situato sul retro, dal quale parte una rampa centrale che conduce al piano nobile, occupato dall’ampio salone centrale con balcone e da due gallerie laterali che servono le stanze padronali. Il medesimo congegno di salita porta all’ambiente ottagonale con le pareti in legno che una volta aperte fungeva da “teatrino”, da cui si diparte l’ultima rampa unica per le stanze dell’ultimo piano, che in questo caso fungeva anche da platea per gli spettatori. Come si intuisce dalla descrizione si tratta di un impianto estremamente raffinato pensato più per esigenze di rappresentanza che non residenziali tout-court.
La volumetria esterna della villa denuncia la complessità spaziale interna, tuttavia mantiene un carattere estremamente sobrio, i prospetti infatti sono caratterizzati oltreché dalla successione perfettamente simmetrica delle aperture, dalle cornici marcapiano, e da una bugnatura basamentale. Gli unici elementi volumetricamente emergenti sono il portico tetrastilo con il soprastante balcone e il timpano in corrispondenza della parte centrale della facciata principale. Il sistema della copertura è costituita da tetti a capanna che viene efficacemente concluso, in corrispondenza dello scalone centrale, dalla terrazza che spazia liberamente sul paesaggio circostante.
L’apparato decorativo interno è sapientemente dosato ed è stato attribuito alla bottega di Felice Giani (1758-1823), amico di Camporesi, la cui attività è documentata nei maggiori palazzi nobiliari della zona di Jesi – nello scalone monumentale l’apparato è composto da stucchi in momocromo bianco che iterano motivi floreali e geometrici a rilievo; nei punti di arrivo delle rampe sono situate statue di sapore neoclassico.
– Nel piano nobile, il salone centrale, e le stanze presentano soffitti decorati con vari soggetti, dai fregi ornamentali e dalle grottesche di gusto neoclassico, alle scene mitologiche contenute in apposti riquadri, fra cui spicca quello del salone centrale raffigurante Marte e Venere con le tre Grazie e gli Amorini.Una menzione a parte meritano le due gallerie del piano nobile, sia per la ricchezza spaziale: una volta a botte centrale racchiusa fra due volte a catino con ampi cornicioni sorretti da colonne corinzie, e pareti scandite da lesene scanalate, che per quella decorativa; soffitti e pareti con elementi floreali, e paesaggi bucolici incorniciati da motivi seriali in bicromo verde.
Data la complessità spaziale e la ricchezza delle decorazioni, il restauro è stato di carattere scrupolosamente filologico, teso da una parte a ripristinare la sicurezza della struttura e a rimarginare i danni del sisma all’apparato decorativo: lesioni dei supporti in camorcanna, distacco degli elementi decorativi in gesso, sconnessione dei pavimenti originari in cotto, dall’altra a dotare il complesso di quegli elementi tecnico-impiantistici necessari per ripristinarne la piena funzionalità.
Il progetto di restauro, diviso in strutturale e architettonico in ottemperanza alle direttive per l’accesso ai fondi regionali per la ricostruzione post sisma, ha visto nella prima fase il completamento del consolidamento e la predisposizione impiantistica, successivamente è stato realizzato il restauro dell’apparato decorativo suddiviso in restauro degli stucchi, delle decorazioni e delle pavimentazioni, che si è concluso contemporaneamente al completamento delle finiture.
Dal punto di vista strutturale le tecniche di intervento sono state finalizzate al miglioramento sismico nell’ambito di un rapporto di collaborazione attiva con la Soprintendenza ai Beni Architettonici e Ambientali delle Marche. Per quanto riguarda il progetto architettonico, l’inserimento dell’ascensore e dei servizi è stato progettato nel rispetto della spazialità originaria: i servizi sono stati collocati ad ogni piano negli ambienti senza apparato decorativo o funzioni di rappresentanza, utilizzando tramezzature che non arrivano sino al soffitto. L’ascensore è stato situato all’interno del corpo della villa al lato destro dello scalone centrale; la posizione è stata scelta in modo da attraversare ambienti non decorati e per servire efficacemente tutti i livelli, per raggiungere l’ultimo piano si è dovuto costruire un torrino semicircolare esterno, che si mimetizza perfettamente con la volumetria dell’intero edificio.
Anche la scelta e il posizionamento degli elementi impiantistici: radiatori e corpi illuminanti è stata condotta in modo non solo da non interferire, ma anzi da valorizzare l’apparato decorativo tramite l’inserimento di elementi volutamente tecnici a contrasto.
Relativamente al restauro delle tinteggiature interne, le volte con gli stucchi in rilievo sono completamente bianche; nelle pareti i rilievi costituiti da modanature, lesene e cornici, sono trattate come i soffitti, mentre i campi interni hanno una velatura sovrapposta leggermente più scura. Da rilevare invece che nelle stanze con i soffitti decorati il colore delle pareti è sempre una declinazione in chiaro del colore predominante in modo da enfatizzare il carattere specifico di ogni singolo ambiente. La stessa logica è stata adottata per le tinteggiature esterne, per le quali in accordo con la Soprintendenza, è stato ripristinato l’originario colore giallo, più intenso nelle parti a rilievo: cornici delle finestre, cornicioni marcapiano, bugnatura, portico, e più chiaro nelle pareti. In questo modo è possibile leggere anche a distanza il disegno volumetrico della villa, in cui spicca a contrasto il verde degli infissi.  Nel complesso il restauro di Villa Salvati è un esempio di come, pur operando in strutture estremamente vincolate, sia possibile con interventi attenti e mirati ripristinare non solo la sicurezza della struttura ma anche la piena funzionalità degli ambienti.

Progetti 12

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